domenica 19 giugno 2011

19 giugno 2011, ad Ospitaletto di Marano è nata la Rete delle Reti... in movimento


Care, Cari,

 
dall’incontro bioregionale  tenuto a Ospitaletto di Marano, il 18 e 19 giugno 2011,  è sortita l’idea di creare un blog di condivisione sulle esperienze fatte,  da vari esponenti di vari gruppi,  sulle ecologie, sull’economia sostenibile, sul viviere insieme, sulla ricerca spirituale laica, etc. Così “cotta e magnata” con l’aiuto tecnologico di Davide Pellegrini un ecologista venuto dalla provincia di Novara, e sotto la spinta emozionale di Manuel Olivares, abbiamo creato un blog chiamato La Rete delle Reti, in cui pubblicare pensieri e racconti sulla pratica di vita ecologista, una sorta di Quaderni di Vita Bioregionale in  veste telematica. Che dire oltre? La collaborazione è aperta a quelli che si sentono in sintonia e vogliono contribuire con le loro esperienze alla crescita collettiva.. Intanto, come “carta degli intenti” abbiamo pubblicato una serie di pensierini, un gesto di buona volontà con l'invito a fare altrettanto… Ma leggete voi stessi e poi decidete…: http://retedellereti.blogspot.com/

Paolo D'Arpini
.......


Pensieri condivisi:


Provenienti da strade diverse abbiamo formato un piccolo gruppo in quel di Ospitaletto di Marano, per  condividere la vita, lo spazio, la natura e le aspirazioni, da riportare lungo le strade che ci hanno condotti sin qui..

L’uomo è in continuo movimento, avanti, indietro, qualche sosta per riposare, per osservare il mondo che ci circonda, e conoscere nuovi compagni e poi ripartire, insieme.

In questo posto ci si sente bene, liberi da tutto  ma insieme a tutto nell’unicità del momento vissuto e condiviso col piacere di esserci.

L’inizio di una strada, un lungo camminare con tanti percorsi da seguire. Stimoli, idee e attimi che rimarrano in noi. Sorrisi.

Il Grande Vuoto!”

L’unione di tutto quanto.

L’unica spiritualità idonea al nostro tempo è quall della natura. Una spiritualità che tiene conto dell’insieme della vita, , che vibra in sintonia con la selvaticità, con le bestie, con la foresta, con gli elementi…

……….

Commento fuori del coro:

Dio è tutto e tutto è Dio. Ci sarà realmente un salto evolutivo sul pianeta Terra ove poggiamo i nostri piedi?   A noi tutti l’impegno che ciò possa accadere… Da parte mia ho ancora molte difficoltà a connettermi con gli altri esseri umani… siamo stati fin troppo deviati da una spontanea e naturale crescita e creatività.. ma malgrado le evidenti difficoltà per la nostra evoluzione sono sicuro che il mio senso di separazione resterà sconfitto e la natura entrerà in me ed in tutti noi. Buon presente con consapevolezza. Om mani padme um. Per un futuro bio..regionale. Ciao, Lino

giovedì 16 giugno 2011

Indice Quaderni di Vita Bioregionale - Solstizio estivo 2011


QUADERNI DI VITA BIOREGIONALE - Edizione del Solstizio Estivo 2011 - Presentati a Ospitaletto di Marano il 18 e 19 giugno 2011
La redazione e l'impaginazione è stata curata da Rita De Angelis, la stampa è sttaa effettuata  a cura di Caterina Regazzi. Si ringraziano tutti gli autori che hanno voluto contribuire all'uscita di questo numero dei Quaderni.

Chi desiderase ricevere una copia dei Quaderni in formato cartaceo scriva a Paolo D'Arpini, Via Mazzini, 27 - Treia (Macerata),  Inviare euro 5 in busta chiusa - Email. circolo.vegetariano@libero.it

Chi volessi invece riceverli in formato PDF, ne faccia richiesta a Caterina Regazzi -  Invio gratuito
Email: caterinareg@gmail.com

Indice di questa edizione:

Carta degli intenti                                                                                                                       pag.1
Lista dei Referenti tematici                                                                                                         pag.2

Rita De Angelis         Presentazione                                                                                           pag.3

Paolo D'Arpini   Ecologia sociale per superare la necessità della prostituzione sociale                 pag.3

Lucilla Pavoni            Vita in campagna                                                                                     pag.5

Hari Atma             Poesia                                                                                                         pag.5

Franco Farina            Il Manifesto "Arte per un mondo nuovo"                                                  pag.6

Rita De Angelis         Il Bioregionalismo e l'ecologia approderanno prima o poi al Governo?       pag.7

Paolo D'Arpini           Bioregionalismo ed attuazione pratica dell' ecologia profonda                    pag.8

Rita De Angelis         Battaglia ambientalista ecoshopper addio o quasi                                       pag.9

Guido Arne Petrangeli  Pasta biologica: un mondo biologico di gusto                                          pag.10

Daniele Bricchi         Le medicine alternative, i cosiddetti rimedi naturali                                     pag.12
Rita De Angelis        Essere curati con le mani                                                                            pag.13

Paolo D'Arpini          Quando a pagare sono gli animali                                                              pag.14

Caterina Regazzi      La pace interiore è la causa, la pace nel mondo la risposta                          pag.16

Stefano Panzarasa   Un pranzo vegetariano-vegano con Gianni Rodari                                       pag.17

Riccardo Oliva, Memento Naturae e la Rete per l'Ecologia Profonda...


Buonasera (o Buongiorno) a tutti, mi chiamo Riccardo Oliva e sono il presidente dell'ass. Memento Naturae.

La nostra associazione grazie alla Dr.ssa Alessandra Colla è venuta a conoscenza non da molto della Vostra rete e quindi ha chiesto di poter collaborare con Voi diffondendo, il più possibile e con i propri canali,  i messaggi e le idee che caratterizzano una visione spirituale legata a tutto ciò che ci circonda.

Nel nostro piccolo cercheremo con impegno e grande umiltà di poter dare anche noi un piccolo contributo in alcune battaglie su cui potremo lavorare in assoluta sinergia.

Volevo ringraziare tutta la Rete dell'Ecologia Profonda per i continui e qualificatissimi approfondimenti che sono mandati in questo spazio.

In particolare mi sono rimasti impressi il pensiero sull'acqua del Dr. Parisi e un chiarimento che condivido pienamente della Dr.ssa Germani sul paradigma scientifico figlio del positivismo e della ragione che hanno allontanato l'uomo dalle priorità esistenziali per cui siamo in questo mondo.

Vedo poi con piacere questo ultimo articolo di De Benoist su un altro mondo possibile che non può che partire da un vero altro mondo su cui poggiare nuove radici per ricominciare.

La nostra posizione è "leggermente" diversa dalla Vostra sopratutto in un parola chiave forse inesistente ma piuttosto efficace nel contenuto: ENOCENTRISMO anzichè ECOCENTRISMO (comunque sia parole sempre molto lontane da quell'ANTROPOCENTRISMO figlio di una visione troppo soggettiva che non percepisce più gli elementi).

Mi perdonerete se ironicamente scherzo su questo concetto ma noi crediamo che ENOS nel senso di UNO e quindi di principio verticale  sia più appropriato di OIKOS (casa o anche terra credo) per contenere il TUTTO.

Ovviamente da quello che ho già letto sul Vostro sito, le idee di base al di la di un nome, coincidono molto bene e quindi ci sono presupposti concreti e volontà da parte nostra di dare il massimo per aiutare e farci aiutare dalla Vostra professionalità.

Vi ringrazio e Vi saluto cordialmente sperando di non avervi troppo annoiato.


Riccardo Oliva

mercoledì 15 giugno 2011

Alain de Benoist: "... basta con la dittatura dell'economia, il feticismo del mercato ed il primato dei valori mercantili"

“Non limitiamici a dire che tutto ciò che è nostro ha un valore; diciamo piuttosto, con forza e convinzione, che tutto ciò che ha valore è anche nostro” (Alain de Benoist:)



"Divento Luce e volo.." - Opera del pittore Franco Farina


Dopo l'affondamento del sistema sovietico, si è passati da un mondo diviso in due blocchi ad un mondo dominato da una sola potenza, che tenta d'imporre la sua legge al pianeta intero. Virtualmente, questo mondo non sarebbe altro che un villaggio globale, dove il progresso economico, dal quale si suppone tutti possano trarre giovamento, accrescerebbe l'ineluttabile evoluzione verso un modello politico, la democrazia liberale rappresentativa, della quale gli Stati Uniti costituirebbero il modello più completo. Alla fine, il mondo diverrebbe un vasto mercato popolato da semplici consumatori, sottomessi di volta in volta all'ordine marciante.

Il capitalismo si è  deterritorializzato. I raggruppamenti industriali infine hanno dato luogo alla formazione di società transnazionali, i cui bilanci superano di gran lunga quelli dei singoli paesi. Allo stesso tempo, le nazioni sono state invitate ad abolire le loro barriere doganali, ad aprire le loro frontiere alle persone ed ai capitali, a favorire con ogni mezzo la "libera circolazione" dei prodotti e dei beni. Questo è il senso primario di una globalizzazione che supporta la volatilità dei mercati, le delocalizzazioni, la ricerca permanente di una maggiore produttività, la reificazione generalizzata dei rapporti sociali.

Questo sistema è fondato sulla trasformazione di tutte le attività viventi in mercantili. Il mercato non vale se non attraverso il denaro. Il denaro è l'equivalente generale che cela la natura reale degli scambi ai quali è preposto. Nel mondo del mercato, la legge suprema è la logica del profitto, legittimato da un'antropologia facente dell'individuo un essere avente come obiettivo permanente il suo migliore interesse. La sottomissione progressiva di tutti gli  aspetti della vita umana alle esigenze di questa logica destruttura il legame sociale. Essa genera una società puramente commerciale dove, come ha già affermato Pierre Leroux, gli "uomini non associati non sono soltanto estranei tra loro, ma necessariamente rivali e nemici". Gli altri uomini dunque non sono percepiti se non attraverso il loro potere d'acquisto e la loro capacità di generare profitto, attraverso la loro attitudine a produrre  a lavorare e consumare. I media uniformano i desideri e le pulsioni, al prezzo di una radicale desimbolizzazione degli immaginari, produttori di una falsa coscienza, di una coscienza alienata. 
E' esattamente questo il mondo in cui viviamo. Un mondo senza esteriori, che ha abolito le distanze e il tempo, dove il capitalismo finanziario non è connesso all'economia reale (la maggioranza degli scambi di capitale non corrispondono più agli scambi di prodotti), dove l'economia reale si sviluppa senza considerazione dei limiti, dove le passioni si riducono agli interessi, dove il valore è ribassato sul prezzo, dove i bambini stessi divengono dei beni (e degli utili) di consumo durevole, dove la politica è ridotta alla porzione congrua, dove i detentori di potere non sono più eletti e dove coloro che sono eletti sono impotenti. Un simile mondo non minaccia soltanto la vita interiore,le identità collettive, la diversità dei viventi. Esso minaccia l'umanità propria dell'uomo.
    
Per contrapporsi alla miseria affettiva ed agli stress materiali che ne risultano, la Forma-Capitale usa strategie differenti. Da un lato, crea senza interruzione nuovi bisogni, moltiplica le distrazioni e i divertimenti, propaga l'idea che non esista felicità se non in un consumo il cui orizzonte è continuamente riposto più lontano.

Dall'altro lato, il suo pretesto di lottare contro il "populismo", il "comunitarismo", il "terrorismo", rinforza le procedure di controllo e di sorveglianza. Si restringono le libertà con il pretesto della sicurezza. Si instaura la "democrazia delle bocche cucite" (Paul Thibaud).

Per smorzare la portata dei movimenti sociali, per distogliere le genti dal porsi domande, per disarmare le nuove "classi pericolose" e rendere inoperante la loro velleità di rivolta, crea dei nemici onnipresenti, demonizzabili a piacimento, strumentalizza i conflitti culturali e gli urti tra comunità. Come sempre, si divide per comandare. L'obiettivo è quello di instaurare tutto ciò che crea caos per continuare a regnare senza alcuna minaccia.
 
Dinnanzi ad un simile spettacolo, non si può che avere ovviamente simpatia per un movimento "altromondista", il quale afferma perentoriamente che "il mondo non è un mercato" e che' "un altro mondo è possibile". Ma questa simpatia non può essere che critica. Non è soltanto il fatto di non avere alternative chiare da proporre che può essere rimproverato al movimento "no global" - non è necessario dover definire ciò che si vuole per sapere ciò che si rifiuta -, ne di essere un conglomerato troppo eterogeneo dove si incontrano protestatari emozionali, autentici libertari, " rivoluzionari " d'abitudine e social-democratici " esigenti". E' piuttosto l'attitudine ad anteporre l'indignazione alla riflessione. E di non andare fino al fondo delle cose. 
Non è in effetti sufficiente denunciare le disuguaglianze nel nome della "giustizia" e della "dignità ", o di appellarsi a soluzioni "umane" di contro alla disumanità dell'ordine finanziario. Non è sufficiente parlare di "tolleranza " per riconoscere pienamente la diversità culturale. Non è sufficiente opporre la razionalità etica alla razionalità del denaro. Non è sufficiente, infine, dire "no alla guerra! " per disegnare, di contro all'unilateralismo americano, i contorni di un nuovo Nomos della terra per un nuovo ordine multipolare. Il movimeno " no global " non ha visibilmente idee precise sulla natura dell'uomo e sull'essenza del politico. Gli manca un'antropologia che gli permetterebbe di contestare la globalizzazione in nome dei popoli, e non delle" moltitudini" (Antonio Negri), in nome delle libertà, e non dei "diritti dell'uomo ".

Si ostina a rimanere, per ciò che concerne la giustizia sociale, nella polarità della morale e dell'economia, che è la medesima alla quale dichiara di opporsi; l' " altromondismo" rischia di disattendere la sua vocazione e di essere nient'altro che una forma di " movimento " in mezzo a tanti altri.
    
Militare per un " altro mondo " implica la rottura con una matrice ideologica che ha allo stesso modo condotto all'internazionalismo liberale quanto allo "statalismo progressista ". Come scrive Jean-Claude Michéa, " l'idea di una società decente, o socialista, non può riporsi sul progetto di un' "altra" economia o di un' "altra mondializzazione", progetti che non possono che condurre, in fin dei conti, ad un altro capitalismo [...] Essa è riposta,al contrario, su un diverso rapporto degli uomini nei confronti dell'economia stessa".
Dunque non si tratta soltanto di correggere le "ingiustizie" di un sistema, o rimanere ad un approccio strutturale dei giochi.

Si tratta di finirla con la dittatura dell'economia, il feticismo del mercato ed il primato dei valori mercantili. Si tratta di decolonizzare l'immaginario. Di adoperarsi per l'avvento di un altro mondo, che non sia soltanto al di là delle cose, una visione trascendente o utopica, ma un nuovo mondo comune.

Prospettiva rivoluzionaria? Non sarà mai tanto rivoluzionaria quanto la Forma-Capitale, che in questo mondo, ha già distrutto tutto.

Alain de Benoist

Fonte Rete per l'Ecologia Profonda

martedì 14 giugno 2011

Discorso sull'alimentazione bioregionale secondo Caterina Regazzi e Stefano Panzarasa


Queste mie poche righe sono scaturite a seguito di una discussione telematica avuta con Stefano, un amico di Paolo e aderente da tempo alla Rete Bioregionale, sulla necessità o sulla possibilità di un'alimentazione vegetariana, vegana od onnivora.

Le nostre opinioni sono differenti e questa differenza si basa sull'educazione ricevuta, sul vissuto personale ed anche sulla propria fisiologia, sulle abitudini alimentari e su fatti antropologici, sociali e, per alcuni, anche etici.

Si parlava del fatto che l'uomo di oggi, con tutte le risorse che abbiamo, potrebbe tranquillamente alimentarsi senza ricorrere alla carne ed ai prodotti di origine animale.
Io replicavo che non si può secondo me escludere completamente questi alimenti per motivi etici, perchè la morale secondo me dovrebbe essere un aspetto condivisibile da tutto il genere umano. Per esempio, uccidere un uomo credo che eticamente, sia inconcepibile per tutti.
Mangiare la carne di un animale cacciato o allevato, per alcune popolazioni potrebbe essere una delle poche risorse alimentari disponibili (steppe, ghiacci polari).

Scrivevo: "ma se gli animali non vanno mangiati per questioni “etiche” cosa possiamo dire agli abitanti dell'Alaska o delle steppe della Mongolia? Che devono traslocare nella foresta equatoriale o a casa nostra? Qualcuno potrà obiettare che i vegetali oggi possono essere spediti.. e la campagna ecologista per Km. Zero?"

Stefano replicava così:
Ti rispondo sperando di farmi capire:
Il bioregionalismo coniugato con l'ecologia profonda hanno risolto da tempo questo dilemma (ma molti non lo hanno ben compreso perché la soluzione è tanto semplice quanto difficile da accettare nella nostra società), non è questione di scelte etiche o quant'altro, è solo questione che ognuno nel suo territorio deve mangiare ciò che gli serve per vivere degnamente e far vivere degnamente gli altri esseri.
Detto ciò visto che gli umani hanno cercato di occupare tutto il pianeta anche in posti estremi e quasi inaccessibili, se proprio vogliono continuare a viverci possono certamente farlo in armonia con gli altri esseri quindi in questo senso la caccia è giusta perché serve per sopravvivere ma niente di più (casomai però bisognerebbe interrogarsi sul perché noi umani vogliamo sempre stare dappertutto e qualche spiegazione la può dare la nostra storia eco-sociale - ma non è il caso di parlarne ora altrimenti non finisco più...)”.

Io ho replicato: Da che mondo è mondo l'uomo si è sempre spostato ed ha cercato di ambientarsi in "nuovi mondi" ricorrendo alle risorse che prima gli dava la natura e poi lui stesso si ingegnava ad ottenere (pelli di animali e poi pellicce e poi tessuti più o meno naturali, fuoco acceso e poi riscaldamento, lunghi tragitti a piedi o su zattere, poi transatlantici e jet).
Anche gli animali del resto fanno le loro trasmigrazioni, tante specie di uccelli migrano, gli elefanti del Serengeti pure si spostano per cercare l'acqua.
E noi umani, perchè ci spostiamo? E chi lo sa? Io non sono un'antropologa e posso solo farmi, come te, questo quesito. Penso che in certi casi la spinta sia il ricercare un ipotetico miglioramento delle condizioni di vita (vedi le migrazioni di oggi) e in certi casi pura curiosità e desiderio di avventura, cosa che agli altri esseri viventi, mi pare manchi.
E' lo stesso motivo per cui io e te stiamo qui a discutere, forse, puro amore per la comprensione del mondo che ci circonda, degli altri (tu, per me in questo caso), e soprattutto di noi stessi.
Sarebbe bello ritornare ad una naturalità più "profonda" possibile (parliamo o non parliamo di "ecologia profonda"?), ma allora quante sono le cose a cui noi facciamo ricorso che non sono in sintonia?
Ti faccio qualche esempio: qual'è quella donna che non fa ricorso alla contraccezione chimica o meccanica? Perchè non onoriamo la vita lasciando venire al mondo tutti i figli che, secondo natura, ognuna di noi potrebbe avere (io per esempio ho avuto solo una figlia)? Usare computer, telefoni, automobili, comporta che dietro a questi semplici gesti ci siano fabbriche che per funzionare utilizzano petrolio, producono rifiuti, scarichi, onde elettromagnetiche e noi neanche ci pensiamo o se ci pensiamo..... cosa possiamo fare? Ridurre al minimo l'impatto direttamente dovuto al nostro modo di vivere. In questo ci rientra secondo me anche il consumare o meno alimenti di origine animale. Non so se hai letto l'intervento che ho fatto alla Festa dei Precursori, io, per ora, la penso così, ma niente esclude che possa cambiare idea, discutendo con persone come te, appassionate, ma disposte ad ascoltare anche le opinioni altrui.

Caterina Regazzi

lunedì 13 giugno 2011

Vigilia di San Giovanni a Spilamberto con riti bucolici al fiume Panaro e canti sacri notturni.. il 23 giugno 2011



Il Circolo Vegetariano VV.TT. com’è nella sua tradizione pluridecennale ripropone la celebrazione della vigilia di San Giovanni, che regolarmente si svolge il 23 giugno, quest’anno il rito si compie a Spilamberto, in provincia di Modena, dove fatalità si tiene anche una fiera di vari giorni dedicata a San Giovanni. Il fatto è che nella tradizione antica questo giorno corrisponde alla pienazza della luce, essendo in prossimità del solstizio estivo, ed al momento della mietitura e quindi veniva festeggiato con riti orgiastici protesi alla fertilità.

Le donne che restavano gravide in questi giorni potevano partorire in corrispondenza dell’equinozio primaverile (21 marzo) e questo era considerato un tempo estremamente auspici oso per la nascita, anche perché nel mondo pagano corrispondeva all’inzio del nuovo anno.

Tutto il pensiero mediterraneo è orbitato per millenni attorno alla concezione unitaria dell’Universo con la Vita. La realtà sensibile, concreta, stabile, impersonificata in oggetti solidi (i primi simboli della religiosità sono… sassi, pietre… posti nei luoghi di passaggio) fino alle statue dei “nostri” santi è strettamente interconnessa con la vita nelle sue manifestazioni essenziali. Corporeità, sangue, linfa, nascita, morte, sessualità.

E’ importante sottolineare che solo poco tempo fa l’umanità ha preso coscienza che l’atto sessuale è strettamente legato con la natività. (vedi anche le diatribe sette-ottocentesche collegate con la “generazione spontanea”). Da quì il concetto di Grande Madre, che dando la “vita” simboleggia il rito della natura che rinasce senza posa e senza fine.

Anche il cristianesimo primitivo, che si sviluppa inizialmente all’interno della Classicità, e con alcuni “spunti” mesopotamici mediati dalla setta naturista degli Esseni, era una religione olistica. La clerocrazia viene dopo. Molto dopo, per imporre il dualismo ed il distacco del “sensibile” dal “soprasensibile”, fino alla condanna senza remissione della sessualità, delle concezioni vitalistiche dell’Universo e del Multiverso, con l’imposizione della mortificazione, del ripiegamento su se stessi, della “macerazione della carne” per “liberarsi” dal peccato. ( Ma…come scriveva Nietzche, il peccato è proprio “questo!). Il Grande Gabriele D’Annunzio così affermava: … non chi più soffre, ma chi più gode, conosce.

Perciò “gaudemus igitur” e il 23 giugno 2011 ci recheremo giulivi sulle rive del fiume Panaro, seguendo un sentiero natura in prossimità di via Giibellini. Appuntamento alle h. 18, venire muniti di sacchette di stoffa per la raccolta dell’iperico maturo, per ricavarne l’olio essenziale terapeutico che riscalderà le membra durante la fredda stagione invernale. Al ritorno dall’escursione ci recheremo nella “cave” di una vicina casa accogliente, dove un gruppo di cantanti intonerà inni sacri dedicati alla Grande Madre. Seguirà una cena con il cibo vegetariano da ognuno portato.

Paolo D’Arpini

Ah, dimenticavo, festeggiamo anche il mio compleanno…

Per appuntamento e info. 333.6023090 – circolo.vegetariano@libero.it

domenica 12 giugno 2011

Caterina Regazzi: "Il valore dell'amicizia e della solidarietà al femminile..."

Caro Paolo, stamattina, un po' per caso e un po' no, ho incontrato tre amiche, di quelle amiche che vedi raramente, ma che basta un niente, un incontro anche casuale, per rallegrare il cuore.

Vorrei raccontare qualcosa di loro, in ordine sparso.

Per prima vorrei raccontare di Morena: lei l'ho conosciuta qui a Spilamberto tanti anni fa, era titolare e lavorava in un bar di fronte ad una ditta in cui io e i miei colleghi facevamo servizio di vigilanza. Questo era il bar dove quotidianamente andavamo a prendere il caffè e anche a fare lo spuntino a mezzogiorno. Ci si trovavano degli ottimi panini, farciti con ogni ben di Dio e delle frittelle di baccalà squisite. Spesso mi rifornivo di queste leccornie anche per portarle a casa, a Viola.

Morena si aggirava tra i tavoli come una regina, sempre col suo splendido sorriso e con una battuta per tutti. Con me spesso si fermava per due parole in più e a volte ci lasciavamo andare a parlare dei nostri problemi, più o meno seri, ma si sa, le cose si vedono con gli occhi del momento che si sta attraversando, e la mente la fa da padrona, almeno finchè glielo lasciamo fare. Avevamo anche momenti bui, io i miei e lei i suoi e ci capivamo. Spesso ci facevamo anche due risate, spettegolando di questo e di quello.

Quando mi sono trasferita a Spilamberto è stata fantastica: un pomeriggio mi ha portato a casa sua e dall'armadio ha tirato fuori asciugamani, pedane, tende,un ferro da stiro che lei aveva doppio, dal garage un divano a tre posti, vecchio, ma ancora in buone condizioni, con il suo copridivano e 8 sedie che provenivano dal bar e che erano di troppo. Abbiamo caricato tutto sulla sua auto furgonata e l'abbiamo portato nella casa che io avevo preso in affitto, che era alquanto vuota e fredda. Ricordo ancora la fatica per caricare, io e lei quel divano e per portarlo in casa! Oggi non ce la farei di certo a fare uno sforzo del genere!,

Beh, di tempo ne è passato tanto e non ci vediamo quasi mai, lei non lavora più in quel bar ed io in quel bar non ci vado quasi più.

Tutte e due abbiamo una nuova vita, cioè le nostre vite stanno seguendo il loro percorso, prima un po' a "sbalzelloni", ora un po' più lineare, siamo felici entrambe ed anche oggi quando ci siamo incontrate, dopo l'abbracciatona di rito, abbiamo subito cominciato a raccontarci le ultime novità, come se ci fossimo viste solo ieri l'altro. Come sempre ci siamo promesse una visita e chissà che prima o poi non si faccia...

La seconda amica è Grazia: una romanaccia di prima categoria, gran bella donna, un po' prorompente e con qualche anno più di me, sempre tiratissima ed elegante, fresca di parrucchiere. Anche lei è di quelle "abbraccione". Anche lei esuberante ed espansiva, affettuosa come una zia. Anche lei una conoscenza ormai di 11 anni fa ed era stata la baby sitter di Viola nei primi anni della nostra vita a Spilamberto. Quante volte l'ho chiamata all'ultimo momento perchè magari Viola era malata ed io dovevo andare al lavoro oppure andava a prendere Viola quando avevo qualche impegno imprevisto! Viola le era molto affezionata, lei è una persona veramente spassosa e adora i bambini, e poi "fa la matta" e loro apprezzano.

Mi ha chiesto di te, Paolo, le ho detto che arrivi domani e forse (ma molto forse), mi accompagnerà alla stazione a prenderti. Dico forse molto forse perchè è sempre di corsa, per stare dietro a figli e nipoti (tre figli e quattro nipoti, l'ultima, nata 5 giorni fa, si chiama Viola). Cucina benissimo e un tempo andavo a pranzo o cena a casa sua con una certa regolarità. Anche con lei ci siamo un po' perse, ma quando ci vediamo è sempre una gioia.

La terza è Maresa, lei l'hai incontrata, è la mia amica di Tarquinia. una donna pratica, concreta a cui so di poter chiedere aiuto quando ho bisogno e con cui posso parlare di tutto. Ci siamo conosciute un po' per caso: frequentavamo entrambe un corso di computer organizzato dal Comune presso le scuole di Spilamberto e dato che i computer erano insufficienti per tutti ed io capitavo sempre con un tizio un po' poco gradevole, una sera io e lei ci siamo guardate, lei ha capito il mio disagio e mi ha invitato ad andare in coppia con lei. Per il resto del corso non ci siamo più lasciate e poi è nata una amicizia, per me, molto bella. Frequentiamo persone diverse per cui ci vediamo molto poco, ma siamo molto affezionate, almeno così è per me.

Anche se ci vediamo poco  a lei va tutta la mia riconoscenza e la mia stima.

Ecco, ti ho raccontato di queste persone che hanno contribuito a rendere la mia vita qui quello che è stata, attrici assieme a me e a Viola, di un film ben recitato e ben visto, ben vissuto.

Altre persone ci sono state, ma questa forse sarà un'altra puntata di questa storia raccontata.

Caterina Regazzi



Post Scriptum



Visto che non ho tanta memoria, mi piace scrivere queste poche cose, semplici e chiare, sperando di lasciare una traccia per quando la vita e la salute mi porteranno chissà dove, forse a me stessa o a qualcuno che viene dopo di me, piacerà rileggerle. Ti amo e mi piace condividere con te questo ed altro. Ripensare a queste cose ormai almeno in parte passate, mi fa capire quanto sia importante vivere bene il momento che sto vivendo, quelle cose le ricordo così vividamente perchè sono state cariche di emozioni per me e sarebbe bello vivere tutto così intensamente. Caterina