mercoledì 9 novembre 2011

Osimo - Cristina Omenetti dell'Accademia degli Alethofili: "Il principio femminile e maschile: la via dell’Amore e della Conoscenza"

Marforio e Faustina


Ante Scriptum - Breve storia dell’ “Accademia degli Alethofili”.

Sorgeva ad Osimo intorno al 1780 , alla quale partecipavano nobili, cardinali e uomini di cultura, con il fine di approfondire argomenti relativi alla Storia Greca e Romana “ponderata e discussa con sana e giusta critica”.

Lo stemma accademico era rappresentato da un piedistallo di marmo su cui era scritta l’epigrafe «Historia magistra vitae», con alla destra l’effige della Storia ed alla sinistra quella della Critica tenente il vaglio: questo voleva significare che a ciascuna argomentazione storico-critica doveva essere unita anche la poesia “per render più brillante ed allegra l’adunanza”.
Ricostituita a marzo 2010 per ravvivare l’ambiente culturale del territorio esimano, inserendo però la presenza femminile prima esclusa, soprattutto per coloro che si sentono attratti dal coltivare Amore (platonico) e Conoscenza.

Le due parole contenute nel nome dell’accademia derivano appunto dal greco “Aletheia” (Verità, conoscenza) e “Filia” (Amicizia, Amore), dunque l’attenzione è riposta a sviscerare i significati di queste due principi, che ritroviamo costantentemente presenti nella nostra letteratura e filosofia antica. Alethofili ha anche il significato di amici-amanti della Verità e quindi l’accezione è più di tipo filosofico (filosofia= amore per la sapienza).

Nel sigillo dell’Accademia viene raffigurata la dea Minerva, simbolo della sapienza, con due volti; Platone, il grande filosofo ateniese, punto di riferimento per l’intera filosofia, e Ipazia filosofa neoplatonica, ultima direttrice della famosa biblioteca di Alessandria, barbaramente uccisa nel 420 d.C. Queste due figure nell’emblema evidenziano che questa “nuova” Accademia mette sullo stesso piano l’apporto maschile femminile letterario e filosofico, a differenza del passato, in cui partecipavano solo uomini (nell’antico stemma erano raffigurati Platone e Socrate). La Conoscenza-Sapienza, di natura più maschile, e l’Amore, di natura più femminile, devono quindi ricongiungersi.


La componente femminile infatti è stata troppo a lungo repressa e sottovalutata soprattutto in ambito filosofico, occorre riequilibrare la presenza femminile con quella maschile (Platone “rimettere ogni cosa al giusto posto” – Jung: “Se non introduciamo di nuovo l’elemento femminile nella spiritualità, il mondo andrà avanti nell’eccesso di maschilismo, violenza, guerre e crisi”) e costruire uno scambio costruttivo, un dialogo che arricchisca ognuno di noi, per superare l’individualità, risvegliare l’anelito alla crescita personale e per realizzare infine i principi universali (l’UOMO-DONNA universale).

Ecco l’esalogo dell’Accademia degli Alethofili:
1° - Sia la Verità l’unico scopo, l’unico oggetto della vostra mente e del vostro volere;
2° - Non ritenete vero e non ritenete per falso alcunché sino al momento in cui non siete convinti con sufficiente ragione;
3° - Non accontentativi di amare e riconoscere la Verità, cercate pure di diffonderla, e cioè di renderla nota e gradita ai vostri concittadini. Chi seppellisce la propria coscienza della verità, seppellisce ciò che gli è stato dato per promuovere l’onore dell’Altissimo, e priva l’umanità società del beneficio che avrebbe potuto derivarne;
4° - Non private del vostro amore e soccorso coloro che sinceramente si adoperano per conoscere la verità, per cercarla e difenderla.
5° - Non contraddite alla Verità se sentite d’esser convinti da altri la cui idea è più giusta della vostra.
6° - Abbiate compassione di chi non conosce la Verità o ne ha un concetto errato. Istruitelo senza amarezza e sforzandovi di portarlo sulla retta via soltanto attraverso la forza dei vostri ragionamenti. Disonorerete la verità, la renderete sospetta se la munirete o la difenderete con armi diverse da quella che la ragione vi mette nelle mani.

Buddha diceva infatti: “Non credere a nulla, semplicemente per sentito dire, non importa dove l’hai letta o chi l’ha detto, neppure se l’ho detto io, a meno che non sia affine alla tua ragione e al tuo buon senso.  Non credere nelle tradizioni, perché sono state tramandate per molte generazioni. Non credere in niente, solo perché se ne parla tanto, o è sostenuto dalla stragrande maggioranza degli uomini. Non credere semplicemente perché è scritto nei tuoi libri religiosi. Non credere solo per l’autorità dei tuoi insegnanti e degli anziani. Ma se dopo l’osservazione e l’analisi personale, scopri che è d’accordo con la ragione, ed è favorevole al bene e beneficio di tutti, allora accettala e vivi per essa”.


Ora veniamo all’illustrazione del tema principale.


Incontro di Sofia Minkova

Tutta la creazione è opera dei due principi assoluti ed eterni, maschile e femminile.

Nell’universo intero è riprodotta l’attività dei due grandi principi cosmici creatori, il Padre celeste e la Madre Divina. Questi due principi fondamentali si riflettono in tutte le manifestazioni della natura e della vita, per essere fecondi devono obbligatoriamente lavorare insieme, separati sono improduttivi e per questo sono perennemente alla ricerca l’uno dell’altro. E questo concetto lo ritroviamo nella filosofia di Platone, nel Tantra (Shiva e Shakti simboleggiano le due polarità opposte – Shiva è pura coscienza, incondizionata, trascendente, forza centrifuga, Shakti è l’eterno femminino, la Madre divina, l’Energia cosmica che alimenta l’Universo, la creazione), nel Taoismo (binomio Yin e Yang raffigurati a forma di goccia racchiusi in cerchio), nelle varie tradizioni occidentali e orientali, fino ad oggi nella scienza, con la fisica quantistica, l’intreccio, l’entanglement, appunto la matrice divina che è nutrice e ricettacolo (nel “Timeo” di Platone), è il campo olografico ove tutto è UNO (cosmo = ordine).

L’uomo e la donna sono il riflesso di questi due principi, maschile e femminile; ogni difficoltà o sofferenza deriva da una cattiva comprensione della questione dei 2 principi.
Cerchiamo di “rimettere ogni cosa al suo giusto posto” avrebbe detto Platone…
La creazione è il risultato dell’equilibrio perfetto di forze opposte, di spirito e materia.

Il simbolo del Fiore della Vita, dell’esagramma, della stella di Davide rappresenta il principio maschile (triangolo in alto) e quello femminile (triangolo in basso), in perfetta armonia, è l’androgino.

Il numero 6 è femminile, connesso con il Vento (le 4 direzioni, più il Cielo e la Terra), è la matrice divina, la Madre che è insieme nutrice e ricettacolo. Nella cabala il 6 corrisponde a Tipheret, il Cuore, connesso all’Energia “Cristica” di risveglio spirituale.

La matrice universale “Grande Madre” collega ogni cosa

Nell’era Paleolitica dal 30.000 a.C. il culto della Grande Madre è testimoniato dalle numerose figure femminili steatopigie (c.d. “Veneri”) ritrovate in tutta Europa: lungo le generazioni, i popoli e le varie culture, le “competenze” della Grande Dea si sono moltiplicate in diverse divinità femminili:

da Iside, la Regina dei Cieli, la Stella del Mattino (come le litanie della Vergine Maria) dea della maternità e della fertilità nella mitologia egizia,
a Inanna/Ishtar-Astarte-Afrodite-Venere dee dell’amore sensuale (nell’antica Ur Mesopotamia),
a Ecate triforme (come le 3 fasi della vita: nascita, riproduzione, morte),
a Demetra, Cerere e Persefone, Proserpina dee della fertilità dei campi,
a Artemide-Diana, dea della caccia, Minerva dea della guerra,
fino alla nostra Maria (principessa), Madonna (mia donna).
Ripercorriamo nel particolare le dee più simboliche dell’antichità.

«Per quel che ci riguarda» scrive Fulcanelli «noi sappiamo che la dea Iside è la madre di tutte le cose, e che essa le porta tutte nel suo seno, e che soltanto lei è la dispensatrice della rivelazione e dell’iniziazione».

«La dea Iside» scrive Frazer «nei geroglifici è chiamata “la dea dai molti nomi”, e nelle iscrizioni greche “la dea dai mille nomi”. In un epigramma greco essa è descritta come “colei che ha dato nascita ai frutti della terra”».

La grande Dea Madre -Terra Celtica Dana, Dea da cui nacquero i Tuatha de Danann e compagna del dio Dagda, era anche portatrice di fertilità ed abbondanza, nonché madre di altre dee. Dana era la più venerata senza dubbio, Dea Madre (Anu o Danu per gli irlandesi, Dana o Dona per i britanni), personificazione della natura. Come fra mitologia greca e romana c’era una stretta affinità, così era per le mitologie irlandesi e britanniche. Dana proteggeva le donne, la maternità, la fertilità, le nascite, gli animali e i raccolti. Nella sua accezione negativa essa dava sterilità, carestia, fame, morte e talvolta portava la guerra: si diceva che “voltava la faccia”, presentando il suo lato oscuro.

«La dea Cibele» scrive Jean Markale «derivava dalla dea preistorica della vita e della fecondità, origine di ogni creatura umana e animale. Essa era l’espressione concreta dell’energia creatrice, e che alcuni filosofi chiameranno più tardi la natura naturans, la natura che crea, immagine della creazione permanente che opera attraverso il mondo per andare dalla materia prima verso la Pietra Filosofale».

 
Il culto di Ishtar o Astarte, la Dea Madre e “Regina del Paradiso”, implicava un’iniziazione in sette fasi (i sette veli). Il Collegio delle Vergini, il convento delle sacerdotesse di Ashera, è derivato da molte sorgenti. Merlin Stone scrive nel suo libro “Quando Dio era una Donna”:
“Durante i tempi biblici, esisteva ancora il costume per molte donne, come era stato da migliaia di anni prima in Sumer, Babilonia e Canaan, di vivere all’interno del complesso del tempio, nei tempi primitivi, il vero cuore della comunità. Si sa che i templi possedevano terra agricola ed allevamenti di animali domestici, tenevano la registrazione culturale ed economica e generalmente sembrano aver funzionato come l’ufficio di controllo della società”.


Artemide Saraswati Ganga

Evans dimostra che la cultura pre-ellenica e quella dell’India pre-ariana, hanno parecchie somiglianze e sembrerebbero venire da una civiltà comune che non è né orientale né asiatica. Le dee madri dell’Occidente, meno numerose di quelle dell’Asia e d’Oriente, hanno un’antichità indiscutibile, alcune risalgono al Paleolitico antico.

Ecco altre rappresentazioni delle Madonne nere in Francia e in Italia.
Chartres Notre Dame de Pilier Notre Dame de Sous terre Madonna di Loreto


Il matriarcato esalta il legame intimo tra la donna e la natura del Mondo, l’antico archetipo dell’Anima Mundi, la coscienza planetaria che lega tutto, la Matrice universale, la Matrix divina, nota anche come Nousfera, come lo Spirito, l’intelligenza di tutti gli organismi di Madre Terra.

Nella tradizione orientale l’eterno femminino è rappresentato da Shakti, spesso raffigurata nella triade: Durga – Laksmi – Sarasvati.

 
Nel Tantra esiste un SUTRA: “Se un praticante del Tanta potrà comprendere l’anima di una donna, grazie al suo stato di identificazione perfetta (SAMYANA) egli potrà conoscere così il mondo intero e trovare Brahman (DIO), l’Onnipotente ed Eterno che esiste oltre questo mondo.”

Più tardi alcune religioni patriarcali (Ebraismo-Giudaismo, Islamismo, Cristianesimo) hanno stravolto questa visione, inducendo la società futura a considerare la donna come una tentatrice di cui diffidare o come un essere inferiore, debole, privo di discernimento e incapace di comportarsi bene, se non condotta da un uomo.

Mentre prima tutto era ciclicità e continua trasformazione in armonia (il ciclo della luna, il ciclo femminile, il ciclo delle stagioni, il ciclo della vita), poi si è creata giudizio e separazione (Diavolo= separare, diffamare).

I contrari sono complementari

Questa interpretazione negativa della donna è dovuta ad una cattiva comprensione della Divinità: si è voluto vedere nell’uomo un rappresentate del Dio creatore dell’Universo, considerato esclusivamente maschile. In realtà l’Essere cosmico non può essere identificato solo con il principio maschile. Dio è maschile e femminile al tempo stesso, entrambi sono contenuti in Lui. Noi siamo stati creati a Sua immagine e somiglianza, maschio e femmina, Adamo ed Eva.
“Rendiamo l’uomo (Adamo) a nostra immagine secondo la nostra somiglianza”. (Genesi 1, 26).
E l’umanità fu creata “maschio e femmina” (1, 27), per cui Dio deve essere sia maschile che femminile, sia Padre che Madre.

Anche i Cabalisti che hanno studiato il nome di Dio, interpretano le lettere ebraiche che lo compongono Iod- Hè –Vav – Hè nel Padre celeste, la Madre divina, il figlio e la figlia.

I due principi sono di pari valore, anche se occupano posizioni diverse, non va confusa la posizione con il valore. Il valore è un concetto di ordine spirituale, la posizione è un concetto di ordine materiale.

Se nel nome il principio maschile è posto prima del femminile, rispecchia il simbolismo cosmico.
Simbolicamente, il principio maschile rappresenta lo spirito (Purușa: principio attivo) e il principio femminile la materia (Prakriti: principio passivo).

Lo spirito, sottile e volatile, tende a salire (rappresentato nel Tao da Yang: bianco in alto), mentre la materia, più pesante, tende verso il basso (Yin: nero in basso).
Ciascuno ha bisogno dell’altro: lo spirito ha bisogno della materia per incarnarsi e la materia ha bisogno dello spirito per essere animata.

In sanscrito il principio maschile Shiva, scritto senza il simbolo femminile della Shakti, diventa Shava, cadavere; allo stesso modo Shakti senza il simbolo in sanscrito di Shiva diventa distruzione, energia senza controllo).

La creazione non è che il risultato di questo incontro armonioso fra lo spirito e la materia.
E’ il cerchio che unisce Yin e Yang; è la spirale del Tao - Qi che ruota.

Nel Tao l’armonia è simboleggiata dall’uguaglianza delle superfici bianca e nera. La particolare suddivisione ad “S” fra le due aree fa sì che i perimetri di Yin e di Yang siano uguali al perimetro dell’intera circonferenza. Inoltre il punto interno al campo indica che Yin e Yang non sono assoluti, vi è sempre un po’ di Yin in Yang e viceversa.
Il T’ai Chi T’u va pensato in continua rotazione, così come indicano le frecce, cosa che insieme alla sua forma circolare simboleggia l’evoluzione continua e la ciclicità della natura. Se vi fosse assenza perpetua di movimento, Yin e Yang non potrebbero differenziarsi e tutto resterebbe nello stato di immobilità iniziale.

La grande maggioranza delle conoscenze messe a disposizione degli esseri umani conferisce loro il dominio sulla materia e assicura loro il successo. Va benissimo, ma a causa del modo in cui vengono ad essi presentate, tali conoscenze li allontanano sempre più dallo spirito. Ecco la causa della maggior parte degli squilibri che si constatano negli individui e nella società.

Anche O. M. Aivanov a proposito di ciò afferma: “Lo spirito e l’anima sono in noi le manifestazioni dei due principi cosmici, maschile e femminile. Lo spirito rappresenta il fuoco, e l’anima rappresenta la luce. L’anima ha fame, lo spirito ha sete, e ciascuno di essi si nutre dell’elemento che gli è complementare. L’anima, che è femminile, aspira a nutrirsi del principio maschile: mangia il fuoco; e lo spirito, che è maschile, ha bisogno di nutrirsi del principio femminile: beve la luce. Così come il principio maschile genera il principio femminile, è il fuoco che genera la luce. La luce è una manifestazione, un’emanazione del fuoco. Il fuoco che voi accendete si accompagna sempre alla luce, e più i materiali che alimentano il fuoco sono puri, più la luce è sottile e chiara.”
Il libro della Genesi si apre con queste parole: “In principio Dio creò il cielo e la terra”. Questa frase riassume idealmente tutta la filosofia dello spirito e della materia. Il “cielo” è l’anima, lo spirito, lo splendore delle virtù. La “terra” è il mondo fisico con tutte le attività materiali alle quali l’uomo può dedicarsi. Se la terra è stata creata, significa che è necessaria. Ma Mosé, che era un grande Iniziato, ha nominato prima il cielo e poi la terra. Invece, per la maggior parte degli esseri umani la terra viene prima del cielo; addirittura, per taluni non esiste affatto il cielo, ma solo la terra. Questa è la ragione per cui il mondo materiale finisce per fagocitarli. L’equilibrio o lo squilibrio, in ogni essere umano, hanno come causa i rapporti che egli sa o non sa stabilire nella propria vita fra lo spirito e la materia. “

L’universale affinità per Platone
Platone (427 – 347a.C.)

  • «I sapienti dicono... che cielo, terra, dèi e uomini sono tenuti insieme dalla comunanza, dall’amicizia, dalla temperanza e dalla giustizia: ed è proprio per tale ragione, o amico, che essi chiamano questo intero universo “Cosmo”, ordine, e non invece disordine o dissolutezza». (Platone, Gorgia, 508a, a cura di G. Reale, Rusconi Milano 1991).
  • Queste splendide parole di Platone stanno a testimoniare che l’idea di un’universale affinità (panton sungeneia), di una parentela e affinità di essenza fra tutte le realtà dell’universo, è un caposaldo del pensiero platonico.
  • La filosofia platonica individua nel Sommo Bene la radice dell’Essere, e si orienta verso un Principio che, oltre ogni forma di gerarchia, pone in se stesso e a partire da se stesso la radice tanto dell’Uno quanto dei Molti.

La donna e l’uomo : la comprensione e la missione

La donna, essendo più vicina alla materia, è più realista, più concreta e dotata di maggior buon senso, ha qualità legate alla maternità: creatività, dinamicità, dedizione, compassione, sollecitudine verso i più deboli e tutte le creature viventi. (Shak in sascrito vuol dire capace di fare, agire, potenza, dinamico, creativo, è l’attitudine della donna di fare, di creare).
L’uomo invece è più a suo agio sul piano mentale, nel campo dell’astrazione, della teoria.


Nella tradizione antica dello Yoga (unione con il Sé) vi sono sentieri come il Karma-Yoga (la via dell’azione con distacco dai risultati) e il Bhakti-Yoga (la via dell’amore-devozione che congiunge l’uomo al Divino) adatti alla natura femminile, mentre altri come il Raja-Yoga (la via della padronanza di Sé e controllo della mente)o il Jñana-Yoga (la via della Conoscenza) più affini alla natura maschile.

Il giorno in cui gli uomini e le donne comprenderanno ciò che essi rappresentano in realtà, la vita familiare, sociale, economica e perfino la vita cosmica cambierà completamente.

La donna SENTE prima di sapere, l’uomo vuole sapere prima di sentire.
La donna VIVE per comprendere, l’uomo deve prima comprendere per sentire di vivere.

Nessuno deve dominare, ma regnare ed eccellere nell’ambito che gli è proprio, le donne potranno riconquistare libertà e diritti non imitando gli uomini, ma approfondendo le ricchezze della propria natura, comprendendo l’essenza del principio femminile.
L’uomo ha cercato di predominare sulla donna, ora si assiste ad un capovolgimento… e ce ne saranno altri… ma fino a quando? Fino a quando la saggezza non si ristabilirà in entrambi.


La donna dovrà seguire la propria natura di bontà, dolcezza, indulgenza, generosità e spirito di sacrificio.

L’uomo dovrà risvegliarsi alle virtù superiori, onestà, giustizia, rispetto.
Il fine è elevarsi ognuno al di sopra degli interessi personali, dominare i desideri inferiori e gli istinti per poi realizzare dentro di sé i principi universali (Uomo-Donna Universale).

Dal mio canto posso dire qual è la missione della donna: essere l’educatrice dell’uomo, con i suoi pensieri, i suoi sguardi, il suo atteggiamento, il suo esempio, la donna è capace di indurlo a compiere gli atti più nobili.
L’uomo chiede di essere ispirato dalla donna (la Musa), che lo trascinerà nella direzione migliore.

La polarità è il prodotto dell’Unità

L’equilibrio e l’armonia si fonda sulla polarizzazione, ossia sull’esistenza di due poli che da opposti diventano complementari, facenti parte di un’unica realtà. Solo così possono avvenire fra loro gli scambi armoniosi e ciò può avvenire con la comprensione.
Abbiamo detto che l’intera manifestazione deriva dall’Uno e si esplicita in forma duale, yin e yang, energia centripeta e centrifuga, maschio-femmina, e deve essere inteso come espressione del Divino che irraggia la sua potenza dovunque.

A cura della Dott.ssa Cristina Omenetti - mailto:-chicca.o@email.it
Co-presidente insieme a Fabrizio Bartoli dell’”Accademia degli Alethofili”.


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Di questi argomenti se ne parlerà dall'8 al 10 dicembre 2011, durante la manifestazione "Vita senza Tempo, che si tiene  al Circolo Vegetariano VV.TT. di Treia, Via delle Sacchette, 15/a - alle h. 17. Ingresso Libero - Info: 0733/216293 

Spiritualità laica, corpo e mente - "Ovunque tu vada, trovi l’essere, la coscienza e l’amore. Per quale motivo e per cosa avere delle preferenze?"

"Malattia è quello stato mentale passeggero in cui  il senso di presenza è accentuato..." (Saul Arpino)




Oggi sono “malata” e casualmente, nel punto del libro a cui sono arrivata, Nisargadatta  Maharaj parla della malattia… Trascriverei queste frasi a lettere d’oro e ne farei dei manifesti da affiggere nelle strade, davanti alle scuole, davanti alle sedi di governo, farei dei volantini da distribuire per le strade, chissà, magari qualcuno, non dico pronto a svegliarsi, non dico pronto a cambiare, non lo sono neanche io, troverebbe se stesso…
Caterina Regazzi

……….

Visitatore -  Mettiamo che un jnani (un realizzato) si ammali. Gli viene l’influenza e gli fanno male le giunture. Come reagisce la sua mente?
Maharaj -  Ogni sensazione è contemplata con perfetta equanimità. Non c’è desiderio né rifiuto. E’ quella che è e lui la osserva con un sorriso di affettuoso distacco.
V. Anche se ne è distaccato, la sofferenza rimane.
M. C’è , ma non ha importanza. Qualunque sia lo stato in cui mi trovo, lo vedo come uno stato mentale da accettare per quello che è.
V. A quanto sembra il jnani è un gran solitario,chiuso in se stesso.
M. E’ solo, si, ma è anche ogni cosa esistente. Non è neppure un essere umano. E’ l’essere di tutti gli esseri viventi. E neanche questo. Non bastano le parole a spiegarlo. E’ quello che è.. è il terreno su cui tutto cresce ……L’annuncio della realizzazione, una volta ascoltato, non si dimentica più. E’ come un seme lasciato nel terreno: aspetterà la stagione giusta, poi germoglierà e crescerà fino a diventare un albero maestoso.
V. Dopo la morte, cosa succede al jnani?
M. Il jnani è già morto prima. Ti aspetti forse che muoia una seconda volta?
V. La dissoluzione del corpo è un evento importante anche per un realizzato.
M. Niente ha importanza per il jnani, se non il fatto che qualcuno si realizza. Allora si che il suo cuore gioisce! Tutto il resto non gli importa.
V. Mi sembri così indifferente a tutto!
M. Non sono indifferente, ma imparziale. Non do preferenza all’io o al mio. Se mi arriva un secchio di terra o un cesto di gioielli, non è perché li ho voluti. Per me, la vita e la morte , sono la stessa cosa.
V. E’ l’imparzialità a renderti indifferente.
M. Al contrario, la compassione e l’amore sono la mia più intima natura. Scevro di ogni predilezione, sono libero di amare!  (………) Per gli ignoranti è follia tutto ciò che non riescono a capire. Che vuoi farci? Lasciali perdere. Non è merito mio se io sono come sono, e non è colpa loro se sono così. La realtà suprema si manifesta nelle più varie maniere, in innumerevoli forme e nomi. Tutto affiora e si reimmerge  nello stesso oceano, la sorgente di tutto è una sola. Andare in cerca di cause e risultati è un passatempo della mente, solo ciò che è merita di essere amato. L’amore non è un risultato, ma il fondamento stesso dell’essere. Ovunque tu vada, trovi l’essere, la coscienza e l’amore. Per quale motivo e per cosa avere delle preferenze?

……….

Commento:

Per comprendere meglio, le implicazioni di quanto qui espresso da Nisargadatta Maharaj, occorre fare un passo indietro nel tempo, riportando l’attenzione all’alba formativa  dell’Advaita Vedanta, la conoscenza non-duale della Realtà, espressa nelle porzioni terminali dei Veda (Vedanta) e nelle Upanishads. Ad esempio nel commento fatto sulla Taittirya Upanishad fatto dal grande saggio Shankaracharya, vissuto nel V  secolo, così viene detto:
“Conoscenza ed ignoranza appartengono al reame di nome e forma; essi non sono gli attributi del Sé… Ed essi -nome e forma- vengono “immaginati” (sovraimposti) così come lo sono il giorno e la notte in riferimento al sole”.
La similitudine con il sole è qui molto appropriata. Dal punto di vista del sole non c’è né giorno né notte e ciononostante senza il riferimento al sole non vi può essere né giorno né notte. E’ solo dal punto di vista dell’osservazione dalla terra che giorno e notte hanno un significato e vengono sovrapposti al sole. Allo stesso modo nel puro Sé (l’assoluta Coscienza  non-duale) non sussiste alcuna conoscenza né ignoranza. Queste sono rilevanti solo per l’intelligenza finita (la mente duale), ma ancora queste possono assumere un significato  solo se sovrapposte al Sé.
Il Sé, che è la Realtà Assoluta,  ha la natura della Conoscenza Assoluta, non nel senso di una trasformazione mentale ma in quello di Consapevolezza incondizionata. Ed è questa stessa Consapevolezza che è alla base della conoscenza-ignoranza empirica, la stessa che produce il miraggio di nome e forma….

Paolo D’Arpini  

martedì 8 novembre 2011

Treia: "L'amore per il creato che si manifesta nelle piccole cose della vita quotidiana"

Una lettera di grande saggezza e amore per tutto quel che ci circonda da Caterina Regazzi

 Due cose: ieri ti sei quasi stupito della mia insofferenza a certe frasi dette sulla chiesa. devi sapere che io non frequento più la chiesa da quando avevo circa 12-13 anni ma ho frequentato una scuola religiosa fino alla bellezza dei 15 anni. Ho sempre visto i "religiosi" come esseri umani, c'era chi mi piaceva di più, chi di meno, ma io un certo senso di spiritualità l'ho percepito le prime volte proprio dentro alla cattedrale di Treia.

Poi, se ne può fare anche a meno, e in seguito forse (perché non l'ho etichettato) quel senso l'ho percepito davanti alla natura sconfinata, davanti a un orizzonte marino o in un grande parco o osservando una fila di formiche che sa benissimo dove andare (al contrario di molti esseri umani) o una mamma gatta che accudisce ai suoi cuccioli (senza bisogno di dieci corsi di praparazione al parto).

Si lo so, quello é l'istinto, noi purtroppo l'abbiamo perso, ma che differenza fa? Non siamo forse piccole molecole di un universo infinito e l'importante é la vita, in tutte le sue manifestazioni, materiali, psichiche, spirituali.

Poi, tu canti (ed io lo canto con te) OM NAMAH SHIVAYA ed io da piccola cantavo Laudato sii, o mi signore... e tante altre.

E andavo a giocare a biliardino al seminario prima e a ping-pong con le amiche al circolo dei preti, perché a Treia quello c'era (e ho visto che l'hanno riaperto, bello!) e quando avevo voglia di stare "in pace con me stessa" me ne andavo al Duomo e lì magari incontravo don Vittorio, che mi dava un buffetto e mi diceva una parola.
Lo so, faccio quasi tenerezza da quanto sono ingenua, vero?
Ho fatto il ritiro prima della cresima al santuario dove ti ho portato l'altro giorno. In tutti quegli anni non ho mai avuto sentore di qualcosa di male.
Certo che per chi intraprende la via religisa dovrebbero esserci delle motivazioni forti e si dovrebbe respirare attorno a loro un'aria di "santità"(?) che  a volte non c'è, e sono convinta che la chiesa dovrebbe pensare meno alla politica e più a stare vicino alla gente e spogliarsi di tutti quei beni materiali, economici e finanziari di cui certo Gesù non é stato ispiratore. E cosa si può fare per questo?

Tu dici sempre che noi non possiamo fare niente, che é il destino, ecc. ecc. ma io non ne sono tanto convinta, oppure può darsi che nel destino di qualcuno ci sia il fatto di mostrare agli altri, a certi altri, le ingiustizie e i soprusi a cui buona parte dell'umanità é sottoposta, anche ad opera di chi dice di occupare una certa posizione (e qui li metterei dentro tuttti forse mi ci metterei pure io) per il bene di tutti.
L'altra cosa non me la ricordo più.
Baci, Caterina



P.S. Ho scritto a Beatrice Polidori per invitarla a postare le sue cose sul gruppo F.B.  sulla Spiritualità Laica e lei l'ha fatto, ringraziando. 
http://www.facebook.com/?ref=tn_tinyman#!/groups/195270400546639/

Qui oggi c'è un po' di sole, finalmente, tutto va per il bene.

Caterina Regazzi, sorridente

lunedì 7 novembre 2011

Diversi modi descrittivi della spiritualità laica e della solidarietà al femminile - Argomento di dialogo per l'8 dicembre 2011 a Treia

Discorso sul matrismo - Da sinistra: Jim Koller, Mariagrazia Pelaia, Paolo D'Arpini


 
A partire dalla mia adesione (nel 1992) al Movimento degli Uomini Casalinghi, fondato da Antonio D'Andrea, sorse per me il problema di "inquadrare" la mia partecipazione anche ai vari ambiti di ricerca che fanno riferimento alla riscoperta dell'antica civiltà gilanica che distinse l'intero neolitico.

Ho già parlato in precedenti articoli di vari ricercatori con i quali sono entrato in confidenza e che mi hanno aperta la strada della ricerca in quell'affascinante mondo popolato al femminile, che nei miei sogni innocenti considero una sorta di paradiso terrestre.

Ma dal paradiso terrestre siamo stati scacciati, almeno così dice la Bibbia, forse però questa è solo una assunzione "religiosa" - magari anche un po' pretenziosa - poiché sulla terra ci siamo ancora e forse potremmo immediatamente ritrovarci in quel paradiso perduto il momento stesso che la nostra esperienza tornasse all'armonia fra natura, animali e società umana.

Prima di tutto quello che è da riequilibrare è il rapporto fra i due generi della nostra specie, il femminile ed il maschile…

Nelle civiltà antiche Terra e Cielo  sono le due forze interconnesse che creano il mondo…

Ora vediamo che negli studi matriarcali portati avanti da ormai un ventennio ad opera di numerosi studiosi e studiose  convenuti per la prima volta al convegno mondiale di Bruxelles nel 2003 la questione matrismo e matriarcato è un tema oggetto di discussione, con varie posizioni.

Come afferma Mariagrazia Pelaia, in uno scambio di mail privato: "La Gimbutas utilizzava il termine matristico per definire le antiche società neolitiche, Riane Eisler per risolvere il problema ha coniato addirittura un nuovo termine, gilania, unendo la radice greca di femminile (gyn) e maschile (an) con una 'l', lettera che evoca il termine link, 'legame'.

Invece Heide Göttner Abendroth, che possiamo definire la fondatrice di questa corrente di studi, considera la parola adeguata da usare matriarcato, e lo spiega dal punto di vista etimologico non come 'potere delle madri', bensì come 'antiche madri', da cui la semplice evidenza che queste società tengono in alta considerazione la funzione materna come principio intorno a cui si organizza la società, per cui essendo il rapporto d'amore e di cura madre-figlio l'aspetto fondante della società non esistono le gerarchie tipiche del patriarcato.

Nel matriarcato non c'è il dominio, il valore centrale è il rispetto della vita e delle differenze, per cui non esiste la disparità fra generi. Esso rappresenta un'alternativa praticabile al patriarcato poiché storicamente già esistito, vedi il saggio di Riane Eisler sulla storia umana letta in chiave di società della dominanza e società della partnership (Il calice e la spada).

Secondo la Abendroth è importante utilizzare il termine 'matriarcato' anche per ragioni culturali, essendo stato tale termine oggetto di spietata censura da parte della cultura patriarcale, quindi va difeso e sostenuto, riabilitato, e non mascherato con neologismi. Dunque, il dibattito è aperto".

Mariagrazia Pelaia non fa mistero di condividere il punto di vista della Abendroth, avendo trovato in lei, nella Gimbutas, nella Eisler e altri studiosi l'ispirazione per le sue ricerche astrologiche sugli zodiaci alternativi femminili scoperti da Lisa Morpurgo per la quale ha adottato la definizione di astrologia matriarcale (vedi anche l'oroscopo da lei fatto alla mia persona in: http://www.programmiastral.com/ritrattimatriarcali.pdf   Paolo D'Arpini).


Nel commentare un parere da me espresso, in merito alla capacità creativa delle donne e degli uomini vissuti nel neolitico, Mariagrazia Pelaia afferma: "L'arte nel neolitico faceva parte della vita quotidiana, il vasellame è riccamente decorato e descrive una società elegante che si modella sulla bellezza della natura e non solo, perché è anche un'arte molto astratta, simbolica e quindi con livelli di comprensione molto raffinati e complessi.

L'arte è una componente essenziale della quotidianità, e la quotidianità da sempre è l'ambito femminile per eccellenza.
La cosa sorprendente di quei tempi è che la quotidianità era condivisa alla pari e considerata sacra, e dunque era patrimonio comune dei due sessi. 

Astrologicamente invece la situazione è molto chiara: l'arte è simbolicamente connessa ai pianeti femminili Luna e Venere. Gli uomini devono avere una parte femminile molto sviluppata per diventare artisti. E mi pare che non ci siano dubbi al proposito. In età patriarcale le donne sono state relegate al ruolo di muse, segnalando comunque una stranezza di fondo: perché mai le custodi e le ispiratrici delle arti sono donne e non uomini se si tratta di produzioni del genio maschile?

Paolo D'Arpini


P.S. L'8 dicembre 2011, il pomeriggio alle h. 17,  nella sede del Circolo Vegetariano VV.TT. a Treia, Via Sacchette 15/a, tratteremo questi temi in forma di Tavola Rotonda sul Matrismo.

Vedi Locandina:

Bioregionalismo ed Ecovillaggi in Italia... Articolo di Francesca Guidotti di Terra Nuova

Bioregionalismo attivo. Sono in continua evoluzione e diffusione gli Ecovillaggi in Italia. Eccovi gli ultimi venti nuovi progetti....


Lungo tutto lo Stivale stanno germogliando tanti piccoli semi comunitari di età, formazione ed estrazione sociale diversa, che desiderano mettere radici, condividere l’avventura e restituire al mondo la loro esperienza. Per farlo, basta solo scegliere quello più adatto alle proprie esigenze o nella zona preferita.

Incredibile ma vero: anche la nostra cara vecchia Italia, con un carattere non spiccatamente propenso alle novità, culla fra le sue braccia un piccolo popolo variegato di ecovillaggi. No, non stiamo parlando di villaggi turistici a sfondo ambientalista, ma di proprietà suddivise in piccoli nuclei abitativi, in cui gruppi di persone decidono intenzionalmente di condividere la propria vita. L’ecovillaggio, nipote delle Comuni, cugino del cohousing e figlio dell’era della comunicazione e della tecnologia, è un luogo in cui le relazioni sono considerate una fonte di ricchezza di cui avere costantemente cura, e in cui si recupera un rapporto diretto con la natura. Lungo lo Stivale, più di venti ecovillaggi, composti da una media di quindici persone, risparmiano e minimizzano il loro impatto ambientale grazie alla condivisione e ad una serie di buone pratiche. Stiamo parlando di una famiglia intergenerazionale e internazionale collegata ai grandi cambiamenti globali. Un laboratorio di vita che richiede partecipazione, che si traduce in un cambiamento concreto per se stessi e per la Terra. Ogni estate, la Rete Italiana Villaggi Ecologici (Rive) si riunisce quattro giorni per scambiare esperienze, conoscenze, e fare proposte. Quest’anno sono stati presentati ben venti nuovi progetti. Andiamo a conoscerli.

 Francesca Guidotti (Terra Nuova)

Per informazioni dettagliate sul resoconto del raduno e le specifiche dei progetti, è possibile consultare il sito:
www.mappaecovillaggi.it

domenica 6 novembre 2011

"Vita Senza Tempo" - Dal 8 al 10 dicembre 2011 a Treia... con Caterina Regazzi e Paolo D'Arpini

Creazione grafica di Daniela Spurio


Ecco, con l'arrivo delle bellissime locandine create da Daniela Spurio siamo pronti per iniziare la promozione  del prossimo evento culturale che si tiene in Via Sacchette, 15/a , al Circolo vegetariano VV.TT. di Treia:  "Vita Senza Tempo". Dal 8 al 10 dicembre 2011.

Alcuni giorni fa abbiamo ricevuto anche la notifica della concessione di patrocinio morale da parte della Provincia di Macerata che si aggiunge a quello del Comune e della Proloco di Treia.

La manifestazione, come potete vedere dal programma in locandina, è variegata e succosa, prevede una mostra d'arte sul tema dell'amore, dell'ecologia  e del matrismo realizzata in collaborazione con  l'Associazione Culturale "Gruppo per le Arti Applicate di Osimo"  che opera da più di quattordici anni  nei diversi settori dell'arte, del design, dell'artigianto artistico e del restauro, impiegando metodologie e tecniche che rispettano il più possibile l'ambiente,  la cultura e le tradizioni dei luoghi di appartenenza.

Proprio per stabilire il concetto di comunità bioregionale e del significato di "solidarietà" matristica (riferito al matrismo originario della Grande Madre), e per sviluppare l'idea di una comunità ecosostenibile ed autonoma dal mercato industriale, il pomeriggio del 8 dicembre, tradizionalmente dedicato alla Santa Madre, si terrà un dialogo sui  temi menzionati. Il mondo femminile è particolarmente e sentitamente invitato a partecipare. 

Viene poi organizzato, nei giorni 8 e 10 dicembre, un bazar per il libero scambio di prodotti artigianali ed artistici, compresi libri, disegni e capacità manuali che possono essere condivise e trasmesse gratuitamente  od alla pari. Questo è un modo per ristabilire il valore delle cose autoprodotte e per far conoscere agli altri le proprie abilità intellettuali e la propria fantasia creativa.

Il 9 dicembre, in occasione della passeggiata naturalistica attorno alle mura di Treia, avremo modo di apprendere dalla nostra accompagnatrice, Elisabetta Aquilanti, operatrice di Vivere con Gioia,  l'uso e le proprietà di piante che spontaneamente crescono in natura e che andremo a raccogliere per farne tisane ed insalate salutari.

Infine il 10 dicembre, sempre nella sede del Circolo, compiremo il rito finale con una lettura di brani tratti dal libro "Vita Senza Tempo", scritto da Caterina Regazzi e Paolo D'Arpini, con
accompagnamento di note romantiche. Nel libro si parla della realizzazione di un intenso amore crepuscolare...   Nelle parole degli autori: "Un Amore, nato dalla affinità di spirito, su una visione simile della concezione della vita, basata  sulla ricerca della semplicità... -  Il nostro augurio è che questo amore   possa servire ad  esempio per vivere in pace con noi stessi e con il nostro prossimo". Al termine del reeding (lettura) si terrà uno sharing (condivisione) in cui ogni partecipante è invitato a dire la sua sull'amore e sul come poter far si che trionfi nella nostra vita.  E per finire un brindisi collettivo di buon auspicio.

Durante i tre giorni dell'incontro chi volesse condividere anche cibo e bevanda è invitato a portare alimenti vegetariani che verranno  spartiti fraternamente tra i presenti. Sarà anche possibile, per coloro che abitano fuori zona, pernottare in loco  in modo spartano, portando con sè coperte o sacco a pelo.


Per ogni evenienza è opportuna la prenotazione allo 0733/216293 - 333.6023090 - E-mail: circolo.vegetariano@libero.it -
Oppure nel sito:
www.circolovegetarianocalcata.it  al bottone "Contatti".

 Vi aspettiamo con amicizia ed affetto, Paolo D'Arpini e Caterina Regazzi




Caterina Regazzi e Paolo D'Arpini a Treia

sabato 5 novembre 2011

L’Orecchio Verde di Gianni Rodari… e la spinta umanitaria e vegetariana che incombe…

Gianni Rodari, ripreso durante una visita  in Russia

Da almeno un paio d'anni l’amico Stefano Panzarasa ha declinato tutti gli inviti per partecipare a vari incontri bioregionali e la ragione è che “sto lavorando alla stesura di un libro su Gianni Rodari”.

Infatti l’ultima volta che l’ho visto è stata a Calcata, nella sede del Circolo vegetariano, nel 2009, era venuto a fare mente locale sui primi passi fatti per celebrare la figura di Gianni Rodari.

E’ trascorso così tanto tempo da che Stefano si interessa di questo poeta che anch’io ho faticato a stabilire un inizio, a ricordarne il percorso.. Ho dovuto scartabellare nel mio archivio storico per ritrovare notizie, articoli, eventi centrati su Rodari e svolti in varie occasioni a Calcata, Capranica, Viterbo.. ed anche a Roma.

In così tante manifestazioni era presente Stefano Panzarasa con le sue canzoni, sul poeta eco-pacifista e portatore di un messaggio spirituale “laico”, che i documenti riempivano pagine e pagine dell’archivio…

In effetti nel ricordo di tutti i partecipanti ai diversi incontri la presenza di Stefano Panzarasa ed il fischiettare del motivetto sull’orecchio verde (da Capranica a Viterbo) era un leit motiv ed una presenza scontata. Chi la dura la vince… e lui così pervicace e monolitico è riuscito infine a realizzare quel libro che tanto aveva desiderato… Grazie all’editore Marcello Baraghini, anche lui bioregionalista, che ha creduto e favorito in tutti i modi questa operazione.

Ma alcuni potrebbero chiedersi.. che c’entra Gianni Rodari con i vegetariani?

Beh… in verità i vegetariani non è che siano una categoria di umani a parte… sono esseri umani che hanno deciso di ritornare ad una alimentazione consona alla propria costituzione.. L’uomo dal punto di vista anatomico è considerato un frugivoro, da cui l’aggettivo “frugale”, e la sua dieta naturale è del tutto simile a quella delle scimmie antropomorfe, dei cinghiali, etc. L’uso della carne e dei prodotti di origine animale nei frugivori è del tutto marginale, una sorta di integrativo alimentare utile solo in specifiche occasioni estreme. Molto probabilmente Gianni Rodari avrebbe condiviso questa posizione non ideologica del vegetarismo ed è tra l’altro evidente dai suoi scritti in chiave alimentare…

Un esempio è presente nel suo racconto “Le avventure di Cipollino”, dove i protagonisti sono principalmente ortaggi, e in seguito non sono mancati nella sua grande produzione di poesie, filastrocche e favole anche con riferimento a ricette precise, sempre a base vegetale, come nella filastrocca “L’insalata sbagliata” (ne Il libro degli errori) in cui il professor Grammaticus ordina un “pranzo vegetariano”, indicando proprio i componenti di una ricca e gustosa insalata.

(…) Metteteci l’indivia,
la lattuga, la riccetta
il sedano, la cicoria,
due foglie di rughetta,
un mezzo pomodoro,
cipolla se ce n’è:
portate l’olio e il sale,
la condirò da me. (…)


Ma non è solo un fatto alimentare… è una filosofia di vita, di rispetto per “il pane”, per il cibo semplice che nutre senza ferire, che mi ha coinvolto nella azioni rodariane compiute da Stefano. E poi la gioia trasmessa con le sue canzoni, i sorrisi dei bambini, ad esempio in mezzo ai banchi della scuola elementare di Calcata, o nel centro visite del Parco del Treja alla consegna dei regali da parte della befana in calze rosse, o nel Palazzo Paronale alla presenza delle autorità locali che applaudivano soddisfatte tamburellando con le mani e con i piedi.. tutto questo fervore.. mi ha convinto che Gianni Rodari era fatto per Stefano Panzarasa e Stefano Panzarasa era fatto per Gianni Rodari… erano due cuori ed un’anima.




Così ho ricevuto con piacere, apprezzandone i colori, le memorie, le citazioni, il libro “L’Orecchio Verde di Gianni Rodari” (Edizione Nuovi Equilibri), curato da Stefano Panzarasa, ed ho gioito per la presenza di un CD con tutte le canzoni che avevo ascoltato negli anni trascorsi…  Bell’Amarcord….

Ed ora, in aggiunta, ecco un pensiero della mia amata Caterina Regazzi che ha ascoltato con attenzione il CD di Stefano, per la prima volta… “…. ed ho avuto modo di apprezzare le belle canzoni, che definirei “ballate” del suo cd, in particolare, ovviamente quella dell’”Orecchio verde”, nel mio viaggio di ritorno da Treia a Spilamberto. Sono motivi originali ma molto orecchiabili ed, ascoltatele per una volta, non escono più dalla mente. Una cosa che mi ha molto colpito, dato che non conoscevo più di tanto su Rodari, é stata la filosofia di vita che c’è dentro ai testi: un amore smisurato per l’universo ed il genere umano in particolare, i bambini, i poveri, i sofferenti, come che li volesse comprendere e contenete tutti, potendolo fare, sotto la sua ala protettiva e benevola. Un uomo molto buono e sensibile, che ha dedicato la vita a rendere un po’ più dolce quella degli altri. E Stefano ha avuto il merito di riportare “in auge”, musicandole, le sue poesie, che così avranno modo sicuramente di raggiungere molte più persone. E così hanno raggiunto anche me, rendendo più leggero il mio viaggio, che mi allontanava, anche se solo fisicamente, dal mio amore, Paolo. Grazie, Stefano!”

Buona fortuna all’editore per la diffusione del libro, ciao,
Paolo D’Arpini