martedì 6 marzo 2012
Latium Vetus da giardino delle delizie e culla di civiltà.. a suolo sterile e ricettacolo d'immondizie
È ora di dire con franchezza e senza infingimenti, che a causa del rischio proroga per la discarica di Malagrotta oltre giugno, che porterebbe a delle possibili sanzioni UE, tutti quei tentativi, definiti come “provvisori” delle aree "temporanee" di Quadro Alto a Riano Flaminio dove le Cave di Tufo risultano non essere dismesse come si voleva far credere, ma sono pienamente operative, di Corcolle-San Vittorino a due passi da Villa Adriana vicino a Tivoli, patrimonio Unesco; fino all’attuale sito citato spesso come “definitivo” di Pizzo del Prete area di grande rilevanza agricola, nei pressi di Palidoro nel Comune di Fiumicino, sono indice di una totale approssimazione e forse di un po' di incapacità, da parte di chi va ad affrontare queste problematiche.
Per fare chiarezza sulla scomoda questione dei rifiuti, bisogna ribadire con forza la netta distinzione che intercorre tra lo smaltimento e la gestione. Non è solo un problema del sito in cui fare l’impianto, ma del modo di ragionare passatista che lo fa scegliere per logiche di comodo.
Un libero arbitrio di alcuni individui che sulla base della forza e del ricatto, impongono ai cittadini scelte non condivise.
Se è pur vero che a volte le scelte impopolari devono essere anche coraggiosamente intraprese, se esistesse uno stato che ha una sua dignità e fierezza e non solo semplice sudditanza ai poteri forti, queste scelte dovrebbero però avere delle motivazioni chiare sul
perchè costruire in una parte anzichè in un'altra; per questo le indagini che si stanno facendo in questi giorni dovrebbero far riflettere se ci saranno o no delle chiare responsabilità in questa vicenda.
In più appare ormai significativo il "giocare" a Risiko, dei molti enti preposti, che mettono i propri inceneritori armati di speculazione in varie "posizioni", cioè in luoghi più politici che geografici, dove si faccia meno chiasso con l'opinione pubblica; ma questo sistema ormai è diventato poco attendibile, visto che le persone, iniziano
ad essere informate sui gravissimi rischi per l'ambiente e per la salute stessa che questi mostri incompatibili creano nel territorio in cui vengono a trovarsi.
Tra l'altro possiamo veramente credere che con quella mentalità affarista che sperpera e detta legge in tutto, si facciano veramente esami approfonditi idro-geologici, archeologici, geotermici ecc. sul dove posizionarle?
Quante località "sicure" e poi invece "scartate", hanno riempito le pagine dei giornali in questi anni: Pian dell'Olmo, Osteriaccia, Monti dell'Ortaccio, Castel Romano, Poggio la Piccionara, Pian di Gallo ecc.
Da Allumiere, in vicinanza di Cerveteri, si è passati a "preferire" Corcolle, qualcuno parla oggi di Paliano a Frosinone, tra smentite e ripensamenti, mentre Pizzo del Prete, nel Comune di Fiumicino, sarà scelto invece, se non si interviene in tempi rapidi, impedendolo non solo con giuste proteste di piazza, ma sopratutto con alternative
valide, il luogo assolutamente "idoneo" dove dovrà sorgere, tra tre anni, la nuova mega-discarica modello Malagrotta.
Ma è lo smaltimento irresponsabile, il sistema predominante con cui il mercato impone le sue regole, portando o a bruciare o ad uno sbrigativo conferimento nell’indifferenziato, tutto quello che si raccoglie, usando come mezzi l'inceneritore, per non "far vedere" dove vanno a finire i nostri rifiuti, la discarica come anello
principale di una infinita catena che crescerà sempre di più in una società che ha come modello imperante per il suo sviluppo, la parolina magica di "crescita".
Di contro, in una opportuna gestione basata sulla Raccolta Differenziata (RD) o il Porta a Porta (PaP), si riconsiderano quei normali processi che dovrebbero considerare i passaggi separativi e a volte molto lenti, che determinano la vita dei rifiuti.
Un atteggiamento in cui lo scarto non è più visto come un qualcosa di inservibile di cui liberarsi, ma è un qualcosa di utile e funzionale, che si può e si deve, recuperare e riutilizzare.
I rifiuti hanno una loro “vita” che accompagna che ci piaccia o no la nostra “vita”. Bruciarli come detto, non significa farli scomparire, ma significa solo cambiargli uno stato.
A tutti i personaggi che blaterano sciocchezze servirebbe incontrare i veri professionisti del settore che sono in grado di dimostrare, pragmaticamente parlando, che la soluzione reale per una virtuosa gestione deve partire da una riconsiderazione di quelli che vediamo solo come scarti negativi della nostra società.
Il Rifiuto è Risorsa! Deve essere trasmutato in un ciclo continuo a perfetta imitazione di ciò che da sempre fa la Natura!
In molti paesi europei questo principio è stato ben compreso e la Green Economy sul rifiuto, è diventata per alcune aziende anche molto redditizia.
Chi è all'avanguardia parla di Strategia Zero Rifiuti e di Porta a Porta spinto, sono gli incompetenti che difendono l'indifendibile, che dovrebbero svecchiare la loro congetture mentali e i loro stereotipi e schemi dimostratisi sempre fallimentari nell’applicazione concreta.
Tornando all' ipotesi di Pizzo del Prete, trattandosi di una faccenda scomoda in un territorio in cui siamo presenti e in cui da tempo proviamo a dare un nostro modesto contributo, diciamo che Fiumicino di problemi ne ha fin troppi, ed è pertanto inutile aggiungerne altri, quando una delle possibili soluzioni che da anni si cerca di portare avanti e che ancora non è stata compiuta, è l’ampliamento dell’impianto di compostaggio di Maccarese, che in un territorio contadino ed in prevalenza agricolo, dovrebbe essere semplice e normale buon senso e ridurrebbe forse della metà l'immondizia raccolta, trattandosi dell'umido.
E invece nel regno del tutto cemento, dei porticcioli turistici e dei sogni di allargare una pista devastando il circondario, non c’è posto per questo genere di idee.
Come Memento Naturae, associazione attiva nella Rete Regionale Rifiuti Lazio e in completa sintonia con la piattaforma proposta da tutte queste realtà aderenti; che da anni opera sul territorio e sul litorale in generale con varie iniziative e dibattiti o anche ripulendo spiagge e parchi; che ha in custodia e sta riqualificando un vecchio
stabile, ieri abbandonato e lasciato al degrado, oggi fruibile per i cittadini dell’Agro-romano che lo vogliano; che in uno spirito di puro volontariato recupera diverse tonnellate di tappi, cioè di plastica, grazie ad un container presente a Maccarese; che si occupa di sensibilizzare ed informare sul tema del risanamento ambientale, partendo dalle scuole e quindi dalle nuove generazioni che prenderanno in eredità la nostra Oikos, la Terra in cui siamo tutti ospitati, ci adopereremo per chiedere alle amministrazioni di Fiumicino, un tavolo serio e professionale con esperti e tecnici della materia, che dimostrino con tempi, modi e costi, la fattibilità per un
progetto di raccolta porta a porta, attraverso un attento studio della morfologia ma sopratutto delle abitudini delle persone che convivono in questo territorio e che possono essere stravolte e/o sostituite solo in maniera molto "graduale" ed in fasi anche lente ma pur sempre accompagnate da una dettagliata informazione.
Prima di dire un semplice no o essere anti a prescindere, la via della azione deve essere propositiva, cioè operare in modo da trovare le chiavi giuste per un confronto leale e a 360 gradi, con chi ha veramente a cuore il luogo in cui vive, al di là delle faziosità degli schieramenti politici che sono ormai parte solo di uno squallido
teatrino, dove si parla un linguaggio incomprensibile che fa solo l'interesse di pochi oligarchi e non certo delle comunità.
Riccardo Oliva
Presidente Associazione Memento Naturae
Volontari a Difesa di Ciò che è Vita!
http://www.mementonatura.org/
lunedì 5 marzo 2012
Festa della Donna 2012 – 8 marzo in coscienza sincretistica: “Donna + Uomo = Umanità!”
Per l’8 marzo di quest’anno saremo a Spilamberto (Modena), in trasferta, per vivere l’esperienza dell’incontro fra il maschile ed il femminile. Il programma è semplicissimo: una passeggiata pomeridiana al Fiume Panaro per ritemprarci nella natura. Appuntamento alle h. 17.00 all'ingresso del Sentiero Natura.
Avvicinandosi la data fatidica mi sembra opportuno analizzare quegli aspetti della cultura femminile che hanno contribuito alla formazione della nostra civiltà umana.
Il femmineo e la sua simbologia sono mutati radicalmente nel corso dei secoli. Nella remota antichità il femminile era rappresentativo di un potere creativo assoluto e totale.
Tutte le divinità si mostravano in aspetto femminile od in forme che evocavano tale qualità, a cominciare dalla Grande Madre, la natura stessa, sino a Madre Acqua, Madre Luna ed anche Madre Sole, etc. (la formula sacra più antica, il Gayatri Mantra, è dedicato a Savitri, la dea dell’energia solare).
Le donne in quanto incarnazione primigenia del potere procreativo erano pertanto degne di amore e di devozione. La paternità era “sconosciuta” (ovvero ignorata), la madre esisteva di certo e questo era un dato incontrovertibile… Come poi l’operazione procreativa accadesse era lasciato agli umori materni che venivano influenzati o sollecitati dall’amore rivolto dai maschi verso tutte le madri.
Insomma il padre era un semplice elemento ispirante per promuovere la maternità, non un fattore primo ma un incidentale aiuto….
Questo sino ad un certo punto, finché non cambiarono pian piano le cose e le responsabilità nelle funzioni creatrici si rovesciarono. Ma non avvenne tutto assieme, questo andamento evolutivo dal matrismo al patriarcato prese secoli e secoli per consolidarsi. Gli studi dell’archeologa lituana Gimbutas tendevano proprio a dimostrare l’esistenza di un lunghissimo periodo di transizione fra matrismo e patriarcato. Sicuramente gli “autori” del patriarcato nacquero sulle sponde dell’Indo, la civilizzazione più antica sulla faccia della terra (antecedente ai Sumeri ed agli Egiziani di migliaia di anni), in quel “paradiso terrestre” avvenne il riconoscimento del valore della paternità come fattore “portante” e di conseguenza come elemento stimolativo per una nuova religione e mitologia. Ma il processo anche qui fu lento, dovendo giustificarsi con fatti sostanziali che ne garantissero l’accettazione per mezzo di consequenzialità storica e di significati allegorici.
Avveniva così ad esempio nella mitologia induista in cui Parvati, la Dea primordiale crea da se stessa un figlio che la protegga dall’arroganza dei maschi che servivano Shiva, il suo sposo. Questo suo figlio, Ganesh, è talmente potente che è in grado di impedire l’accesso alla camera della madre a Shiva stesso (perché non aveva chiesto il permesso di avvicinarsi, notate bene questo particolare importante in cui si garantisce alla madre il diritto di scelta nel rapporto). A questo punto Shiva invia le sue truppe maschili all’attacco di Ganesh ma tutti i suoi “gana” vengono sconfitti e Shiva medesimo vien lasciato con un palmo di naso ed infine è solo con l’inganno e chiedendo aiuto all’altro dio maschile, Vishnu, definito il conservatore, che riesce a sconfiggere Ganesh… ma non fu una totale debacle…. poiché poi, per amore di Parvati, Shiva accetta di essere padre, ovvero riconosce che Ganesh è suo figlio e lo ristora alla vita, cambiandogli però testa… (ed anche qui notate le simbologie connesse…).
Questa descrizione fantastica la dice lunga sul significato della trasformazione epocale in corso 15.000 anni prima di Cristo…. Molto più tardi, ma sempre in un ambito di civiltà indoeuropea, vediamo addirittura che è il dio maschile a creare da se stesso. Ed è quanto avviene a Giove che, non aiutato dalla consorte, produce dal proprio cervello Minerva. I tempi a questo punto son già mutati, il patriarcato ormai impera sovrano, le donne sono fattrici (od etere buone solo a passare il tempo), persino l’amore, quello vero e nobile, si manifesta fra maschi (vedasi la consuetudine di tutti i maestri greci di avere ragazzini per amanti). In quel tempo la condizione femminile era alquanto scaduta ed in Europa od in Medio Oriente restavano sacche di resistenza solo qui e lì.
Ad esempio nella tradizione giudaica la trasmissione della appartenenza al “popolo eletto” avveniva (ed è ancora oggi così) per via materna, ultimo rimasuglio matristico in mezzo ad una serie di regole molto patriarcali e misogine. Tale misoginia fu assunta –in modi differenti- anche dalle altre due religioni monoteiste:
il cristianesimo e l’islamismo. Nell’islamismo però, malgrado la visione della donna in chiave di sudditanza, si salvò il criterio di bellezza e nobiltà dell’amore sensuale, infatti il profeta Maometto ebbe diverse mogli e persino il suo paradiso era riempito di belle donne accoglienti. Questo almeno consentiva un naturale intercourse di rapporti fra i due sessi. Purtroppo non avvenne la stessa cosa nel cristianesimo ove prevalse, anzi peggiorò, la misoginia originaria ebraica.
Se nell’ebraismo la divinità, sia pur vista in chiave di “dio padre”, manteneva un distacco verso le cose del mondo, essendo un dio non rappresentabile e puro spirito, nel cristianesimo per poter giustificare la divinità del “figlio” si cancellò completamente il ruolo creativo della madre. Maria concepì vergine dallo spirito santo, la sua è una prestazione completamente passiva e deriva da una scelta del dio padre di impalmarla e renderla madre. Insomma la povera Maria è equiparabile ad una “prostituta” spirituale. Da questa visione deriva anche la ragione cartesiana pseudo scientifica che indica la natura come passiva, inerte e pure stupida… Insomma lo spirito maschio “infonde” la vita e la “buona” madre porta in grembo quanto le viene concesso di portare….
Capite da voi stessi che tale proiezione è ormai improponibile ed obsoleta, sia pur che la maggioranza degli uomini ancora vi si crogiola, illudendosi con favole religiose ed ideologiche della “superiorità” maschile, della “superiorità” dell’intelligenza speculativa scientifica, della “superiorità” del potere e della forza.
Così non si fanno passi avanti nell’evoluzione della specie. E’ ovvio che entrambi questi aspetti, matrismo e patriarcato, hanno avuto una loro funzione storica per lo sviluppo delle “qualità” della specie umana. Ora è giunto il tempo di comprenderne la totale complementarietà e comune appartenenza, ma non per andare verso una specie unisex, bensì per riconoscere pari valore e significato ad entrambi gli aspetti e funzioni…. in una fusione simbiotica.
Anche se… diciamola tutta… il femmineo avrà sempre la mia riconoscenza e rispetto ed amore devoto, poiché merita di essere “prediletto” per la sua specialità… Purché rinunci a satana ed alle sue pompe, ovvero all’uso indirizzato e furbo di tali buone qualità..!
Paolo D’Arpini
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Commento laterale ricevuto:
L’8 marzo di Salvatore Morelli – Scrive Giacomo Crippa: “Per la ricorrenza dell' 8 Marzo sarebbe opportuno ricordare il contributo di Salvatore Morelli per un "Risorgimento delle donne”. Avvocato, consiglierre comunale a Napoli, alla Camera il1967. L '8 marzo 1880 ripresentò il disegno di legge di piccolo divorzio. Ai clericali che lo irridevano e attaccavano precisava che vi erano previsti sono quattro casi per lo scioglimento del matrimonio, molto meno dei 18 ammessi dalla Chiesa. Pregevoli gli altri suoi disegni di legge: il voto alle donne (per primo in Europa), la cremazione di cui ancora oggi il Vaticano ne ammette con contraddittori limiti la scelta, la parita' fra i sessi, sostenendo l'importanza della uguaglianza come della differenza, come elaborato in seguito dalle filosofe femminili. " In natura - sottolineava - non esiste uguaglianza"! Proposte per la parita' figli naturali con i legittimi, per il bicognome ai figli, il bicognome fra i coniugi, progetto (con altri simili degli onn. Marinucci, Manieri. Boato) fermo nei cassetti di Montecitorio. Merito suo: l'accesso delle ragazze ai Ginnasi, la legge - da intestargli - per riconoscere alle donne la facoltà di testimoniare nelle cause; la difesa delle prime donne posttelegrafoniche, licenziabili se in gravidanza; l'affermazione della scuola pubblica, gratuita e laica, l'attenzione per la bonifica sociale di prostituzione, brigantaggio e sifilicomi. Avversò strenuamente la Legge sulle Guarentigie, intravvenendo il rispristino del potere temporale. Terribile previsione confermata…”
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Commento laterale ricevuto:
L’8 marzo di Salvatore Morelli – Scrive Giacomo Crippa: “Per la ricorrenza dell' 8 Marzo sarebbe opportuno ricordare il contributo di Salvatore Morelli per un "Risorgimento delle donne”. Avvocato, consiglierre comunale a Napoli, alla Camera il
domenica 4 marzo 2012
Lorenzo Merlo: "Il senso del sacro come prima devianza dal naturale"
Sacralità: un ramo secco, un fiore di plastica, una roccia abitata.. o semplice erba?
Forse l´esigenza spirituale di noi tutti è l´unica peculiarità umana dalla quale è fiorita la sua dimensione materiale, la cultura.
Forse le grandi aggregazioni umane hanno acuito le esigenze di distinzione e quindi di guerra.
Forse oggi riferiamo a ipotesi soluzioni di problemi che la storia ci pone.
Così facendo adottiamo verità strumentali alle nostre esigenze.
Così facendo accrediatiamo ciò che vorremmo aggiornare.
Così facendo confermiamo che la storia è l´unica verità.
O semplicemente è sacro ciò che sta nell´io, e nulla più.
“La Terra è sacra...” - Così si legge nelle prime righe de Carta per il rinascimento della campagna, un interessante articolo di Wendell Berry, Giannozzo Pucci, Vandana Shiva, Maurizio Pallante (http://reti.ilcambiamento.it/ecologiaprofonda/2012/01/23/carta-per-il-rinascimento-della-campagna/).
Tutto il pezzo è una bellissima celebrazione della Terra. Meglio, è la celebrazione che può essere concepita e vissuta solo da coloro che ne stanno osservando la mortificazione, lo stupro, la violenza, l’ingiuria, l’insulto, la vergogna, la sopraffazione. Un pianto in più maniere che ogni giorno possiamo versare come tributo, fedeltà, amore e convinzione di verità. Ma è questo il punto interessante che offre la Carta. A quale verità ci stiamo riferendo? A quale verità stiamo affidando la nostra identità, concezione e realtà? Chiamando
“sacra” la Terra emettiamo un segno che necessariamente fa riferimento alla cultura umana. Cioè, prima di quella cultura, non v’era sacralità alcuna. Senza quella cultura non v’é sacralità alcuna, gli animali possono confermacelo (forse).
La considerazione non è frutto del mio sacco (ma non voglio sottrarmi ad eventuali mie responsabilità). E’ frutto invece della prospettiva dei primitivisti, dei green anarchy e forse di altri movimenti a loro affini. TUTTA la cultura umana, a partire dal linguaggio, è per loro una mediazione che necessariamente implica uno scollamento dalla Natura, dall’uno (minuscolo perché non da intendere in modo sacro).
Così, non si tratta più di difendere la campagna ma di fare presente che l’agricoltura è la prima forma organizzata di perdizione dell’uomo dalla sua condizione originaria. Non solo, ma l’ultima, cronologicamente, è l’arte. Quest’ultima, è un’espressione umana che praticamente tutte le società - modulandone l’esigenza - hanno celebrato senza riserva.
I primitivisti hanno osservato che solo le piccole società di meno di 100 persone, di raccoglitori-cacciatori, possono avere e mantenere un legame con la natura. (Resta da chiedere ai primitivisti se con le consapevolezze acquisite dagli uomini sussiste la possibilità di recuperare, con soddisfazione, le origini.) Aggregazioni più ampie tendono a provocare esigenze che producono cultura, cioè mediazione, distanza, separazione. Il sacro è perciò solo espressione culturale, quindi solo dimostrazione di estraneità alla natura, quindi di valore alcuno.
Se la propspettiva della loro radicale critica alla società non interessa ai tanti che condividono che le condizioni da loro elette sono irrecuperabili, potrebbe però interessare ai pochi che comunque si pongono domande. Due sono quelle qui utili.
1. La storia è il palmares di un inintterrotto campionato tra esigenze diverse? In caso positivo, non possiamo che rispettarla. In caso negativo non possiamo che offenderla. sacralità&verità ovvero la storia è l’unica verità?
2. La critica alla società dei primitivisti è particolarmente interessante quando - nel suo insieme - ci fa notare un aspetto che forse non è stato ancora adeguatamente trattato. Quello dei grandi numeri.
Ogni considerazione critica, come per esempio l’articolo sopra citato dedicato alla celebrazione della campagna, segnala preoccupazioni e cerca consensi affinché il cambio di rotta o di paradigma possa godere di una spinta a favore in più. Tentativo mirabile, ma che forse non è il prioritario. La priorità dovrebbe essere data all’osservazione delle dinamiche che i grandi numeri creano rispetto a quelle ammissibili nei piccoli.
Nei grandi numeri, è possibile non avere frange di sabotatori?
E’ possibile un equilibrio univoco?
E’ possibile l’onestà definitivamente affermata?
E’ possibile il consenso assoluto?
E’ possibile governare con amore?
E’ possibile un regno condiviso da tutti?
Forse basta un’incertezza negativa per una sola di queste domande per passare alla seconda fase, a sua volta sintetizzata in una domanda: come affermare la nostra verità?
Dovremo ricorrere alla forza?
Adotteremo la sopraffazione?
Anche i grandi numeri possono comportarsi come i piccoli?
Le dinamiche implicate nel grande numero non sono verità?
Porgeremo l’altra guancia lasciando che la Terra sia ulteriormente divorata?
Potremo fare a meno delle lobby di potere?
Se anche per la seconda fase ci venisse qualche incertezza, significa che siamo disponibili alla terza: come raggiungere il nuovo paradigma senza far ricorso agli strumenti del vecchio?
Se la risposta sta nella rivoluzione personale che ognuno di noi può compiere, da una parte affermiamo l’unica cosa capace di insinuarsi nello spazio apertoci dalla teoria (razionalistica), dall’altro - e questo è il punto - togliamo sacralità alla Terra e la diamo alla Storia.
Proprio come si era incominciato.
Lorenzo Merlo
VICTORYPROJECTmailto:VICTORYPROJECTxex@victoryproject.net
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Di questo e simili temi se ne parlerà durante l'incontro Collettivo Ecologista che si terrà ad Aprilia dal 22 al 24 giugno 2012:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/01/20/programma-per-lincontro-collettivo-ecologista-solstizio-estivo-aprilia-latina-22-23-e-24-giugno-2012/
sabato 3 marzo 2012
"Non potremo mangiare il denaro..." di Quale Vita
Il Nulla avanza e si mangia la realtà.
Capannoni, supermercati, aree espositive, autosaloni, seconde e terze case, spazi commerciali, strade asfaltate, palazzine fantasma con le finestre chiuse e cartelli "vendesi". Il territorio è omologato, banalizzato e unificato in un unico incubo di cemento.
Gli ultimi indios siamo noi, la foresta amazzonica è l'Italia.
"Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, ci accorgeremo che il denaro non potrà essere mangiato. La nostra terra vale più del denaro" (Proverbio indiano).
Ogni anno cancelliamo 500 km2 di suolo. Una velocità spaventosa. La Lombardia tira il gruppo con 116 mila mq2 al giorno, 4.800 all'ora, 80 al minuto.
Un'accelerazione che non conosce limiti in attesa della devastazione di Expo 2015, per ironia dedicato al tema "nutrire il pianeta".
Dal 1995 al 2009 sono state costruite in Italia 4 milioni di nuove abitazioni. In Liguria 3 milioni di mq2 di territorio se ne sono andati per abitazioni residenziali. Chi torna dopo qualche anno in una qualunque località italiana, da Capo Passero al Brennero, non la riconosce più.
Paesaggi millenari sono stati stravolti mentre l'agricoltura scompare. In sole tre regioni: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Lombardia gli spazi agricoli diminuiscono di 9.400 ettari all'anno, mentre nei supermercati compriamo pere cilene e pomodori cinesi.
Quale Vita
.......
Tra diecimila anni
Tra diecimila anni
sotto gli alberi passerà
una fanciulla snella e bionda
con fiori tra i capelli,
e sarà ancora Primavera.
E' un'ora mattinale
qui nel bosco della mia giovinezza,
dove tutto è fresco di rugiada,
ogni sentiero, ogni albero è cespuglio,
tuto ciò che non perisce.
Luminoso, il ramo della betulla sfiora
la sua fronte pura,
ed è ancora lei che un giorno ho amato,
tutto ciò che è stato esiste ancora.
Par Legerkvist
venerdì 2 marzo 2012
Lista Civica Marche: "...è partita la raccolta firme per il referendum propositivo sulla Democrazia Diretta"
E’ partita la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre anche in Italia elementi di DEMOCRAZIA DIRETTA.
La campagna, denominata “QUORUMZERO - PIU’ DEMOCRAZIA”, è nelle mani dei cittadini perché nessun partito sposerà mai una riforma che toglie loro potere per ridarlo agli elettori e che li riporterebbe al loro ruolo costituzionale di rappresentanti.
Tanti sono invece in movimenti che aderiscono e sostengono questa iniziativa che chiede, tra le altre cose, di introdurre:
- l’INIZIATIVA POPOLARE sottoponendola al voto dei cittadini attraverso il REFERENDUM PROPOSITIVO, non lasciandola più alla mercè dei partiti che in questi anni hanno nascosto e abbandonato nei cassetti la maggior parte di proposte di legge popolare (solo il 13% è diventata legge!),
- l’ABOLIZIONE DEL QUORUM perché non decida chi non vota o chi non è interessato all’iniziativa referendaria.
Per realizzare tutto questo ognuno di noi è fondamentale perché questa è una iniziativa che parte “dal basso”.
Per questo invitiamo ogni singolo individuo, associazione, movimento, gruppo organizzato a fare la propria parte.
Segnala la tua disponibilità, qualunque essa sia, per il tuo comune ai referenti locali scrivendo a ufficiostampa@listecivichemarche.it o contattando gli organizzatori sul sito www.quorumzeropiudemocrazia.it o scrivendo a iniziativa@quorumzeropiudemocrazia.it
Italo Campagnoli - Liste Civiche Marche
Essere se stessi può divenire motivo di supponenza...? Un dialogo fra Caterina Regazzi e Paolo D'Arpini
Paolo e Caterina a Treia
Caro Paolo, stamattina sono andata a guardare su Google il significato preciso di questo termine: “supponenza”, che tu usi con una certa frequenza, dicendo che, ad esempio il fatto di essere se stessi non dovrebbe essere motivo di supponenza.
La parola "supponenza" non so come (non la uso mai) mi é venuta fuori ieri mi pare (ma già me lo sono dimenticato) parlando del tuo dialogo con Daniele (http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/03/02/orizzonte-degli-eventi-causa-effetto-interessi-materialistici-spinte-ideologiche-menzogne-omissioni-e-contraddiz%e2%80%8bioni-lesempio-della-siria/)
in cui forse ho ritenuto che tu potessi essere stato un po' supponente... sono senz'altro vere tutte le considerazioni che mi hai fatto dopo ed io mi tolgo tanto di cappello alla tua esperienza nelle battaglie su tutti i fronti che hai condotto, tenendo sempre presente che quel che hai fatto l'hai fatto seguendo la tua natura e senza nessun fine particolare, neanche quello di migliorare il mondo e allora di cosa ti stupisci se una persona che legge il Giornaletto forse in maniera un po' occasionale e - chissà? - superficiale? Se non coglie quello spirito di rifiuto dell'informazione tradizionale e di ricerca dei motivi per cui una certa informazione può essere pilotata per il tornaconto di un sistema a cui noi non aderiamo?
Tutto qui. Non so se Marinella Correggia non ha risposto perché non c'era niente da rispondere o se semplicemente riceve troppe mail per poter rispondere, non mi interessa... e se tu hai risposto così si vede che ritenevi di aver già parlato abbastanza.
Del signoraggio bancario però se ne può parlare per la milionesima volta.
Ciao, Caterina (Regazzi)
………
Mia risposta:
Infatti, Amore, occorre essere distaccati dalla propria opinione sapendo che rappresenta solo l’identificazione con un “momento” vissuto, con la situazione presente od in cui noi ci rispecchiamo…
Non c’è rimpianto, comunque nelle mie parole, se oggi le persone che comprendono i nostri discorsi sono poche.. buon segno, vuol dire che stiamo toccando una verità.. e comunque quella verità non è assoluta e può essere accettata unicamente da chi vibra in sintonia con essa.
Diceva sempre Tonino Bianconi, riferendosi ai partecipanti alle varie manifestazioni: “..meglio la qualità della quantità…”.
E ricordi la frase di Rutilio Sermonti ? (http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2012/02/rutilio-sermonti-la-ragione-contro-il.html): "Prima balordaggine: dove mai aveva pescata la certezza che l'opinione migliore fosse quella professata dal maggior numero? Non certo dalla saggezza tradizionale, e neppure dall'insegnamento religioso (cristiano compreso), che aveva sempre dichiarato chiaro chiaro che la via percorsa dalle moltitudini conduce alla perdizione, mentre solo pochi trovano quella giusta."
Inoltre “l'essere se stessi” implica a volte anche la solitudine culturale.. e questo non dovrebbe sconvolgere la fedeltà verso se stessi.. altrimenti che integrazione è..? Per quel che riguarda la “supponenza” essa può essere percepita dall’osservatore come tale.. o può essere manifestata dall’operatore se in lui permane l’illusione dell’operare..
Ma se ciò non fosse... allora quella stessa “supponenza” è semplice saggezza (riconosciuta o non riconosciuta che sia, sempre il Semonti la chiama "Buon Senso")...
Per cui in ogni caso non dovremmo preoccuparci della riuscita o meno del nostro operare o del nostro esprimerci, sarà quel che Dio vuole….
Tuo, Paolo (D’Arpini)
giovedì 1 marzo 2012
Louis Even e la favola del naufragio nel mare tempestoso del debito pubblico.. - Storie di signoraggio bancario ed altri imbrogli...
UNA DIVERTENTE FAVOLA, PER COMPRENDERE FACILMENTE IL "MISTERO" DEL DENARO
di Louis Even
1. Salvati dal naufragio
Un'esplosione ha distrutto la loro nave. Ognuno si aggrappava ai primi pezzi flottanti che gli capitano sotto le mani. Cinque sono riusciti a trovarsi riuniti sullo stesso relitto che le onde spinge a loro volontà. Degli altri compagni del naufragio alcuna notizia.
Da ore, lunghe ore, scrutano l'orizonte: qualche nave in viaggio li vedrà? La loro zattera di fortuna approderà su qualche riva ospitale?
Ad un tratto, un grido si sente: Terra! Terra laggiù! Guardate! Proprio nella direzione che le onde ci spingono!
Ed in misura in cui si disegna, in effetti, la linea d'una riva, i visi si rallegrano.
Essi sono cinque:
-Francesco, il grande e forte carpentiere, che per prima ha gridato: Terra!
-Paolo, coltivatore, è quello che voi vedete avanti a sinistra, inginocchiato, una mano a terra e con l'altra si tiene aggrappato al palo del relitto.
-Giacomo, specialista per l'allevamento di animali; è l'uomo con i pantaloni a righe, il quale, inginocchiato guarda verso la direzione indicata.
-Enrico, dottore in agraria, un pò grassotto, seduto su una valigia salvata dal naufragio.
-Tommaso, ingegnere mineralogista, è il pezzo d'uomo in piede, indietro, con la mano sulla spalla del carpentiere.
2. Un'isola provvidenziale
Rimettere i piedi su una terra ferma, per i nostri uomini è un ritorno alla vita.
Una volta asciugati e riscaldati, il loro primo pensiero è di fare conoscenza con quest'isola dove sono stati spinti lontani dalla civilizzazione. Quest'isola la battezzano col nome: L'Isola dei Naufraghi.
Un rapido giro sull'isola colma le loro speranze. L'isola non è un deserto arido: essi sono i soli uomini ad abitarla attualmente ma altri hanno dovuto viverci prima di loro dal fatto che hanno incontrato quà e là sull'isola greggi semi selvaggi.
Giacomo, l'allevatore, afferma che potrà migliorarli e trarne un buon rendimento.
In quanto al suolo dell'Isola, Paolo lo trova in gran parte assai propizio alla cultura.
Enrico ha scoperto alberi fruttiferi e spera poter ottenerne grande profitto.
Francesco vi ha notato soprattutto le belle distese forestali, ricche in legno di ogni specie: sarà molto facile abbattere alberi e costruire ricoveri per la piccola colonia.
In quanto a Tommaso, l'ingegnere, ciò che lo ha interessato è la parte la più rocciosa dell'Isola. Egli vi ha notato molti segni indicando un sottosuolo molto ricco di minerali.
Nonostante la macanza di attrezzi perfezionati, Tommaso crede avere abbastanza iniziativa e scaltrezza per trasformare il minerale in metalli utili.
Ognuno potrà dunque occuparsi alle sue opere favorite per il bene di tutti. Tutti sono unanimi a lodare la Provvidenza per lo scioglimento relativamente felice d'una grande tragedia.
Appena Francesco aveva alzato l'accetta, e il banchiere scappò verso la foresta a tutta velocità.
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DALLA PARABOLA ALLA REALTA' - SISTEMA DI DENARO-DEBITO
Louis Even
[ Louis Even riporta la parabola al Canada, ma lo stesso diabolico meccanismo coinvolge il mondo intero (ndr) ]
Il sistema di denaro-debito introdotto da Martin sull'Isola dei Naufraghi, produceva l'indebitamento finanziario progressivo della piccola comunità, in tal misura che per il suo lavoro essa sviluppava ed arricchiva l'Isola.
Non è esattamente questo che avviene nei nostri paesi civilizzati?
Il Canada attuale è certamente più ricco, di ricchezze reali, che 50 o 100 anni fa, o che ai tempi dei pionieri. Ora, comparate il debito pubblico, la somma di tutti i debiti
pubblici del Canada di oggi con quella che era questa somma 50 anni fa, 100 anni fa, tre secoli fa!
Esiste però la popolazione canadese stessa che, nel corso degli anni, ha prodotto l'arricchimento con il proprio duro lavoro. Perché dunque tenerla indebitata per il risultato del suo lavoro?
Considerate, per esempio, il caso delle scuole, degli acquedotti municipali, dei ponti, delle strade, ed altre costruzioni di carattere pubblico. Chi le costruisce? Alcuni costruttori del paese. Chi fornisce i materiali? Alcuni manifatturieri del paese. E perché essi possono così impiegarsi a svolgere dei lavori pubblici? Perché ci sono altri lavoratori che producono alimenti, vestiti, scarpe, o forniscono dei servizi che servono e vengono utilizzati dai costruttori e dai fabbricanti di materiali.
È dunque esclusivamente la popolazione, nel suo complesso, che con il suo lavoro di ogni genere produce tutte queste ricchezze. Se essa importa prodotti dall'estero, è per contropartita dei prodotti che essa stessa esporta all'estero.
Ora, cosa si constata? Dappertutto, si tassano i cittadini per pagare queste scuole, questi ospedali, questi ponti, queste strade ed altri lavori pubblici. Si fa dunque pagare collettivamente ed individualmente alla popolazione quello che la popolazione stessa, collettivamente ed individualmente, ha prodotto.
Pagare più del prezzo
E questo non si ferma lì. Si fa pagare la popolazione più del valore reale di quello che essa stessa ha prodotto. La sua produzione, arricchimento reale, diviene per essa un debito caricato di interessi. Con gli anni, la somma degli interessi puo uguagliare, o anche superare, l'importo del debito imposto dal sistema. Avviene cosi che si fa pagare la popolazione due volte, tre volte, il prezzo di quello che essa stessa ha prodotto.
Oltre i debiti pubblici, vi sono anche i debiti industriali, anche questi caricati di interessi. Essi forzano l'industriale, l'imprenditore, ad aumentare i suoi prezzi al di là del costo di produzione, al fine di poter rimborsare capitale ed interessi, altrimenti farebbe bancarotta.
Debiti pubblici o debiti industriali, è sempre la popolazione che deve pagare tutto questo al sistema finanziario. Pagare in tasse quando si tratta di debiti pubblici, pagare in prezzi quando si tratta di debiti industriali. I prezzi gonfiano mentre le tasse schiacciano il portamonete.
Sistema tirannico
Tutto questo e molte altre cose smascherano bene un sistema di denaro, un sistema di finanza, che comanda invece di servire, e che tiene la popolazione sotto la sua dominazione, come Martin manteneva gli uomini dell'Isola sotto il suo controllo e potere, prima che essi si rivoltassero.
E se i controllori del denaro rifiutano di prestare, o se ci mettono delle condizioni troppo difficili per gli Enti Pubblici o per gli industriali, cosa succede? Succede che gli Enti pubblici rinunciano a dei progetti che sono però urgenti; succede che gli industriali rinunciano a degli sviluppi o delle produzioni che risponderebbero però a dei bisogni. E ciò è causa di disoccupazione. Ed addirittura per impedire ai disoccupati di morire, bisogna tassare quelli che hanno ancora qualcosa o che guadagnano ancora un salario.
Si può immaginare un sistema più tirannico, i cui malefici si fanno sentire fra tutta la popolazione?
Ostacolo alla distribuzione
E questo non è tutto. A parte l'indebitare la produzione che finanzia, il paralizzare quella che rifiuta di finanziare, il sistema monetario è un cattivo strumento finanziario di distribuzione dei prodotti.
E' bello avere dei negozi e dei depositi pieni, è bello avere tutto ciò che occorre per una produzione anche più abbondante, ma la distribuzione dei prodotti è razionata.
Per ottenere i prodotti, in effetti, è necessario pagarli. Dinanzi ai prodotti abbondanti, necessiterebbe un'abbondanza di denaro nel portamonete. Ma questo non è ciò che accade nella realtà. Il sistema aumenta sempre più i prezzi dei prodotti, piuttosto che il denaro nei portamonete dei cittadini che hanno bisogno di questi prodotti.
La capacità di pagare non è equivalente alla capacità di produrre. La finanza non è in accordo con la realtà. La realtà rappresenta un'abbondanza di prodotti, facili da ottenere. La finanza, rappresenta la moneta razionata e difficile ad ottenere.
Correggere ciò che è vizioso
Il sistema monetario attuale è dunque veramente un sistema punitivo, invece di essere un sistema di servizio.
Questo non vuol dire che bisogna sopprimerlo, ma correggerlo. È questo che farebbe magnificamente l'applicazione dei principi finanziari conosciuti sotto il nome di CREDITO SOCIALE (da non confondere col partito politico che prende falsamente lo stesso nome).
Il Credito Sociale
Il denaro conforme al reale.
Il denaro di Martin, sull'Isola dei Naufraghi, non avrebbe avuto alcun valore se non vi fosse stato alcun prodotto sull'Isola. Anche se il suo barile fosse stato realmente pieno d'oro, che cosa quest'oro avrebbe potuto comprare in un'Isola senza prodotti? Oro, o denaro di carta, o qualsiasi cifra nel libro dei conti di Martin, non avrebbero potuto nutrire nessuno se non vi fossero stato dei prodotti alimentari. La stessa cosa per i vestiti. E così per tutto il resto.
Ma c'erano dei prodotti sull'Isola. Questi prodotti provenivano dalle risorse naturali dell'Isola e dal lavoro della piccola comunità. Questa ricchezza reale, che da sola dava valore al denaro, era la proprietà degli abitanti dell'Isola e non la proprietà esclusiva del banchiere Martin.
Martin li indebitava per ciò che ad essi apparteneva. Essi l'hanno compreso quando hanno conosciuto il Credito Sociale. Essi hanno compreso che ogni denaro, ogni credito finanziario, è basato sul credito della società stessa e non sull'operazione del banchiere. Hanno compreso che il denaro doveva dunque essere di loro proprietà al momento che esso viene emesso; dunque, essere consegnato a loro, diviso tra loro, pronto a circolare tra di loro, secondo il trasferimento dei prodotti dagli uni agli altri.
La questione del denaro diventava da quel momento per loro quello che è essenzialmente: una questione di contabilità.
La prima cosa che si esige da una contabilità è di essere esatta, conforme alla cose che essa esprime. Il denaro deve essere conforme alla produzione o alla distruzione di ricchezza. Seguire il movimento della ricchezza: produzione abbondante, denaro abbondante; produzione facile, denaro facile; produzione automatica, denaro automatico; gratuite nella produzione, gratuite nel denaro.
Il denaro per la produzione
Il denaro deve essere al servizio dei produttori, nella misura di cui necessitano per mobilizzare i mezzi di produzione.
Questo è possibile, poiché è già avvenuto, dall'oggi al domani, non appena venne dichiarata la guerra. Il denaro, che mancava dappertutto da dieci anni è apparso tutto ad un tratto; e durante i sei anni di guerra, non vi è più stato alcun problema di denaro per finanziare tutta la produzione possibile e richiesta.
Il denaro può dunque essere, e deve essere, al servizio della produzione pubblica e della produzione privata, con la stessa fedeltà che fu al servizio della produzione di guerra. Tutto ciò che è fisicamente possibile per rispondere ai bisogni legittimi della popolazione deve essere reso finanziariamente possibile.
Ciò sarebbe la fine degli incubi degli Enti Pubblici. E sarebbe la fine della disoccupazione e delle sue privazioni, finché restano delle cose da fare per rispondere ai bisogni, pubblici o privati, della popolazione.
Tutti capitalisti — Dividendi ad ognuno
Il Credito Sociale preconizza la distribuzione di un dividendo periodico a tutti. Una somma di denaro che, diciamo, sarà versata ogni mese ad ogni persona, indipendentemente del suo impiego — esattamente come il dividendo versato al capitalista, anche quando egli non lavora personalmente.
Si ammette che il capitalista, colui che investe denaro in un'impresa, ha diritto ad un reddito sul suo capitale, reddito che si chiama dividendo. Ci sono altri individui che mettono il proprio capitale in opera, e questi altri sono ricompensati per questo, in salari. Ma il capitalista trae un reddito dalla sola presenza del suo capitale nell'impresa. Se vi lavora personalmente, trae allora due redditi: un salario per il suo lavoro ed un dividendo per il suo capitale.
Ebbene, il Credito Sociale considera che tutti i membri della società sono capitalisti. Tutti possiedono in comune un capitale reale che concorre molto di più alla produzione moderna che il capitale-dollari, o che il lavoro individuale degli impiegati.
Quale è questo capitale comunitario?
Dapprima vi sono le risorse naturali del paese, che non sono state prodotte da nessuno, che sono una gratuità di Dio per tutti gli esseri umani.
Poi, vi è la somma delle conoscenze, delle invenzioni, delle scoperte, dei perfezionamenti nelle tecniche di produzione, di tutto questo progresso, acquisito, accumulato, ingrandito e trasmesso da una generazione all'altra. Questa è una eredità comune, guadagnata dalle generazioni passate, che la nostra generazione utilizza ed ingrandisce ancora per passarla alla seguente. Questa non è la proprietà esclusiva di nessuno, ma un bene comunitario per eccellenza.
E questo è senz'altro la più grande forza della produzione moderna. Eliminate solamente la forza motrice del vapore, dell'elettricità, del petrolio — invenzioni degli ultimi tre secoli — e dite cosa sarebbe la produzione totale, anche con molto più lavoro da parte di tutti i lavoratori del paese.
Senza dubbio, occorrono ancora dei produttori per mettere a frutto questo capitale, ed essi ne sono ricompensati con i loro salari. Ma, il capitale stesso deve riconoscere dei dividendi ai suoi proprietari, dunque a tutti i cittadini, tutti ugualmente co-eredi delle generazioni passate.
Poiché questo capitale comunitario è il più grande fattore di produzione moderna, il dividendo dovrebbe essere capace di procurare ad ognuno almeno quello che occorre per provvedere ai bisogni essenziali dell'esistenza. Poi nella misura in cui la meccanizzazione, la motorizzazione, l'automazione, acquisiscono un ruolo sempre più determinante nella produzione, consentendo la riduzione dell'impegno lavorativo umano, la parte distribuita dal dividendo dovrebbe diventare sempre più grande.
Ecco tutt'altra maniera di concepire la distribuzione della ricchezza rispetto a quella di oggi. Invece di lasciare delle persone e delle famiglie nella grande miseria o di tassare quelli che guadagnano per venire al soccorso di quelli che non sono più necessari alla produzione, si avrebbero tutti i cittadini garantiti da un reddito di base ottenuto dal dividendo.
Migliore ripartizione alla sorgente.
Sarebbe allo stesso tempo un mezzo ben appropriato alle grandi possibilità produttrici moderne di realizzare nella pratica il diritto di ogni essere umano all'uso dei beni materiali. Diritto che ogni persona acquisisce con il solo fatto della sua esistenza. Diritto fondamentale e imprescrittibile che Pio XII rammentava nel suo storico radio messaggio del 1 giugno 1941: “I beni creati da Dio lo sono stati per tutti gli uomini, e devono essere alla disposizione di tutti, secondo i principi della giustizia e della carità. Ogni uomo, come essere dotato di ragione, ottiene di fatto dalla natura il diritto fondamentale di usare dei beni materiali della terra... Un tale diritto individuale, non dovrebbe essere soppresso in alcuna maniera, nemmeno dall'esercizio di altri diritti sicuri e riconosciuti su dei beni materiali.”
Un dividendo a tutti ed a ognuno: ecco bene la formula economica e sociale la più radiosa che sia mai stata proposta ad un mondo di cui il problema non è produrre, ma di distribuire i prodotti.
Non da un partito politico
Numerosi, in parecchi paesi, quelli che vedono nel Credito Sociale di Douglas quanto di più perfetto mai proposto per servire l'economia moderna d'abbondanza, e per mettere i prodotti al servizio di tutti.
Rimane ora da far prevalere questa concezione dell'economia, affinché divenga un'attuazione nella pratica.
Sfortunatamente, in Canada, dei politicanti hanno disonorato le due parole: “Credito Sociale” prendendole per designare un partito politico. Questo è il più grande torto, che mai è stato fatto alla comprensione ed all'espansione della dottrina di Douglas. Questa è diventata una sorgente di confusione ed una causa di diffidenza. Molta gente rifíuta a priori di sentire parlare del Credito Sociale, perché ci vedono un partito politico, ed essi hanno già dato la loro adesione ad un altro partito.
Pertanto, il Credito Sociale, autenticamente compreso, non è del tutto un partito politico. È esattamente il contrario. Il fondatore stesso della scuola creditista, C.H. Douglas, conosceva certamente meglio di quelle piccole teste gonfiate che vogliono servirsi dell'idea superficiale che ne hanno per cercare di soddisfare le loro ambizioni politiche.
Ora, Douglas, ha dichiarato nettamente che c'è incompatibilità tra Credito Sociale e politica elettorale. Partito politico e Credito Sociale sono due termini che si escludono l'uno l'altro, per la loro stessa natura, per il loro scopo, il loro motore, il loro spirito.
I principi del Credito Sociale riposano su una filosofia. E questa filosofia dà la precedenza alla persona sul gruppo, sulle istituzioni, sul governo stesso. Tutta l'attività, fatta in nome del Credito Sociale autentico, deve essere un'attività al servizio delle persone.
È tutto un altro motore che anima e orienta le attività di un partito politico.
Ogni partito politico, antico o nuovo, ha come primo scopo di conquistare o di conservare il potere, di diventare o di restare il gruppo che governerà il paese. E' la ricerca del potere per un gruppo.
Il Credito Sociale, al contrario, concepisce il potere ridistribuito a tutti: il potere economico, con un dividendo periodico, permettendo ad ogni individuo di dare delle direttive alla produzione del suo paese; il potere politico, facendo dello Stato, dei governi di ogni tipo, gli interessi della persona, e non le persone gli interessi dello Stato.
È il governo che interessa i partiti politici. Mentre è la persona, il fiorire, il benessere della persona che interessa il vero creditista.
La politica di partito incita i cittadini ad abdicare la loro responsabilità personale, il partito mettendo tutta l'importanza sul voto, su un atto di qualche secondo che il cittadino compie nascosto dietro un paravento, dopo essere stato servito di stufato elettorale in tutte le salse, durante quattro settimane.
Il Credito Sociale, al contrario, insegna ai cittadini ad assumersi le proprie responsabilità, in politica come in ogni altra cosa, ed in ogni tempo, applicando la sorveglianza e creando la coscienza dei governi, gridando la verità e denunciando le ingiustizie senza tregua ovunque dove si trovino.
Ogni partito politico contribuisce a dividere il popolo lottando gli uni contro gli altri, alla ricerca del potere. Ora, ogni divisione indebolisce. Un popolo diviso, indebolito, si fa mal servire.
La dottrina del Credito Sociale, al contrario, rende i cittadini coscienti delle aspirazioni fondamentali comuni ad ogni persona. Un movimento creditista autentico insegna ai cittadini ad unirsi per delle questioni sulle quali tutti si accordino, a fare al bisogno le pressioni dovute sui governanti, qualunque sia il gruppo al potere. È per questo che il giornale: “Vers Demain” da cui queste pagine sono tratte, raccomanda in politica: la pressione del popolo raggruppato fuori dei parlamenti, ma operante sui governi, al fine di far legiferare gli eletti dal Popolo nel senso del Credito Sociale.
Per fare prevalere delle grandi idee, come la bella concezione creditista dell'economia, si ha bisogno, non di politicanti avidi di vanagloria e di denaro ma degli apostoli che si danno senza calcolo, non avendo in vista che il trionfo della verità ed un mondo migliore per tutti; degli apostoli distaccati da tutta ricompensa quaggiù, facendo tutto il loro possibile per la causa abbracciata e, per il resto, rimettendosi nelle mani di Dio. Il giornale “Vers Demain” lavora per formare di questi apostoli. Il giornale “Vers Demain” presenta i loro obiettivi, le loro attività e le loro attuazioni.
Louis EVEN
I Pellegrini di S. Michele
http://www.michaeljournal.org/italiano.htm
Louis Even
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