venerdì 22 novembre 2013

Mutazioni climatiche e mari e monti che cambiano

Il fenomeno dei cambiamenti climatici sta diventando un serio problema sia per le montagne che per i mari. Di seguito due notizie che ne danno conferma:


Alpi. Per millenni la stabilità climatica: freddo continuo senza sbalzi di temperatura in autunno e in invero, giornate più miti in primavera e più calde in estate, in un continuum di temperature costanti, senza improvvisi e profondi cambiamenti, hanno permesso alle montagne alpine di giungere immutate fino ai giorni nostri. Ora però con questa instabilità climatica, con passaggi repentini da - 4 gradi a + 15 nello stesso giorno, si determinano improvvisi aumenti (ispessimento) di ghiaccio all'interno delle fessure rocciose, che poi con l'aumento della temperatura si trasforma in acqua, producendo tra le spaccature e fessure delle montagne il cosiddetto fenomeno " molla", rendendo infine instabile la roccia. Questo andirivieni di ghiaccio ed acqua esercita una pressione meccanica che alla fine fa cedere intere porzioni di montagne. Questo è accaduto sabato 16 sul monte Civetta, una montagna che appartiene alle Dolomiti e che ospita il paese di Alleghe. Una grande frana si è staccata dal versante nord ovest del monte a 400 metri sopra lo zoccolo basale, sulla parete a destra di Cima Su Alto. 


Oceani. Contrariamente al suo nome di Pacifico quest'anno l'Oceano Pacifico è stato il più cattivo di tutti gli altri oceani della Terra. Tempeste e Tifoni hanno sconvolto molti Paesi asiatici, non ultime le Filippine, con distruzioni totali e migliaia di morti. L'Oceano Atlantico, invece, è risultato il più "pacifico" di tutti gli altri mari. Solo 2 uragani atlantici che non hanno superato la categoria 3. Solitamente nell'Atlantico tra agosto e ottobre tra tempeste tropicali e uragani normalmente si registravano dagli 8 ai 10 eventi. Questa volta solo due e forse fino al termine dell'anno resterà questo numero. Alcuni scienziati attribuiscono questa diminuzione di uragani atlantici all'attività antropica dell'uomo americano. Questi studiosi pensano che il pulviscolo sollevato ad alte quote possa determinare un raffreddare della superficie oceanica al punto da non fare innescare tempeste tropicali. Sarà così? Oppure è una scusa per dire agli yankees di continuare ad inquinare tranquillamente aria e mari perché così contribuiscono a rallentare il riscaldamento globale.


(Fonte: Notiziario ambientale dell'Accademia.Kronos) 
 

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