sabato 22 ottobre 2011

Alberto Meriggi e Treia – Storia, cultura locale e bioregionalismo nella “Lectio Magistralis” tenuta il 15 ottobre 2011 nella Sala Consiliare del Comune di Treia...

Treia (Macerata)


E' buona norma, nell'approccio bioregionale, prima di tutto tentare di conoscere l'ambito che si vuole individuare, delimitandolo attraverso lo studio geomorfologico del territorio, della flora e della fauna. Questo ho cercato di farlo compiendo varie perlustrazioni attorno Treia, visitando le colline circostanti e le adiacenze dell'abitato, e osservando fiori, arbusti, alberi da frutto, piante selvatiche, insetti, uccelli ed animali vaganti, ed ascoltando le grida ed i rumori dei piccoli allevamenti rurali, con maiali, papere, galline, mucche, etc. Una volta compiuta questa opera, ed avendo anche preso visione e studiato le varie componenti urbanistiche che contraddistinguono l'antico borgo di Treia, ho tentato di riconoscere il contesto sociale e comunitario di Treia, sia quello antico e storico che quello presente, per come si è manifestato in questa piccola bioregione, composta di un monticello con le piane circostanti.

Per quanto riguarda il presente non ho avuto molti problemi, la conoscenza fortuita di vari personaggi treiesi e l'incontro e la immediata familiarità creatasi con la gente del posto mi ha consentito di apprendere lo spirito della comunità, la sua caratteristica peculiare e le sue note culturali. Mi sono sentito a mio agio in mezzo a questa comunità che sembra molto affezionata al luogo ed alle sue tradizioni popolari. Mi mancava quindi la conoscenza degli eventi storici che hanno configurato questo tipo di società.... Questa lacuna è stata ampiamente colmata, con un colpo di fortuna che mi ha consentito, nell'arco di alcune ore, di apprendere i minuti particolari della storia di Treia, partendo dai primordi sino all'unificazione d'Italia ed al periodo attuale. L'occasione è stata la manifestazione occorsa il 15 ottobre di quest'anno, presso la splendida sala consiliare del Comune in cui si è svolta una tavola rotonda, sugli eventi e sui contributi di Treia e dei suoi abitanti alla storia patria.

L'incontro, un “talk show” com'è stato definito dal suo ideatore e conduttore Alberto Meriggi, si è svolto con sapiente mescolamento di colori e di sapori... Foto, esibizione di cimeli, canti popolari, poesie, rimembranze romantiche, etc. Ma prima di continuare nella descrizione vorrei dire alcune parole sulla persona di Alberto Meriggi. Un docente universitario ad Urbino, nativo di Treia e qui residente, che conobbi in occasione di una battaglia -da lui sostenuta e portata avanti con determinazione- per la salvaguardia del paesaggio treiese, imbrattato da lucidi e neri pannelli di silicio posizionati a migliaia nei campi del circondario. Un vero scempio paesistico.

Durante un paio di incontri avuti con lui per strada mi colpì la sua modestia e semplicità di eloquio, pur nella profondità dei temi trattati nella difesa bioregionale.

Così il pomeriggio del 15 ottobre, mentre a Roma si svolgeva la fatidica marcia contro la corruzione del sistema, purtroppo degenerata in tafferugli non voluti dagli organizzatori, qui a Treia si cantava e descriveva il vantaggio ricevuto dalla comunità locale nel ricongiungersi pienamente alla patria. Ed anche Treia ha svolto la sua parte per la ricongiunzione... Questo ha comunicato Alberto Meriggi, corroborando le sue parole con numerose testimonianze. Durante la manifestazione comunale ho notato il religioso silenzio della folla numerosa e attenta. Io stesso sono rimasto avvinto ed immobile per tutto il tempo della narrazione e delle varie performances. Potrei meglio definire questo “talk show” con il titolo di “lectio magistralis”.

Ed ora, per contestualizzare l'evento e dare un senso di presenza diretta .. ecco una cronaca rapida su quel che è avvenuto durante l'incontro.


 Foto di gruppo del 15 ottobre 2011: (Da sinistra) prof. Gilberto Piccinini, prof. Alberto Meriggi, prof. Annita Garibaldi Jallet, Luigi Santalucia sindaco di Treia


“Anche Treia ha fatto l’Italia” il titolo scelto da Alberto Meriggi ha ben rispecchiato gli obiettivi dell’evento che, da quanto annunciato in precedenza, erano solo quelli di dimostrare la presenza, finora sconosciuta, di personaggi, avvenimenti, aneddoti e situazioni particolari, nella vicenda storica treiese e marchigiano, particolarmente nel periodo rinascimentale. La conoscenza e l’amicizia personale di Meriggi ha fatto si che intervenissero a Treia per l’occasione, innanzitutto la prof. Annita Garibaldi Jallet, come ospite d’onore, il prof. Gilberto Piccinini, il prof. Leone Cungi e alcuni discendenti di patrioti treiesi.

La manifestazione ha avuto inizio con il saluto del sindaco Luigi Santalucia e dell’assessore provinciale maceratese Bianchini. Meriggi ha dato il via all’evento vero e proprio dando la parola ad Annita Garibaldi Jallet, pronipote dell’eroe dei due mondi perché figlia di Sante, a sua volta figlio di Ricciotti Garibaldi. Il primo intervento della Garibaldi è stato brillante e alla mano. Lei che ha detto di aver girato tutto il mondo per queste celebrazioni, si è mostrata meravigliata, ma con soddisfazione, della partecipazione di tante persone in una piccola comunità come quella di Treia. Subito dopo ha seguito la lettura da parte di Renato Pagliari di un brano presente in un giornale del 1932, pubblicato in occasione dell’inaugurazione del Monumento ai Caduti di Treia. Poi due giovani musicisti, Matteo Ortenzi e Davide Pucci, hanno suonato e cantato la famosa Ballata del Bellente, scritta da Giuseppe Gasparrini per ricordare le gesta del brigante appignanese Pietro Masi, detto Bellente, un renitente alla leva che diventò brigante e che fu ucciso in territorio di Treia. La tragedia chiuse a Treia il periodo dell’occupazione napoleonica. Da quella vicenda, puntualizzata da una conversazione con il prof. Mario Buldorini, Meriggi ha cominciato a raccontare, utilizzando immagini inerenti al parlato, lo sviluppo del patriottismo treiese, attraverso lo svolgersi dei fatti e la vita dei vari personaggi.

E’ emerso subito che le radici del Risorgimento locale hanno visto come protagonisti il conte Andrea Massimiliano Broglio d’Ajano, che, dopo aver combattuto in zona e anche con Gioacchino Murat, andò a morire nel 1828 in Grecia per la libertà di quei popoli, il poeta Giacomo Leopardi che scrisse la canzone “A un vincitore nel pallone” dedicandola al giocatore di bracciale treiese Carlo Didimi, e lo stesso giocatore Carlo Didimi. Quest’ultimo fu il primo organizzatore a Treia di attività di cospirazione contro il governo dello Stato pontificio. Il Didimi, insieme ai suoi compagni giocatori locali Luigi Butironi (di cui Meriggi ha mostrato per la prima volta la foto inedita) e Pacifico Fortunati, approfittava delle trasferte per le partite per avvicinare altri patrioti e le associazioni carbonare. Partecipò anche ad azioni militari a causa delle quali venne anche perseguitato col rischio dell’arresto. La signora Maria Teresa Fuscà, discendente di Didimi, ha puntualizzato aspetti della vita del campione e riferito alcuni aneddoti sul personaggio e la sua famiglia. Meriggi ha mostrato per la prima volta il certificato di morte di Didimi dal quale ha ricavato diverse informazioni. Poi è stata data la parola al prof. Leone Cungi di Monte S. Savino, studioso del gioco del pallone col bracciale, il quale ha presentato una breve relazione, con immagini, sui rapporti di Didimi con altri giocatori italiani patrioti. Carlo Didimi fece a Treia molti proseliti tra i giovani, tanto che diversi di loro abbracciarono le sue idee politiche e partirono per le guerre di indipendenza per arruolarsi nell’esercito regolare o come volontari nelle file garibaldine. Il conduttore ha iniziato a parlare dell’epopea garibaldina e dei treiesi che combatterono con Garibaldi.

A questo punto sono emerse alcune novità e sorprese. Contrariamente a quanto ritenuto finora, Meriggi ha dimostrato che numerosi sono stati i patrioti treiesi che hanno combattuto nelle file garibaldine come volontari e non solo i due ricordati in una iscrizione marmorea nel palazzo comunale. Sono stati fatti i nomi di tutti, attraverso la testimonianza di fonti d’archivio, e sono stati indicati i luoghi in cui hanno combattuto. Altra sorpresa interessante è stata la presentazione della foto di Luigi Bonvecchi, assolutamente sconosciuta a Treia, il garibaldino treiese che partecipò alla spedizione dei Mille. Di lui e del garibaldino locale Giovanni Sacchi, morto a Bezzecca, sono stati presentati documenti riguardanti la loro vita, la famiglia e il mestiere che svolgevano. Garibaldini treiesi furono presenti in tutte le battaglie condotte da Garibaldi, come Filippo Pierucci che nel 1849 prese parte alla difesa della Repubblica romana e del quale il pronipote Silvano ha presentato dei curiosi documenti, come i Comandamenti del garibaldino, e la camicia rossa con cappello del suo avo, del quale Meriggi ha mostrato anche la foto finora sconosciuta. Altri treiesi furono presenti in Trentino, alla difesa di Venezia, nella battaglia di Lissa e in quella di Castelfidardo, a Mentana e alla Breccia di Porta Pia. Meriggi ha fatto i nomi di tutti e ha voluto che l’elenco completo venisse allegato nella cartella di sala distribuita a tutti gli intervenuti. Interessante è stato anche il riferimento ad intellettuali e politici treiesi che hanno contribuito all’Unità d’Italia, come il dantista Giulio Acquaticci, del quale ha parlato la discendente Stefania Acquaticci, e il deputato e senatore del primo parlamento Carlo Luzi, il cui discendente marchese Gianfranco Luzi era presente in sala.

L’exursus storico è stato alleggerito, come detto all'inizio, da brani cantati dai due musicisti, riguardanti canti contadini marchigiani dell’epoca e canzoni popolari sull’emigrazione. Il lettore ha più volte letto brani di sonetti riguardanti i costumi dell’epoca del poeta-sarto treiese Raffaele Lausdei. Alla fine Annita Garibaldi ha chiuso l’evento con un intervento interessante nel quale ha ripreso i temi trattati da Meriggi e li ha puntualizzati e sottolineati. Ha anche elogiato il lavoro svolto a Treia dicendo che la manifestazione è stata ben organizzata e condotta. Alla fine Meriggi ha letto una poesia, scritta negli anni Cinquanta del Novecento dal poeta locale Rolando Sensini, avente per tema il pianto di una madre davanti al ritratto del figlio morto in guerra e, salutando i presenti, ha auspicato un futuro migliore per l’Italia unita, riferendo parole del Presidente della Repubblica.
Per concludere, una breve considerazione... Il senso di appartenenza e l'amore per il luogo in cui si vive è una condizione essenziale per il riconoscersi ri-abitanti bioregionali. Infatti nella adesione al bioregionalismo non si chiede l'appartenenza stretta all'etnia originaria di una data bioregione ma si sottintende la piena compartecipazione all'habitat ed alla cultura che vi si manifesta, nell'agire in sintonia con i viventi e confondendosi nella storia e tradizione locale. Perciò è importante conoscere il substrato culturale in cui una società bioregionale ha trovato il suo humus. Per questa trasmissione ringrazio vivamente Alberto Meriggi.


Paolo D'Arpini


 
Referente P.R. Rete Bioregionale Italiana
Presidente del Circolo vegetariano VV.TT.

Carta degli intenti della R.B.I.: http://retebioregionale.go.ilcannocchiale.it/?r=28856
Sito del CircoloVV.TT.: http://www.circolovegetarianocalcata.it/

Testimonianze raccolte sulla nascita del termine “Spiritualità Laica” e sulla fondazione di un apposito “convento” in cui approfondirne lo studio e la pratica....

Paolo D'Arpini che canta  nella Grotta di Meditazione a Calcata


Da un bel po' di tempo sto cercando di raccogliere documenti e testimonianze sulla nascita (sull'uso del termine) del concetto di “Spiritualità Laica”.

Purtroppo sono un confusionario e non riesco mai a tenere un esatta cronologia degli eventi vissuti.. soprattutto quelli che -nel momento- non sembrano rivestire particolare importanza. Infatti di spiritualità, in forma laica, me ne occupo dall'estate del 1973 (questa data la ricordo bene in quanto fu particolarmente importante, fu l'anno in cui fui iniziato dal mio maestro Swami Muktananda). Dopo di che la mia pratica ha avuto molti momenti cruciali e varie svolte. Ma avvenne circa dalla metà degli anni '90 che cominciammo a tentare un percorso condiviso, sempre in termini laici, con altri cercatori spirituali conosciuti nel corso degli anni a Roma ed in Italia. Ricordo ad esempio un paio di riunioni tenute al Circolo vegetariano VV.TT. di Calcata, in cui venne fondato un gruppo denominato Spirito senza Frontiere.

In seguito durante un'altra riunione fu usata per la prima volta la parola Spiritualità Laica, coniata da Antonello Palieri. Poco dopo fondammo a Roma, presso Bibliotè, anche un comitato dedicato appunto alla Spiritualità Laica, ed in quella veste organizzammo diversi eventi fra cui vari festeggiamenti sincretici e laici, in forma di passeggiate ecologiste e di conferenze ed incontri vari, spesso in corrispondenza del 4 ottobre celebrazione del Santo Francesco e di Gandhi. La tradizione del 4 ottobre è andata avanti negli anni. Ma soprattutto è andata approfondendosi la ricerca sui significati e sul modo attuativo della Spiritualità Laica.

Negli ultimi mesi, da quando abito a Treia,  sto cercando di raggruppare  i numerosi articoli ed interventi sinora scritti sul tema.. Ed oggi durante una ricerca in tal senso ho scovato un comunicato stampa emesso nel dicembre 2006, in cui annunciavo la mia intenzione di fondare un apposito convento per lo studio e la pratica della Spiritualità Laica. L'idea anche in questo caso era un misto d'ispirazione fra il pensiero di Antonello Palieri che pensava ad un vero e proprio “monastero per lo studio di etica e morale laica” e la mia visione naturalistica che aveva già trovato una attuazione con la fondazione a Calcata del Tempio della Spiritualità della Natura (sorto nella ex discarica di Calcata sin dal 1984). Antonello avrebbe preferito veder sorgere il Convento sul monte Soratte, mentre io prediligevo l'idea della sua ubicazione in uno spazio naturalistico, in chiave sincretica, avendolo definito precedentemente “Parco di tutte le Religioni”.

Ma... le idee vanno e vengono e poche trovano una attuazione concreta... l'unica cosa certa è che (almeno) l'idea ed il filone della Spiritualità Laica ha attecchito nella società moderna.. basti vedere quante pagine sono reperibili con questa voce sui motori di ricerca in internet.. (c'è anche un nostro gruppo su facebook....).
Comunque, ecco qui un documento certo e datato che fa riferimento ai nostri progetti, pubblicato dall'ADNkronos il 2 dicembre 2006:

“Calcata, 2 dic. 2006 (Adnkronos) - “Abbiamo gettato le fondamenta del convento della spiritualità laica” afferma Paolo D’Arpini, presidente del Circolo Vegetariano di Calcata, il borgo ‘sospeso’ tra Roma e Viterbo, che negli anni Sessanta faceva parte dei “1400 centri fatiscenti da demolire”, oggi visitato da 350mila persone l’anno. D’Arpini ha promosso una riunione dei “sostenitori e quadri generali della spiritualità laica”, presso il centro culturale “Il Granarone”, fondato da Marijcke van der Maden, in ricordo dell’antico granaio etrusco. Calcata è stata di nuovo famosa, negli ultimi decenni del Novecento, soprattutto dalle proposte e dalle provocazioni del Circolo Vegetariano di Paolo D’Arpini.
“Il convento della spiritualità laica – da un’idea di Antonello Palieri – è stato progettato negli anni settanta, ma ha avuto finora pochi sostenitori, rileva Paolo D’Arpini, soprattutto per la resistenza di opposti fronti: quello laicista e quello più conservatore fra i cattolici. L’idea è risolta ed è quella di creare una sede per analizzare e discutere tutte le espressioni spirituali che arrivano a noi, in particolare, dallo studio della poesia, della letteratura, dalla musica e dalle arti visive di tutto il mondo"

Bene, concludo questo articolo rivolgendo un appello a tutti i compartecipi dell'avventura spirituale laica, che assieme a noi hanno provveduto a “ufficializzare” un percorso, affinché spremano le meningi e cerchino di riepilogare i fatti nella loro mente, descrivendone il percorso nella memoria...

Cordiali saluti, Paolo D'Arpini



 

Pensiero spirituale laico:

In the consciousness hierarchy there are three stages:

1) Jivatman (individual soul). Is the one who identifies himself with the body-mind.
One who thinks i am a body, a personality, an individual apart from the world.
He excludes and isolates himself from the world as a separate personality because of identification with the body and the mind.

2) Next only the beingness,or the consciousness,which is the world.
"I AM" means my whole world.Just being and the world. Together with the beingness the world is also felt - that is Atman (The Self).

3) The Ultimate principle that knows this beingness cannot be termed at all.
It cannot be approached or conditioned by any words. That is the Ultimate state.

The Hierarchy I explain in common words, like: I have a grandson (that is jivatma).
I have a son and I am the grandfather. Grandfather is the source of the son and grandson.

The three stages cannot be termed as Knowledge. The term knowledge comes at beingness level.
I have passed on to you the essence of my teachings.

(Sri Nisargadatta Maharaj)

venerdì 21 ottobre 2011

Nisargadatta Maharaj... the cream of lay spirituality

 

Tappeto di Stelle - dipinto di Franco Farina



In tema di spiritualità laica d'assalto, una sessione di domande e risposte con Sri Nisargadatta Maharaj (di cui spesso leggete i pensieri sul dopo Giornaletto di Saul), egli è uno dei più grandi maestri non-duali laici della nostra epoca, lasciò il corpo nel 1981 e feci appena in tempo ad incontrarlo quell'anno, pochi mesi prima della sua dipartita... Forse alcuni di voi avranno letto il resoconto di quella mia esperienza. Comunque il dialogo che oggi vi propongo (in inglese) è molto illuminate per la nostra mente dubbiosa di occidentali nichilisti.. (Paolo D'Arpini)

 

"You are not yet here... I am here... Come in!" (Nisargadatta Maharaj)

 

Questions and answers:

Question: I agree that the world I live in and the God I believe in are both creatures of imagination.
But in what way are they created by desire?
Why do I imagine a world so painful and a God so indifferent?
What is wrong with me that I should torture myself so cruelly?
The enlightened man comes and tells me: 'it is but a dream to put an end to', but is he not himself a part of the dream?
I find myself trapped and see no way out.
You say you are free.
Of what are you free?
For heaven's sake, don't feed me on words, enlighten me, help me to wake up, since it is you who sees me tossing in my sleep.

Nisargadatta Maharaj: When I say I am free, I merely state a fact. If you are an adult, you are free from infancy.
I am free from all description and identification.
Whatever you may hear, see, or think of, I am not that.
I am free from being a percept, or a concept.



Q: Still, you have a body and you depend on it.

M: Again you assume that your point of view is the only correct one. I repeat: I was not, am not, shall not be a body.
To me this is a fact.
I too was under the illusion of having been born, but my Guru made me see that birth and death are mere ideas -- birth is merely the idea: 'I have a body'.
And death -- 'I have lost my body'.
Now, when I know I am not a body, the body may be there or may not -- what difference does it make?
The bodymind is like a room.
It is there, but I need not live in it all the time.


Q: Yet, there is a body and you do take care of it.

M: The power that created the body takes care of it.


Q: We are jumping from level to level all the time.

M: There are two levels to consider -- the physical -- of facts, and mental -- of ideas.
I am beyond both.
Neither your facts, nor ideas are mine.
What I see is beyond.
Cross over to my side and see with me.


Q: What I want to say is very simple.
As long as I believe: 'I am the body', I must not say: 'God will look after my body'.
God will not. He will let it starve, sicken and die.

M: What else do you expect from a mere body?
Why are you so anxious about it?
Because you think you are the body, you want it indestructible.
You can extend its life considerably by appropriate practices, but for what ultimate good?


Q: It is better to live long and healthy.
It gives us a chance to avoid the mistakes of childhood and youth, the frustrations of adulthood, the miseries and imbecility of old age.

M: By all means live long.
But you are not the master.
Can you decide the days of your birth and death?
We are not speaking the same language.
Yours is a make-believe talk, all hangs on suppositions and assumptions. You speak with assurance about things you are not sure of.


Q: Therefore, I am here.

M: You are not yet here.
I am here.
Come in!
But you don't.
You want me to live your life, feel your way, use your language.
I cannot, and it will not help you.
You must come to me.
Words are of the mind and the mind obscures and distorts.
Hence the absolute need to go beyond words and move over to my side.



Q: Take me over.

M: I am doing it, but you resist.
You give reality to concepts, while concepts are distortions of reality.
Abandon all conceptualisation and stay silent and attentive.
Be earnest about it and all will be well with you.


giovedì 20 ottobre 2011

Liste Civiche Marche: "Salviamo le Marche dagli odori pestilenziali del rigassificatore di Ancona e Falconara...."

Quel che potrebbe succedere a San Ciriaco



I partiti tendono ad archiviare la questione del rigassificatore di Ancona e Falconara come risolta, ma non è assolutamente così perché pende su questa scelta, la più scellerata dell’amministrazione regionale sia dal punto di vista ambientale che da quello politico, la decisione e il pronunciamento del Parlamento Europeo a cui si stanno appellando migliaia di cittadini marchigiani.

Di motivi ce ne potrebbero essere parecchi per invalidare questa scelta del centro sinistra marchigiano, dall’utilizzo improprio dei fondi europei in base agli accordi previsti dal DAMAC, al mancato rispetto delle convenzioni europee per la tutela dei diritti dei cittadini coinvolti, loro malgrado, da insediamenti impattanti e nocivi.

Per la nostra regione un pontile di 16 Km sul mare, che parte dalla già disastrata e inquinata Falconara per arrivare a 13 km di distanza dal centro di Ancona è un colpo mortale al paesaggio e di conseguenza al turismo. Avrà una incidenza negativa su tutte le attività correlate al settore ma anche sul valore delle proprietà immobiliari dell’area.

L’attività all’approdo delle mostruose navi rigassificatrici, alte come un palazzo di 12 piani e lunghe come tre campi di calcio, pompando milioni di litri d’acqua di mare ogni ora, spazza via l’ictio-plancton e sversa in mare ipoclorito di sodio danneggiando così anche l’attività ittica. A questo va sommato l’alto rischio che si porta dietro, perchè se mai dovesse esploderne una, avrebbe una potenza pari a 55 bombe atomiche.

Le Marche pagano già un altissimo prezzo ecologico alla nazione ospitando proprio gli impianti di raffinazione dell’API, ed oltre a questo gap sono anche autosufficienti nella produzione di energia secondo le quote previste dal PEAR.

Non si capisce quindi quale sia il motivo che ha Spinto Spacca e tutta la sua maggioranza, eccetto noi di Liste Civiche Marche, ha rimangiarsi le promesse fatte in campagna elettorale contro i rigassificatori e contenute nel programma.

Il motivo forse è semplice: i nostri politici sono più sensibili alle richieste dei potenti, come la famiglia Brachetti Peretti padrona di API, che alle legittime richieste dei cittadini. Sono così sensibili da voler addirittura diventare soci dell’impresa.

In sostanza stanno obbligando i marchigiani ad auto danneggiarsi con le proprie mani e soprattutto con i propri soldi, visto che i fondi regionali sono dei cittadini e non certo dei partiti.

Per questo Liste Civiche Marche assieme a Marche Rifiuti Zero e Movimento Consumatori si è fatta promotrice di una petizione al Presidente del Parlamento Europeo, iniziativa che ha immediatamente riscosso un notevole consenso permettendoci di raccogliere più di mille adesioni sul web e altrettante firme sui moduli cartacei.

Parallelamente continuano le assemblee pubbliche in tutta la regione per informare i cittadini e per organizzare una manifestazione regionale.

Ogni cittadino può contattarci per organizzare incontri informativi o firmare direttamente la petizione sul web all’indirizzo http://www.firmiamo.it/portiamo-il-caso-rigassificatori-al-parlamento-europeo


Liste Civiche Marche

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Con l'adesione della Rete Bioregionale Italiana
Referente P.R. Paolo D'Arpini

Facebook impicciona e troglodita, taglia i ponti con Paolo D’Arpini – Analisi sulla natura della mente in chiave di spiritualità laica…

Paolo D'Arpini al bar di Treia, non dovendo più  badare a Facebook



Care, cari,  voi mi vedete, su facebook, ma io non posso vedere voi, né pubblicare né leggere qualcosa sulla mia ex pagina. La storia è successa così.

Ieri sera, 19 ottobre 2011,  me ne stavo tranquillo a completare il Giornaletto di Saul, quando mi si è piazzata davanti agli occhi l’invadente pagina di facebook che si auto-referenzia e si auto-propone qualsiasi altra pagina web si abbia sul desk. Un po’ sono rimasto scocciato.. anche perché ho visto che si trattava di una chiamata chat ed io non amo chattare, anzi mi repelle… la richiesta di contatto era di Giovanna L., appena iscritta al gruppo della spiritualità laica ed a quello del bioregionalismo ed ecologia profonda.

Va beh, ho risposto con un saluto, pensando che fosse un’amica di Caterina.. ma questa Giovanna mi ha detto di non conoscere personalmente né me né Caterina, di abitare a Milano e di aver letto un paio di anni fa un mio articolo sulla natura della mente in chiave di spiritualità laica su non so più quale rivista…

Dico non so più quale rivista poiché non solo ho dimenticato il nome.. ma non posso nemmeno andarlo a cercare sulla posta di facebook dato che subito dopo aver chattato mi è apparsa una pagina in cui facebook, in buona sostanza, mi ha cancellato dal social network.

Appare all’inizio questa scritta: “Completa il controllo di sicurezza. I controlli di sicurezza aiutano a mantenere Facebook un sito affidabile e privo di spam. 1) Identifica le foto dei tuoi amici 2) Verify my account with a phone. - Insomma si fanno gli affari miei e vogliono che io comunichi il mio numero di telefono obbligatoriamente, per un controllo su non so che.. e siccome non ho telefono e comunque non intenderei consegnarlo al centro dati di facebook… ecco qua che non mi consentono più l’accesso. Infatti non avendo completato il controllo richiesto appare questa scritta: “Questo contenuto non è al momento disponibile. Impossibile visualizzare la pagina richiesta al momento. La pagina potrebbe essere temporaneamente non disponibile, il link su cui hai cliccato potrebbe essere scaduto o potresti non disporre dell’autorizzazione a visualizzare questa pagina…”

Ma non importa, prima o poi lo sapevo che avrei dovuto interrompere questo rapporto contro-natura con il demone facebucco…

In ogni caso sono riuscito almeno a ritrovare l’articolo per cui Giovanna L. mi ha cercato, è del 8 giugno 2009, e lo scrissi quando, ancora abitando a Calcata, sbarcavo il lunario alla Stanzetta del Pastore, facendo la lettura della mano et similia… Eccolo qui di seguito:


Analisi sulla natura della mente in chiave di spiritualità laica…

“Luce e luce riflessa condividono la stessa natura fondamentale, come esistenza e coscienza, spirito e materia, sono un’unica cosa”.La mente è uno specchio che riflette la luce interiore per dirigerla verso gli oggetti esterni, questi oggetti vengono identificati tramite la capacità di emissione ed intensità dello specchio. Da bambino adoravo giocare con uno specchietto rubato a mia madre, con esso catturavo la luce solare e la dirigevo, attraverso una finestrella, dentro una cantina buia. Solo ciò che era illuminato dal fascio luminoso era visibile mentre il resto delle pareti e delle cose accatastate sul pavimento restava oscuro. Esattamente allo stesso modo funziona la mente, che illumina il mondo esterno.

Per analogia vediamo che la sorgente di luce, il sole, è come la consapevolezza suprema mentre lo specchietto è la mente. Ma la mente stessa, in effetti, è cosciente, essa è l’aspetto riflettente della coscienza. Dico “riflettente” per indicare la sua propensione a rivolgersi verso l’esterno. La mente non è altro che la capacità della coscienza di esteriorizzare se stessa.

Questo processo proiettivo lo possiamo osservare durante il sogno, in cui la mente da se stessa ed in se stessa crea un intero mondo, con varie entità in rapporto fra loro incluso un personaggio identificato dal sognatore come se stesso. Questo è il gioco della mente che fa apparire la forma dell’io e dell’altro. A questo punto il dubbio sorge “com’è possibile che la consapevolezza possa venire intrappolata e limitata dalla mente?”. In verità la limitazione della coscienza non è reale, allo stesso modo in cui la luce del sole non risulta compromessa o menomata dallo specchio, parimenti la pura consapevolezza è intonsa e non divisa dall’operato immaginario della mente individuale.

Dove sono interno ed esterno per la coscienza suprema che entrambi li compenetra e li supera? In realtà la sola idea di una tale separazione è impensabile nella sorgente di luce che unicamente è. Prendiamo ad esempio il sognatore che non viene menomato o compromesso dal suo sogno, essendo lui stesso ogni cosa proiettata nel sogno ed allo stesso tempo non essendone alcuna, parimenti la coscienza individuale e la pura consapevolezza si pongono negli stessi termini di relazione.

Una volta, in risposata alla domanda “cosa impedisce all’indifferenziata luce della coscienza di rivelarsi direttamente all’individuo che l’ignora”, il saggio Ramana Maharshi rispose “come l’acqua in una pentola riflette il sole nei limiti ristretti del contenitore, così le tendenze latenti (predisposizioni mentali), che agiscono da mezzo riflettente, catturano l’onnipervadente ed infinita luce della coscienza presentandosi nella forma del fenomeno chiamato mente”. Questa risposta del saggio ci fa percepire come la mente non sia altro che un agglomerato di pensieri, in cui primeggia il pensiero “io” dal quale sorge la falsa nozione di un individuo separato, che in realtà è illusorio tanto quanto la presunta separazione di un personaggio sognato rispetto al sognatore.

Attenzione, consideriamo però che il tentativo di comprendere intellettualmente questo processo è solo uno degli aspetti del “sogno” e non la verità. Infatti i saggi indicano la verità come ineffabile ed incomprensibile alla mente (intendendo la mente separativa ed esteriorizzata), tanto quanto l’immagine riflessa nello specchio non può capire o sostituirsi alla persona che vi si riflette. Un riflesso è solo riflesso non è sostanza.

E dunque com’è possibile giungere alla “sostanza” che noi siamo?

Colui che osserva, essendo in se stesso coscienza, non può mai divenire un “oggetto”. L’oggettivazione è una componente del dualismo esternalizzato: “conoscitore, conosciuto”. Ma questa dualità può essere ricomposta in un “unicum” in cui, scomparendo la diversificazione (ovvero l’elemento riflettente rivolto all’esteriorizzazione) permane la semplice “conoscenza”. Questa è la consapevolezza indifferenziata per ottenere la quale Ramana Maharshi consiglia: “Quando l’io (ego o mente) rivolge la propria attenzione alla sua sorgente, le tendenze o predisposizioni mentali accumulate si estinguono ed in assenza di queste (che sono il mezzo riflettente) anche il fenomeno originato dalla “riflessione”, ossia la mente, scompare e viene assorbito nella Luce della sola Realtà (il Cuore)”.

Eppure malgrado sia in fondo semplice e diretta l’auto-conoscenza resta un esame alieno ai più. La gente rifiuta di conoscersi, preferisce il mistero e l’ignoranza, evidentemente a causa di quelle famose tendenze mentali accumulate dalla mente, stipate nella memoria e nell’immaginazione.

Oggi a Calcata ne ho avuto ancora una volta conferma osservando il comportamento delle persone che si avvicinavano alla Stanzetta del Pastore, il luogo in cui metto a disposizione la mia esperienza in forma di “lettura della mano, archetipi e divinazione, psicologia transpersonale e conoscenza di sé “. Già il posto è molto nascosto e radi son coloro che arrivano in quel nascosto spiazzo di Via Cavour, inoltre quasi tutti si fermano davanti alla porta, leggono i messaggi ed esclamano fra loro “no, no… andiamo via, io non voglio sapere certe cose..”. Questo non impedisce ad alcuni di fotografare l’ingresso in legno molto “caratteristico”, commentando il recondito significato dei messaggi, andandosene per poi forse ritornare e poi ancora riandarsene senza aver avuto il coraggio di metter il naso dentro.

Di quei pochissimi che entrano una parte resta delusa “perché volevano sapere gli amori e gli affari”, si sentono defraudati “dalla lunga spiegazione inutile”, pensano che “gli ho fatto perdere un sacco di tempo, mentre potevano andarsene in giro per Calcata a divertirsi..” Quelli che pazientemente mi hanno sopportato fino all’ultimo, forse solo per buona educazione, se ne vanno lasciando pochi spicci, qualche monetina a mo’ di elemosina, perché in fondo “cosa avrà detto mai questo, che già non conoscessi? Solo chiacchiere e perborini”. Limitatissimo il numero di coloro che apprezzano il discorso e che se ne ricorderanno, forse.. saranno un paio, e forse verranno ancora a cercarmi, e di questi uno solo magari mi troverà… negli anni.

Paolo D’Arpini

mercoledì 19 ottobre 2011

In memoria di padre Anthony ELENJIMITTAM... il sacerdote sincretico di Assisi



Ante Scriptum

Conobbi,  il 4 ottobre di diversi anni fa, Padre Anthony ELENJIMITTAM,  un sacerdote  cattolico di origine indiana.  Di lui lessi anche varie traduzione di testi sacri induisti e buddhisti, infatti  padre Anthony seguiva una via sincretica e non si fece mai portatore di un messaggio di divisione tra le varie fedi. Questo è un aspetto che apprezzai molto di lui, tra l'altro ricordo che durante un incontro tenuto ad Assisi, con vari esponenti della Rete Bioregionale Italiana, fra cui Etain Addey, Felice Rosario Colaci, Luisa Moglia ed il sottoscritto, danzammo assieme in cerchio.. al canto per tutte le creature di Santo Francesco. Io in quella danza tenevo per  la mano il padre e sento ancora quel dolce tocco...  

Una bella esperienza che oggi mi è tornata in mente mentre apprendo. che  nel giorno 4 ottobre 2011,  egli si è  ricongiunto  con l'Assoluto!  

Paolo D'Arpini

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   "Però chi d'esso loco fa parole
     Non dica Ascesì, chè direbbe corto,
      Ma Oriente, se proprio dir vuole".
      (Par.,c.XI-52)

Questo passo di Dante nella Divina Commedia, parlando di Assisi, riunisce in poche rime, due tra i più grandi amori di Padre Anthony,  che l'hanno accompagnato in tutta la sua vita;  Assisi e il suo nume tutelare San Francesco (ha infatti "programmato il suo "ritorno a casa " il 4 ottobre-San Francesco ) e  l'Oriente, della cui filosofia, spiritualità, consapevolezza di pensiero e di vita, è stato un profondissimo illuminato conoscitore.  Riunendo in sè i due poli mistici, occidentale e orientale, unitamente a una vastissima conoscenza del " Sapere Universale", ha cercato poi, attraverso la sua rocambolesca vita, di donare tutto questo a tutti quelli che hanno avuta la fortuna di conoscerlo, ed io sono stata uno di quelli,  con umiltà e soprattutto con Amore,  cercando di risvegliarci a noi stessi.

In uno dei tantissimi libri da lui scritti ( e che troverete elencati nel link sottostante preparato da Alessandro) " FRANCESCO D'ASSISI Lo yoghi dell'amore cosmico", c'è un piccolo comma in cui lui parla di Francesco, ma nel quale, in realtà, io rivedo lui e ciò che sperava ardentemente per tutti noi:

....."La sua struttura psichica, etica, spirituale ed esoterica si può spiegare soltanto ammettendo in lui il risveglio e la crescita di quel germe che tutti noi abbiamo e che dovrebbe portarci dalla vista fisica delle cose alla luce del sole, alla  vista mistica di una realtà illuminata dalla luce dello Spirito."

Ti salutiamo con un arrivederci in Quella Luce, che non può essere che pura gioia.

Franca Chichi




PADRE
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Per Ricordare PADRE ANTHONY ELENJIMITTAM padreanthony.org www.
L’apostolo itinerante dell’unione delle religioni, le cui esequie si sono  svolte ad ASSISI.

Esperienze dirette – L’insegnamento spirituale di Ramana Maharshi e la pratica spirituale laica nella vita di ogni giorno…


Recitando una piccola parte...


“I am here to make gurus, not disciples”
(Nisargadatta Maharaj)
Ricordo “quell’odore da ospedale psichiatrico” che vi si respirava ma in realtà era un ospedale in cui recuperare la propria integrità e la coscienza di sé. Basta con le proiezioni mentali, desideri e speranze, solo un’attenzione tersa ed insostituibile diretta all’Io. A quel punto di consapevole presenza che non poteva più essere ignorato. Trascurare l’Io per rincorrere sogni ed immagini da film? Che follia era mai stata quella?

Eppure per i primi 29 anni trascorsi della mia esistenza terrena era accaduto che avessi identificato me stesso con gli eventi vissuti… ed ora, improvvisamente, mi trovavo ad osservare l’incongruità di questo atteggiamento. In seguito l’avrei definito: illusione!

Certo, quell’ashram di Ganeshpuri in cui ero capitato, per dimostrare a qualcuno la mia intelligenza ed il mio valore nell’agire, ora mi restituiva il senso dell’Essere, privo di orpelli… e mi poneva di fronte a me stesso, qual io sono.

Un processo alquanto doloroso, in alcuni momenti di ribellione, un “percorso di guarigione“ che mi sbatteva davanti agli occhi, continuamente e costantemente, la mia pretesa di sentirmi sano, vivo e vegeto, ma in un mondo di matti… Macché non erano gli altri ad essere matti, il folle ero io che mi ero lasciato illudere e trascinare nella trama del film…

Ed in mezzo a tutto quel malessere giocoso eccola lì, la figura totalmente libera del Guru. Quel me stesso perfetto ed intoccabile che mi sorrideva ironico. Da ciò la mia certezza di poter guarire da quello strano male autoassunto.

Insomma, aldilà di ogni mia scelta me ne stavo quieto in quel sanatorio spirituale, con il solo apparente scopo di distruggere il personaggio che premurosamente mi ero costruito addosso negli anni. Sgrullandomi di dosso le paure e i desideri e le speranze di diventare qualcun altro…

A fè mia, in quale compito di guarigione ero incappato.. e senza spiegazione ricevuta, solo una comprensione vagamente intuitiva del come funzionasse la cura, eppure stava accadendo che…

L’unica “consolazione” razionale (per il mio intelletto sconvolto), che mi aiutava a capire il perché fosse necessario togliersi le croste di dosso, la trovai nell’illuminante libro scovato per “caso” nella ex stalla che fungeva da dormitorio, si trattava di “The spiritual teaching of Ramana Maharshi”.

In esso non si parlava di religioni e nemmeno di Dio. Si parlava di cinematografo e di come io mi fossi trasformato da semplice spettatore in uno dei personaggi proiettati nel film.. la descrizione impietosa del mio deludente stato era motivo di esaltazione ed allo stesso tempo di atroci sofferenze.. Avevo sprecato nell’illusione gli anni migliori della mia giovinezza, mi ero trasformato in un cartoon inseguendo l’ipotetica realtà del mondo.. Com’era potuto accadere?

E mentre apprendevo, leggendolo in quel libro che sembrava fatto apposta per me, un ricettario medico senza parafrasi, – scritto in forma semplice e indiscutibile- sul qual’era stata la mia condizione e qual’era la mia vera posizione, ecco che davanti ai miei occhi risplendeva costantemente la forma beata ed intonsa della mia vera natura, era il volto sorridente di Muktananda, la dimostrazione vivente di chi io sono realmente! Nessuna parola scambiata, nessuna istruzione (o quasi), solo i miei occhi sbarrati davanti ai suoi nel riconoscimento della Verità….

Eppure, chissà, se non avessi letto quelle semplici frasi di Ramana Maharshi forse la mia mente non avrebbe accettato il risveglio, forse avrei deciso di essere capitato in una “maison de fous”, in un manicomio, in cui vedevo aggirarsi zombies allucinati e beati, oppure completamente accigliati e tristi.

La pratica senza la teoria oppure la teoria senza la pratica sono deleterie.. ma per fortuna allo Sri Gurudev Ashram di Ganeshpuri convivevano entrambe.

Ma ora vorrei soffermarmi un po’ sulle parole rubate a Ramana e che rispondevano alle mie domande…

Sul silenzio e sulla solitudine.

Domanda: E’ utile il silenzio?
Risposta: Il silenzio interiore è abnegazione e l’abnegazione è vivere senza il senso dell’io (ego).


Domanda: E’ necessaria la solitudine per un cercatore spirituale?
Risposta: La solitudine è nella mente dell’uomo. C’è chi riesce a vivere in mezzo alla gente mantenendo tuttavia la perfetta serenità mentale, un simile individuo è sempre in solitudine


Domanda: Cos’è il silenzio?
Risposta: Quello stato che trascende la parola ed il pensiero è il silenzio. Esso è la Parola Eterna, che s’interrompe con la parola, perché le parole impediscono questo linguaggio muto. Un linguaggio che è continua eloquenza. In quella condizione terminano le parole e prevale il silenzio.


Domanda: Come facciamo allora a comunicare i nostri pensieri al prossimo?
Risposta: Ciò diventa necessario solo quando persiste il senso della dualità.


Domanda: Perché non vai in giro in mezzo alla gente a predicare la Verità?
Risposta: Come fai a sapere che non lo faccio? Predicazione consiste forse nel salire su un pulpito arringando la folla attorno? Predicazione è semplice trasmissione di conoscenza e questa avviene attraverso il silenzio. Cosa pensi di un uomo che ha ascoltato un discorso per ore senza esserne stato impressionato sino al punto di voler cambiare la sua vita. Paragonalo ad un altro che siede in presenza di un saggio e quando se ne va ha modificato completamente la propria concezione di vita. Cosa è meglio? Predicare ad alta voce senza risultati o stare in silenzio facendo emergere la forza interiore? Ed inoltre, come nasce il linguaggio? Esiste una Conoscenza astratta dalla quale si genera il senso dell’io, che a sua volta origina il pensiero ed il pensiero produce la parola. Così la parola sarebbe la pronipote della fonte originaria. Se ritieni che la parola possa produrre degli effetti giudica da te quanto maggiormente possa essere efficace il silenzio interiore. Ma la gente non comprende la pura e semplice verità, la Verità della quotidiana, onnipresente ed eterna esperienza. La Verità appartiene al Sé. Esiste qualcuno che non è consapevole del sé? Ma a questi non piace sentire la verità, mentre sono curiosi di conoscere cosa c’è nell’aldilà, vogliono sapere del paradiso, dell’inferno e della reincarnazione. Poiché amano il mistero e non la Verità.

Perciò le religioni provvedono a soddisfare le loro richieste. Ma alla fine, qualunque sia il percorso adottato, si deve tornare al Sé.
Perché dunque non dimorare nel Sé qui ed ora? Per speculare sull’altro mondo il Sé è necessario e non è differente da questo. Persino l’ignorante (nel senso di illuso dalle forme ritenute come reali e separate) quando percepisce gli oggetti li vede soltanto nel Sé.



Paolo D’Arpini


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Scrive Caterina: “Oggi sembra proprio che tutte le coincidenze si siano messe d'accordo per non farmi muovere, per farmi fermare e ascoltarmi. Prima la dimenticanza della borsa in ufficio che mi ha impedito di andare alla lezione odierna di Yoga, poi, Viola che mi chiede di ascoltarle la lezione di biologia e quindi forse non potrò andare al laboratorio di assaggio di mele antiche di Piero. Fermarsi ed ascoltarsi. Ma chi ascolta chi? E chi dice cosa a chi? Stamattina abbiamo ancora parlato io e te, ancora di Sé, maestri, sguardi. Mi hai raccontato dello sguardo di Muktananda, sornione, l'hai definito. Ma chi era Muktananda? Non era semplicemente una persona, che, in quel momento a un Te che era in un certo modo, con certi pensieri e certe propensioni, in quel momento, ha mostrato quale era il suo vero "essere", lo chiamo io. Oggi, avendo ancora nel mio inconscio le tue parole, uscendo dall'ufficio, ho incontrato due uomini, di nazionalità diversa, uno arabo e uno pakistano o srilankese, ci siamo fissati, prima con uno, poi con l'altro, per una frazione di secondo, non di più. Mi sono sentita come se in quel momento loro avessero potuto capire tutto di me, anzi, "sentire" quello che io sono. Ed io, di riflesso, vedermi, nei loro sguardi. Come quando, tante volte io e te vicini fissiamo i nostri sguardi e non capiamo più dove finisce uno e dove comincia l'altro. E poi si ritorna alla quotidianità, ed allora, al Sé si affianca l'io, con le sue false tendenze, ma a volte, giuro, non capisco più se è l'io o se è il Sé che mi inducono a andare verso una certa direzione o un'altra. Quel che è certo è che sentivo te vicino a me. E che il silenzio è un bel foglio bianco su cui far affiorare tutte le cose. E così, dopo la nostra telefonata, stamattina, ho proseguito a percorrere la strada osservando il paesaggio, quello stesso paesaggio che in primavera mi aveva riempito gli occhi con la meraviglia del verde e dei colori, e da cui avevo raccolto una bella collezione di fiori, oggi brullo, arido, sofferente, soffocato dalla polvere, assetato, sperando in almeno qualche goccia di pioggia. E invece ancora niente...”

Mia rispostina: “Mia Adorata Caterina, riesci sempre a riportare tutto sulla terra. e fai bene, perché siamo tutti la stessa cosa! Non dovremmo mai sentire differenze "di sostanza" fra noi e l'altro... Però, come giustamente tu stessa ti sei interrogata... chi è l'io e chi è il tu?”