martedì 8 maggio 2012

Quel che sta avvenendo sul pianeta Terra... da un dialogo radiofonico fra alieni benpensanti intercettato per caso...

Messaggi dal pianeta Terra


Cari Amici,….. vi giro questo messaggio scritto dal nostro amico  Ennio Vocirzio. E' utile che si diffonda al fine di comprendere l'estremo e delicato equilibrio del mondo di questi tempi. So bene che la maggior parte di voi non ha bisogno di leggere queste cose (in questo caso, leggendolo almeno vi divertirete). Ma fatelo conoscere ai giovani, agli amici,…vi assicuro che può servire. Non chiamate mai pazzo, chi ama il mondo e lo vuole proteggere...  Vincenzo Iorio


Intercettazione radiofonica fra alieni


É stata intercettata una trasmissione in bassa frequenza elettromagnetica che sembra possa essere avvenuta fra due alieni. Non ci è dato di sapere se le due entità che comunicano erano localizzate su due astronavi diverse o se la conversazione fosse avvenuta fra un alieno situato a terra che comunicava con il suo interlocutore nello spazio. La decodifica del segnale è avvenuta utilizzando uno speciale software di decriptaggio ed è stata traslata in lingua italiana.

I vari tecnici che hanno progettato il sistema radioricevente e quelli che hanno collaborato per l’utilizzo del software di decodifica vogliono restare anonimi.

I due alieni sono stati identificati come la recluta
Vheed e il suo capitano Edhiriso. Segue messaggio:
Salve, ... Edhiriso ho sorvolato pochi giorni fa vasti territori del terzo pianeta della stella gialla Occla (Sole), parlo del pianeta azzurro quello con alto contenuto d’acqua. É popolato da una quantità enorme di creature e una delle specie che ha preso il controllo è completamente umana e si trova esattamente al 5 stadio evolutivo secondo il nostro criterio di ordinamento.

Inviami un rapporto Vheed, abbiamo bisogno di sapere se possiamo interagire con la loro società, a limite contattando alcuni dei loro capi di governo se ce ne sono.

Lo escludo Edhiriso! … Lo escludo! ... Gli abitanti hanno una struttura di governo primitiva organizzata a tribù separate. Anche se alcune corporazioni sono più numerose e potenti, c’è un certo isolamento fra i gruppi. In un numero elevato di casi si verificano dei conflitti fra le varie tribù e questi conflitti convergono quasi sempre in azioni violente che terminano con la soppressione di vite umane. Queste decisioni sono prese senza consultare alcun organo spirituale o religioso e vengono perpetrate con scellerata violenza. Quando questi dissidi violenti, che gli umani chiamano "Guerre" vengono generati, muoiono immediatamente donne e bambini,
è veramente mostruoso Edhiriso. Quello che però mi sembra più importante sottolineare, ed in questo modo probabilmente potremo spiegare per certi versi questo comportamento così violento, è il loro sistema di economia. Abbiamo notato che gli abitanti del terzo pianeta della stella gialla Occla basano interamente la loro economia su un criterio di ricchezza estremamente illusorio. Ovviamente questo sistema è gestito, regolato e governato da alcuni umani. Questi individui agiscono in modo trasversale all’ordinamento generale a tribù del pianeta e controllano con il proprio potere tutto il sistema economico di quest’ultimo.

Vheed ... Temo che in questo modo si autodistruggeranno !!

É quello che temo anch’io signore. La loro società è infatti ad un punto critico identicamente al caso del pianeta Sheffer della stella blu Aglisoon" che si autodistrusse nel 50.060 tempo di galassia (UTCG) per inquinamento generalizzato.

Continua Vheed. ... Cos’altro hai scoperto?

Signore purtroppo quello che sto per dirle è drammatico, ... abbiamo notato un numero elevato di cumuli di scorie in diversi siti dell’intero pianeta che vengono chiamate "discariche". Qui gli umani buttano i loro rifiuti.
Rifiuti? ... Cosa sono i rifiuti?

É strano signore, ... ma il loro sistema economico è sostenuto tramite la trasformazione di materiali che gli umani identificano come beni di consumo ... questo sempre a causa del loro sistema economico contorto. Ebbene questi prodotti che gli umani producono poi alla fine del loro ciclo di vita vengono resi obsolescenti e quindi inutili. Gli umani sono abituati a disfarsene ed accumulano in questi depositi maleodoranti ogni sorta di manufatto che hanno realizzato. In queste discariche troviamo tutti i più strani aggeggi creati dalla mente degli umani. Vi si trovano sia quelli dotati di una certa utilità che quelli completamente inutili, questi ultimi realizzati per ubbidire al contorto e stupido meccanismo della loro economia. La cosa paradossale signore e che gli elementi chimici che gli umani estraggono sulla corteccia del pianeta li usano in buona parte per realizzare questi prodotti, e questi prodotti sono composti da svariati materiali che difficilmente poi possono essere separati per riutilizzarli. Gli umani non si rendono conto che stanno esaurendo le loro più importanti risorse materiali. Oltretutto, c’è una cosa ancora peggiore signore ... per ridurre i volumi di questo materiale nelle discariche, gli umani addirittura bruciano tutte queste risorse tramite degli inceneritori trasformando il materiale artefatto in una cenere velenosa con la quale alla fine, … diventa veramente impossibile recuperare ogni altra risorsa minerale.

É incredibile signore ma ascoltate bene quest’epilogo, … esiste una piccola corporazione sul pianeta situata a nord più o meno distante dal punto dove 140 betacicli fa (

Si, ricordo la leggenda Vheed … conosco la popolazione che circa 1,4 betacicli fa (

Ebbene signore, questa corporazione oggi si chiama "Italia". Pensate che i loro governanti hanno pensato di riconoscere a questa pratica di incenerimento delle scorie, una specie di riconoscimento economico nell’ottica dell’innovazione ambientale, chiamano questo utilizzo di fondi pubblici con il nome di "CIP6". ... Quello che più sconcerta è che la corporazione italiana è situata su di un suolo dotato di pochissime risorse minerali quindi maggiormente per questa comunità di umani è veramente sconveniente la distruzione di queste importanti risorse minerali che loro si ostinano a chiamare scorie o rifiuti.

Quello che mi dici Vheed percuote il mio animo, non riesco a comprendere l’ingenuità degli umani che vivono sul terzo pianeta. Mi rendo conto che essi si trovano al 5 stadio evolutivo, ma, dovrebbero comprendere l’evoluzione dei loro comportamenti e quindi il grave effetto che si determinerebbe nel loro futuro. Soprattutto per quanto riguarda l’armonia e la pulizia del loro ecosistema vitale che si sta inesorabilmente degenerando.

Signore, purtroppo gli umani non si rendono conto di queste cose, i loro corpi sono fragili e risentono di quest’alterazione che il loro pianeta sta subendo. Si ammalano molto più spesso in quest’ultimo periodo e anche se alcuni di loro, i più evoluti e i più intelligenti hanno dato un certo allarme, nessuno provvede a risolvere il problema

Questo è veramente paradossale Vheed ... quanti sono gli umani che abitano il terzo pianeta della stella gialla Occla?

Sono circa 7 miliardi in questo momento ma una quantità enorme di questa popolazione non ha risorse primarie e muore di stenti e di fame.

Non capisco bene questo punto Vheed. Gli altri? … Quelli più ricchi? … Quelli che producono beni che poi buttano in quelle cose che hai definito "discariche" non sono a conoscenza di queste categorie di umani che sono fortunati? Non fanno niente per aiutarli?

No signore. … Non solo non fanno nulla, … ma sfruttano questa condizione per averne un tornaconto economico, senza rendersi conto che stanno danneggiando la loro stessa progenie.

C’è qualcosa di peggio signore. … Gli umani hanno scoperto l’energia atomica, ma purtroppo per penetrare nel nucleo dell’atomo e utilizzare la  grande energia che vi è contenuta, essi adottano un criterio estremamente arcaico che consiste nel violentare il nucleo percuotendolo con particelle proiettili.

Conosco bene quella tecnica. Fu studiata dai nostri scienziati agli inizi della nostra era ed era basata sul bombardamento a idrogeno isotopico alfa-zero.

Si signore, la conosco anch’io ... gli umani però non comprendono ancora cosa sia l’idrogeno-alfa-zero per essi la configurazione idrogeno-alfa-zero viene chiamata "neutrone". ... o almeno questo è il termine che abbiamo intercettato.

Riblock!!! (

Con questa tecnica assolutamente arcaica che fortunatamente è oramai in disuso fra tutte le nostre civiltà più progredite della galassia, si produco veleni mortali che sopravvivono inoltre per cicli di vita lunghissimi.

Proprio qui sta il punto signore. ... Gli umani stanno avvelenando la loro atmosfera, i corsi d’acqua e il terreno poiché l’energia nucleare è molto diffusa e numerosi sono gli impianti nucleari che la producono.

Vheed … sai per caso se gli umani hanno scoperto il metodo di sintesi atomica basato sulla prima materia o materia "uno"? Con questo metodo avrebbero energia disponibile senza effetti collaterali, ed in più se provassero ad osservare meglio la natura, potrebbero ottenere tante altre cose in più.

É complesso rispondervi signore. … Alcuni umani hanno probabilmente raggiunto questo traguardo ma, purtroppo l’ordinamento del loro sistema sociale basato sul criterio economico che vi ho spiegato poco prima, impedisce la diffusione di questa nuova tecnologia. Io credo che gli umani non hanno ancora compreso l’importanza della prima materia. Alcuni individui sporadici nella storia del pianeta hanno usufruito di questo meraviglioso dono divino ma l’impiego di queste tecniche non è assolutamente conosciuto nel dettaglio.

Vheed io credo che il problema più grave degli umani e che non conoscono Dio.
Ha centrato in pieno signore Edhiriso, … è proprio questo il punto focale. Gli umani non conoscono Dio. É noto, fortunatamente, che alcuni umani hanno portato dei messaggi importanti in tal senso, per esempio fra i tanti messaggeri, un certo Mahatma Gandhi ed un certo Yesh-shua sono stati fondamentali nella  storia del pianeta azzurro terzo alla stella gialla Occla, ma sono stati uccisi dai loro stessi fratelli.

Allontaniamoci Vheed … lasciamo gli umani alla loro evoluzione. Lo stadio 5 è il più delicato e devono superarlo lentamente senza intromissioni.

Se ci riusciranno signore, … io dubito molto …
circa 300.000 anni terrestri) sbarcarono gli Elhoim ed esattamente al centro del grande mare chiuso, per intenderci signore è il punto dove nacque la civiltà della lupa che allattava i due gemelli. Si ricorda questa leggenda? circa 3.000 anni terrestri) si espanse per tutto il territorio limitrofo del grande mare chiuso creando un grande impero. I tecnici non sono riusciti a tradurre bene questa parte ma sembrerebbe simile alla nostra esclamazione "Accidenti!!!")

A questo punto parte del messaggio successivo è stato purtroppo oscurato da una tempesta solare. Da questo momento non sono stati rilevati più messaggi su questo intervallo di frequenza. Il dispositivo di intercettazione è stato infine distrutto e i tecnici si sono riuniti in preghiera.


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Post Scriptum

Non tutti gli umani sono tordi e lontani dalla verità, alcuni magari in forme poetiche hanno raggiunto una certa coscienza eco-solidale. Questo è il caso del poeta Gianni Rodari che ha scritto molto poesie ecologiste e sulla solidarietà fra esseri umani. Il pomeriggio di sabato 12 maggio 2012, nell'ambito della Festa dei Precursori, il cantautore Stefano Panzarasa sarà al Circolo vegetariano VV.TT. di Treia per cantare le poesie di Gianni Rodari e presentare il libro "L'Orecchio Verde di Gianni Rodari" da lui curato per l'editrice Stampa Alternativa. Durante la serata si terrà anche una meditazione a cura di Franco Augello ed una spiegazione astrologica evolutiva sul momento presente a cura di Nazzarena Marchegiani.  Vi aspettiamo... Paolo D'Arpini

Stefano Panzarasa

lunedì 7 maggio 2012

Treia - I primi giorni della Festa dei Precursori (2) narrati da Nelly Gozzi

Dipinto di Giuseppina Mazzocco


Porto la mia testimonianza della Festa dei Precursori

Caro Paolo, devo ringraziarVi per l’accoglienza e la cordialità tua e di Caterina, il vostro sorriso luminoso mi trasmette quella leggera ebrezza di vita gioiosa e pace che altro non è che la base del mio essere.

Apprezzo lo sforzo organizzativo in linea con il sistema di vita odierno, nulla c’è di fisso; da un programma iniziale continuamente si aggiusta si modifica si corregge, ogni persona che si aggiunge fa cambiare l’insieme e si continua a modellare la giornata come l’artista fa con la sua opera d’arte.
Questo mi ricollega al filo comune degli argomenti trattati dagli invitati:
inventarsi un nuovo modello di vivere, di socialità comune, in linea con la madre terra partendo dal passato, (poiché l’uomo deve ricordare dalle esperienze passate il meglio per salvarlo e il peggio per non ricadere sui propri errori),
elaborare un sogno o una possibilità diversa nel presente da realizzare nel futuro prossimo.

INSOMMA LA SPERIMENTAZIONE che passa dalle piccole cose materiali, alla sfera delle relazioni, per poi continuare nell’interno della nostra anima, ed infine riunire tutti i filtri, e come in un calendoscopio guardarci dentro con meraviglia.
La Festa dei Precursori, come il tuo Giornaletto di Saul sono per me, essere curioso, una grande fonte di scoperte, essendo cittadina da sempre ed impiegata da sempre, il mio mondo cadenzato da obblighi monotoni e futili, mi spinge ad avventurarmi in sogni ed in realtà diverse come ad esempio quella agricola e rurale, di cui però non mi sento di avere sufficienti conoscenze per interpretarla.


IN CONCLUSIONE:
un nuovo modello sociale, basato sul rispetto di chi ci ospita e tra il genere umano, dove non c’è potere ma solo libertà, uguaglianza e comprensione per i singoli individui. La propria libertà di espressione non deve pesare sugli altri _ la propria creatività deve portare alla condivisione con altri come un dono non come una imposizione.

Nelly Gozzi

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Rispostina di Caterina Regazzi:

Cara Nelly, é stato un piacere per noi avere qui te e la tua amica Adele e condividiamo le tue riflessioni.

La gioia di vivere é una componente della vita, appunto che mai dovrebbe mancare, un po' come il "sale della vita" della performance a cui abbiamo assistito. Purtroppo spesso, chi più chi meno, ci dimentichiamo che grande dono é essere al mondo e gli eventi esterni ci fanno di volta in volta gioire o cadere in depressione. Ed allora ci mettiamo a cercare, un nuovo lavoro, un nuovo compagno di vita, nuove amicizie, nuove pratiche, nuove terre, ma quando abbiamo fatto un cambiamento, anche radicale, abbiamo sempre trovato la felicità?

Forse per un po' di tempo può sembrare così, ma poi subentrano altri fattori, la noia, il disagio, il non sentirsi comunque a casa o nella propria pelle. Ci pervade un senso di incompletezza. Forse dobbiamo percepire che noi non siamo il nostro corpo e neanche la nostra mente, che dentro a tutto ciò c'é il nostro essere, la nostra coscienza, che é sempre lì, immutabile, non influenzabile, pulita, se riusciamo a dimenticare le sovrastrutture che ci hanno condizionato dalla nascita. E se ci riconosciamo per un momento, saremo sempre più capaci di ritrovarci e di riconoscerci di nuovo e ancora ed allora, tutto quel che c'é fuori di noi avrà si importanza, ma solo perché aspiriamo al bene dell'umanità, pur nel fiume della vita, che non é certo, esteriormente, uguale per tutti.
Con noi stessi non saremo mai più soli e infelici, ma completi.

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Rispostina di Paolo D'Arpini:

Ingegneria psichica.. forse potrà essere una nuova specializzazione alla quale potrai dedicarti. In fondo ogni costruzione nasce prima come immagine/disegno e poi viene realizzata come struttura. La stessa cosa si può dire del comportamento umano rispetto alle tendenze e forme pensiero. Costruire non è difficile, in fondo, quando si è on the move, in movimento, costante... è come camminare che non richiede alcuno sforzo malgrado l'apparente instabilità che viene "corretta" passo dopo passo.

Star fermi è più difficile che camminare, Per questo nelle discipline militari fanno stare i soldati sull'attenti, immobili. La loro immobilità è il risultato di una grande tensione.
Tu, cara Nelly, sei "on the move", come noi tutti precursori,  verso  un nuovo andamento.. Precursori che abbandonano la posizione stabile dell'appoggiarsi su quattro zampe, che inoltre superano l'ergersi su due piedi per tentare di eleversi al cielo (con la virtualizzazione del pensiero). Tu sei una dei precursori che hanno compreso che la vita è solo movimento, solo spettacolo passeggero. Lavoro, impegni, fatica, serietà d'intenti, finalità e scopi da raggiungere....? Stanno tutti nel film della vita... Goditi il momento e sappi che ogni considerazione sull'utile od inutile, sul bello e sul brutto è semplice immaginazione! 


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Commento di Giuseppina Mazzocco:

Caro Paolo
con piacere ho visto che hai inserito nella risposta a Nelly, la riproduzione di un mio dipinto ad acquerello, ti ringrazio perché tu l'hai scelto, per cui ti ha comunicato "qualcosa".
Esso è la "forza del perdono" dove puoi notare quella parte negativa e scura, che rappresenta la malvagità e la negatività umana che viene quasi coperta dalla luce e dall'amore di coloro che lo sanno perdonare  Talvolta è difficile è perdonare ma se ci compenetriamo e pensiamo che nel volere divino  siamo tutti fratelli, non sarebbe così impossibile.
Ci costa ma ciò che entra nel nostro cuore è uno spirito di pace e armonia.
Un caro saluto da Pinuccia.

domenica 6 maggio 2012

Treia - I primi giorni della Festa dei Precursori narrati da una compartecipe a tempo pieno: Caterina Regazzi

Caterina Regazzi al Circolo VV.TT. di Treia
 


Il primo fine settimana della Festa dei Precursori é trascorso. Per me é cominciato anche prima, al venerdì pomeriggio (4 maggio) io sono partita da Spilamberto, passata da Riccione a prendere Upahar e i suoi strumenti, incontrato le amiche Nelly e Adele da Modena, e arrivata a Treia per l'ora di cena, dove Paolo ci ha fatto trovare uno dei suoi favolosi minestoni fumanti.  Ci aveva messo anche una buona dose di fave, essendo questo il periodo, e qui a Treia questi legumi sono uno dei cibi più comuni ed apprezzati.

Prima di cena però le ragazze hanno voluto prendere un primo contatto col paese e quindi abbiamo fatto una bella passeggiata, per mostrare loro la piazza, il teatro, la strada che attraversa tutto il borgo. Dopo cena Paolo ha accesso al volo un fuoco nel camino e Upahara con la sua chitarra e la sua bella voce morbida ci ha fatto entrare in noi stessi con un'atmosfera magica.

La mattinata del sabato, 5 maggio, é trascorsa tra colazione, altra passeggiata per alcuni, mentre io e Paolo restavamo a casa a preparare il pranzo e ad attendere altri partecipanti, Vittorio, Maria e poi gli artisti che avrebbero esposto le loro opere al circolo ed infine Michele, Antonio e la onnipresente Sonia, la nostra fedele amica esperta di erbe. Dopo un semplice pranzo conviviale nella grande cucina siamo partiti in tutta fretta per la passeggiata con Sonia.  Il pomeriggio si prevedeva ricco di interventi e quindi non ci si poteva tardare troppo in campagna.

Con Sonia avevamo appuntamento davanti al vecchio lavatoio,  all'inizio di un sentiero battuto ormai diverse volte che però riserva sempre una grande abbondanza di specie vegetali, come l'Eufrasia, il Centonchio, il Farinaccio, la Parietaria, l'abbondante Senape, il Papavero, il Cardo Mariano, la Fumaria, l'Aglio orsino, la Silene, l'Ortica, la Cicoria e le sue simili, il Tarassaco, la Calendula, la Malva, il Sambuco e di queste ed altre piante Sonia ci ha raccontato usi terapeutici e alimentari.

Sono già diverse volte che vado con Sonia ad esplorae il mondo delle erbe, che é un mondo veramente sterminato e mi rendo conto di quanto la Natura ci offre per tutto quel che ci può abbisognare e che noi non conosciamo mai abbastanza, preferendo andare in farmacia ad ogni piccolo disturbo.

Nel pomeriggio un altro esperto, Umberto Rocchi, ci ha accennato all'uso e alle possibilità di aiutare con gli olii essenziali e gli altri derivati delle piante, disturbi vari, come quelli psichici.

Dopo la passeggiata siamo rientrati al Circolo dove fervevano i lavori per l'allestimento della mostra. Al termine dei preparativi ci siamo radunati dentro  e dopo i saluti di Paolo e la presentazione della mostra "E la Terra sentii nell'Universo" da parte di Nazzareno Vicarelli e la mia piccola presentazione della mostra "Arte della Natura"  sono cominciati i discorsi: il Presidente della Proloco Francesco Pucciarelli ci ha dato il suo saluto e augurio per il proseguimento dell'evento, il professor Alberto Meriggi ci ha parlato della regolamentazione della produzione dei cibi con l'agricoltura e le attività artigianali (come la macinazione dei cereali, la produzione del pane) negli statuti comunali alla fine del medioevo. Altri si sono succeduti a parlare, ognuno ha avuto la possibilità di dire il suo pensiero e raccontare la sua esperienza. Al termine delle parole abbiamo assistito alle performance degli artisti Giancarlo Pucci e Rossella ("Il parto dell'opera d'arte" e "Le nozze d'oro con l'arte") con strumenti e vestiti davvero singolari e di Fulgor Silvi, definita da Paolo "una performance spaccapietre".

Al termine delle esibizioni effimere  pizzata veloce alle "Antiche Mura" di Treia e rientro a casa per festeggiare il Wesak con i canti di Upahar, bravissimo come al solito e molto coinvogente.

Poi  tutti a nanna, stanchi, ma felici.

Il tutto é stato molto intenso.

La domenica, 6 maggio,  colazione, chiacchiere, passeggio, pulizie generali e cucinatura da parte di Michele Meomartino che ha preparato un pranzo ottimo con quel che c'era: arance condite, tartine con un pesto a base di ortica, una goccia di marmellata di rosa canina e pecorino, frittata con le patate, spaghetti spezzati conditi con un intingolo di piselli e fave, mele, avanzo di pasta del giorno prima, crostata di Nelly e dolce di Orietta, un'altra amica che ci ha raggiunti all'ultimo minuto. Subito appresso seguita dalla ritardataria Stefania con figlio ed amica.. che si erano persi per le vie di Treia.

Le partenze dei visitatori "forestieri" sono iniziate anche prima di pranzo e, un po' alla spicciolata, subito dopo pranzo anche gli altri si sono eclissati.  Sotto una pioggia battente. Verso la fine  del pomeriggio  io e Paolo siamo rimasti soli e ci siamo andati a buttare sul letto dove abbiamo dormito per un bel po' e al risveglio abbiamo pensato che, in futuro,  ci piacerebbe organizzare  qualche "settimana della vita in comune". Che ne pensate?

Intanto vi lascio qui...  A breve seguiranno altri interventi, memorie e resoconti deghli altri compartecipi..

Caterina Regazzi


P.S. La festa dei Precursori si conclude  con gli eventi del 12 e 13 maggio 2012, in cui -particolarmente- segnalo la performance artistica canora di Stefano Panzarasa che canterà e mimerà le poesie di Gianni Rodari da lui musicate e presenterà il libro "L'Orecchio Verde di Gianni Rodari" da lui curato... Non mancate. Info, 333.6023090 - 0733/216293



Disegno di Luzzati sul Libro Orecchio Verde di Gianni Rodari

sabato 5 maggio 2012

Matteo Ricci e Giuseppe Tucci i due maceratesi illustri che mi hanno preceduto nella conoscenza della antica cultura cinese

L'arte del volo con gli uccelli


Due sono stati i marchigiani illustri che hanno legato il loro nome alla scoperta dei misteri di Cina ed India. Il primo fu il gesuita maceratese, Matteo Ricci (1552/1610), che soggiornò lungamente presso la corte imperiale cinese scrivendo diversi libri in Mandarino (la lingua dotta); la sua più importante composizione fu il Grande Mappamondo, la cui sesta edizione fu fatta ristampare su ordine dell’imperatore stesso. Egli cercò di integrare la cultura cinese con quella occidentale in una sintesi più apprezzata in Cina, ove morì a Pechino, che presso la chiesa cattolica che lo aveva inviato in Cina come “missionario”.

L’altro grande maceratese fu il professor Giuseppe Tucci (1894/1984), fondatore e curatore dell’ISMEO, l’istituto italiano per lo studio della cultura orientale e importante museo sito in Via Merulana a Roma. Io ebbi la fortuna di visitare quel museo e fui toccato dal rispetto con il quale le reliquie di religioni esterne alla nostra cultura avessero trovato ospitalità e idonea spiegazione. In seguito a ciò mi interessai alla letteratura ed alle traduzioni originali prodotte dall’esimio professor Tucci e mi abbeverai a quella fonte di conoscenza. In particolare apprezzai le sue ricerche sulla cultura nepalese e tibetana e la sua ricerca sull’antica saggezza cinese, laica per antonomasia, rivolta al benessere dello stato e del popolo. In particolare Giuseppe Tucci é stato in grado di offrirci un quadro suggestivo dei due indirizzi culturali della Cina, il Confucianesimo ed il Taoismo, la via della correttezza e la via della spontaneità.

Ricettacolo di questi due aspetti sociali é il Libro dei Mutamenti, I Ching, uno dei saggi testi più antichi dell’umanità. In esso sono integrati diversi commenti di Confucio e di Lao Tze, nonché considerazioni più tardive di matrice Chan (Meditazione Buddista). All’I Ching, di cui é disponibile un’ottima traduzione di Richard Wilhelm, con prefazione di Carl Gustav Jung, sono riconducibili anche gli archetipi psichici basilari dello zodiaco cinese.

La mia pluridecennale ricerca compiuta sia su testi di matrice cinese che indiana, come ad esempio Il Potere del Serpente, mi ha portato a elaborare un sistema archetipale congiunto, basato sugli esagrammi dell’I Ching e sui cinque elementi indiani. Seguendo poi la tradizione orientale, ed avendo “completato” i miei studi e le mie sperimentazioni dal vivo, ho deciso di trasmettere la conoscenza acquisita attraverso una serie di incontri informali che si tengono a Treia, in provincia di Macerata. Le sessioni sono gratuite e si svolgono dalla mattina alla sera, vivendo in spirito comunitario la quotidianetà, e condividendo cibo e lavoro. Ognuno é invitato a portare alimenti vegetariani e bevande. 

Chi è interessato può prendere contatto con me telefonandomi allo 0733/216293

Paolo D’Arpini

Paolo D'Arpini in  scena in veste di Chuang-tzu



Per approfondire il discorso si può leggere questo articolo:

venerdì 4 maggio 2012

Partire dall'io per giungere all'Io - Manuale pratico per l'autoconoscenza attraverso il sistema archetipale cinese, in chiave di spiritualità laica.

Rupe tenebrosa sulla valle del Treja - Foto di Gustavo Piccinini



La cara amica Marinella Correggia aveva scritto nel presentare la mia persona: "Nel suo viaggio intorno al sé Paolo D’Arpini ha incontrato luoghi, persone, viventi non umani, idee e pratiche. E visto che un itinerario così si fa anche in un metro quadrato – c’è o non c’è il mondo in una sua minuscola porzione? – Paolo adesso prosegue il suo viaggio stando di vedetta dall’alto di una bellissima, tenebrosa rupe sulla valle del Treja... Scrittore bioregionale, esperto di erbe selvatiche, dinamizzatore di eventi culturali ed ecologisti, esperto di oroscopo cinese, trent’anni or sono fondò sulla rupe il Circolo Vegetariano VV.TT. che da allora è un punto di riferimento “laico-spirituale” per molti. Non chiedetevi che vuol dire quel VV.TT., non lo sa nessuno e forse nemmeno lui. E’ probabilmente un gioco. Come la vita, gioco serissimo al quale bisogna con attento impegno lavorare o viceversa lavoro al quale bisogna con attenta disinvoltura giocare? Sei in ricerca di non sai nemmeno bene che cosa (alla fin fine, il senso della vita)? Passa qualche ora nelle sue grotte chiamate “tempio della spiritualità laica”. Sarà un incontro che è un viaggio, parte di quella scoperta del sé che tocca a tutti noi."



Nel mio viaggio intorno al  Sé… mi é capitato di lasciare la valle del Treja e di trasferirmi a Treia. Ho già raccontato come è successo, insomma è successo.. che l'inamovibile si muovesse.  In fondo, oltre  l'omonimia del luogo, anche Treia sta su una collina, anche da qui domino il mondo. Ed inoltre il senso della "casa" è praticamente lo stesso. 

“La casa é il corpo più grande” diceva il poeta e saggio Kalil Gibran ed é vero… perché sentire di stare a casa sorge dal senso di presenza in cui si riconosce la propria casa. Quindi la casa non é un luogo ma uno stato di coscienza.  Chissà se  la sensazione di stare a casa sarà la stessa anche dopo il  “Grande Assorbimento”, che é un eufemismo per significare il momento in cui si lascia il corpo fisico?

… Forse potrebbe essere proprio quello il momento auspicioso del “Vero” Ritorno a Casa. Il momento in cui lo spirito si alleggerisce da ogni legame corporale ed il senso di “presenza” é assolutamente libero e indipendente da ogni luogo e da ogni tempo.

Ma non é detto che questa condizione di totale “affrancatura” debba essere raggiunta con la morte, può avvenire anche nel corpo il momento in cui i legacci dell'illusione vengono recisi, il momento in cui il senso di identificazione con l’ego viene sciolto, per ritrovare la propria natura originaria nel Sé.

Questa scoperta di Sé, in verità, non é ottenibile, come un qualcosa che facciamo nostra,  ma é solo un “riconoscimento”…  E qui, nel luogo e nel tempo in cui sono,  per "avvicinarmi" a questa “presa di coscienza”  ho sviluppato un metodo di auto indagine, che parte dall'analisi delle propensioni innate archetipali manifestate nella propria mente. La mente personale é in realtà una sorta di immagine speculare, non realmente esistente, ma dobbiamo partire da questa se vogliamo scoprire il reale “soggetto”.

 “Semplici attori, finché  separati,   poi, superata la dualità, non ha più nessuna importanza…   Il fiore non ha più nome né forma è solo un fiore unico ed irripetibile nel giardino della Coscienza” (Saul Arpino).


 Premessa

La nostra vita è legata ad una serie di circostanze di cui non abbiamo il controllo ma,  come diceva Nisargadhatta Maharaj,  noi siamo parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati….  Di conseguenza, essendo coscienza nella coscienza,  siamo in grado di riconoscere il flusso energetico nel quale siamo immersi e  far sì che  il nostro pensiero e la nostra azione siano in sintonia con la qualità dello spazio-tempo vissuto. In questo  perenne rimescolamento energetico, noi siamo come navigatori senza meta, o guerrieri –se preferite- liberi di affrontare il contingente senza paure. “Se temi la sofferenza –diceva un samurai- come fai a combattere?”


Vediamo ora    che dal tutto il tutto si dipana dinnanzi ai nostri occhi….  In Cina si racconta che 12 animali si presentarono al Buddha morente ed ognuno ottiene di incarnare le caratteristiche psichiche  che contraddistinguono i tre aspetti di anno, mese e ora, in base  alle propensioni naturali, di ogni essere vivente.  Essi sono maschili e femminili e manifestano le loro caratteristiche tramite le 5 componenti fondamentali: Terra (devozione, olfatto); Metallo (giustizia, udito); Acqua (saggezza, gusto); Legno (etica, tatto); Fuoco (costumi, vista).

Il funzionamento è più o meno quello del caleidoscopio. Alcuni elementi colorati e tre specchietti interni. Girando il tubo si ottengono diverse composizioni.  Malgrado l’esiguità delle componenti i risultati possono essere infiniti.  Questo stesso concetto (traslato ai 5 elementi  ed ai tre aspetti psichici incarnati) mostra la variegazione di tonalità di colore e movimento attraverso la quale la  coscienza individuale si manifesta (la forma ed il nome).

La coscienza di sé, che noi  chiamiamo persona, è un coordinatore interno, adattato all’individuazione, il quale si  appropria delle funzioni messe in atto. Lo chiamiamo: io.

Questo ‘io’ (o assuntore interno) è l’apparenza identificativa individuale nella quale solitamente ci riconosciamo. Propriamente parlando questo “ego” è esso stesso la “conseguenza” delle energie messe in moto dai vari elementi e dai tre archetipi incarnati, quindi è inerte (come un programma), ed  è un oggetto nella coscienza.

I tre specchietti, archetipi psico-emozionali,  rappresentano:
Il senso dell’io, ego = anno di nascita;
L’intelletto o intuizione = ora di nascita;
La memoria o predisposizione = mese di nascita.


Capire il senso dell’abbinamento archetipale  con le condizioni  dell’ora e del mese di nascita, è facile da accettare giacché siamo abituati a pensare che ogni momento della giornata ed ogni stagione ha i suoi modi, e tutte le creature sono soggette a questi modi. Ma il primo aspetto dello zodiaco cinese,  quello dell’anno, è  più duro a digerirsi per la nostra mentalità razionalistica.

Come è possibile che un dato anno possa essere  qualitativamente diverso dall’altro solo sulla base di un calendario arbitrariamente deciso dall’uomo?


Impostosi nella cultura cinese e dell’estremo oriente e provenendo da una tradizione pluri-millenaria (sicuramente di origine matristica)  il calendario ciclico, di 13 lune e di 12 archetipi animali  (che rotano abbinati agli elementi in turni di 60 anni),  è stato anno per anno vagliato e corroborato dall’esperienza di milioni e milioni  di persone,  in  cui i comportamenti corrispondevano ai modelli indicati in un raffronto oggettivo e riscontrabile nei fatti.  Alcuni analisti vedono un significato  in un’altra coincidenza, il  percorso dodecennale  che la terra compie attorno al sole per fare un giro completo (una specie di viaggio in treno con 12 stazioni annuali). Si può anche fare  a meno di credere a questa “qualità  del tempo” ma stando ai risultati essa è confermata, ahimè!

Quegli archetipi animali  esistono e sono riconoscibili nelle caratteristiche variegate degli individui di tutto l’emisfero settentrionale (la nostra metà del mondo), senza peraltro sapere cosa succede nell’emisfero meridionale (che teoricamente dovrebbe avere valenze rovesciate).

Con tutti questi dubbi in testa, siamo un po’ come gli alchimisti che sperimentano  onestamente e coraggiosamente con i loro tre elementi basici, inserendo all’occorrenza nuove figure e varianti.

Questo è il lavoro ingrato e meraviglioso del “navigatore nel sé”.  L’Ulisse  in noi, disincantato e schietto, che “vede” e  riesce ad orizzontarsi,  avverte l’odore delle cose incombenti  per come si stanno manifestando. Non per opporvisi ma per esprimersi al meglio e proseguire nel viaggio. Chiunque potrebbe farlo se sta  attento ai segnali costanti e continui che la vita ci manda.

L’intelligenza intuitiva –lumen-   non è propriamente basata sulla percezione sensoriale o sul raziocinio ma sulla abilità di orientarsi prima che la percezione sensoriale od il pensiero abbiano modo di esprimersi. Quindi è una capacità naturale –immediata- dell’intelligenza, che viene prima ancora dell’istinto. Un sentire ed allo stesso tempo  una sintesi analogico-analitica. E’ l’intuizione innata che ci dice tutto quello che è, come è,  senza analisi risolutive, bisogno di prove o riscontri.

Si procede a naso –dicevo- ed infatti l’olfatto appartiene all’elemento Terra, quello più solido. La matrice di ogni manifestazione concreta.   E’ la Terra stessa che fa nascere tutti gli esseri e li nutre in se stessa. Mentre il Cielo energizza e vivifica con la coscienza tutte le forme. Ma attendiamo un po’ prima di affrontare il discorso dello Yin e dello Yang e degli elementi e torniamo ai  tre archetipi. Essi “sembrano” tre  in verità son tre aspetti della stessa personalità.

Ognuno di noi  manifesta  una forma  esemplare a tre facce (designanti le nostre caratteristiche). Sul come  sopravviene l’influenza  di una o l’altra di queste facce, sul perché capiti  ad una piuttosto che un’altra,  diremo che è  destino!

Le tendenze innate che  si riflettono nello specchio, perennemente cangianti, son le correnti in cui   l’io si muove. Se  vogliamo osservare una cosa piccola  bisogna  ingrandirla attraverso il microscopio, ma se vogliamo ampliare il campo di azione dobbiamo distaccarci il più possibile dalle cose attorno a noi, in modo da percepire il senso d’insieme.

Questa corsa in tondo verso   l’auto-conoscenza è  un vagare trasognato, un’attenzione senza risposta,  solitudine e silenzio, osservazione e contemplazione,  fluire limpido nei mutamenti,  sorridere nel rincorrere  il vuoto.    Ma allora di cosa continueremo a parlare?

La fase “intermedia”  dell’illuminazione, quella del santo,  rientra ancora nella sfera del mentale, delle cose che possono essere discusse e trasmesse.  Flash di realizzazione,  esperienze al limite del transpersonale,    che contemporaneamente ci consentono di riconoscerci in sintonia elettiva, colori dello stesso arcobaleno,  e di ciò possiamo  ancora parlare,  attraverso evocazioni consapevoli. 

La trasmissione, o meglio il riconoscimento, avviene per  immagini  (come succede ai bambini che riconoscono l’aggregazione concettuale, il senso, di parole  sconosciute); questa “trasmissione”  può essere fatta utilizzando  vari modi comunicativi e sensoriali:  per empatia emozionale, a voce, con lo sguardo, con il tatto, ed anche con lo scritto, se esso rispecchia fedelmente le qualità necessarie  e si crea un’attenzione indisturbata  al tema trattato.


Un detto Taoista per “cristallizzare” l’immagine: “Il santo comprende l’intrigo del mondo ed abbraccia l’universo senza sapere perché. Questo è il manifestarsi della sua natura”.


Ed ora una storiella

Alcuni suoi seguaci domandarono al bandito Hòu:”Anche per i ladri esiste una strada (Tao)?” – “Eh,  certo che  sì..  – rispose Hòu- Santità è intuire dove giace un tesoro nascosto, Eroismo è entrare per primo nella casa, Giustizia è uscirne per ultimo, Saggezza è distinguere il colpo che si può tentare, Umanità significa essere equanimi  nel dividere il bottino. Al mondo non è mai esistito un gran ladro che non abbia manifestato queste qualità”. (Chuang Tze)


Appendice

Attraverso le capacità riflettenti dell’organo interno (antakharana) siamo in grado di manifestare energie psicofisiche in rispondenza a quelle  percepite fuori di noi. Questa rispondenza è automatica ed inevitabile, è una legge naturale. Pensare di sfuggirne il corso è assurdo come pensare di cambiare il film mentre la pellicola viene proiettata. Ma l’atteggiamento interno è importante!  Infatti l’accettazione del proprio destino scioglie l’attaccamento all’utile ed all’inutile che ci spinge nel ciclo delle rinascite.

Nell’ignoranza ci identifichiamo con i personaggi e ci consideriamo autori e responsabili del gioco vissuto, con guadagno e perdita, la verità è che il nostro io, la coscienza individuale, la persona da noi incarnata, è solo un’immagine. Il risultato di un automatismo distratto e di una identificazione illusoria. Questo dobbiamo comprendere bene se non vogliamo che la mente ci imbrogli.   

Non cadiamo nel delirio dell’io separato,  anche se la coscienza che lo anima  è vera sin d’ora  e siamo già dotati del capitale iniziale  per quella “conoscenza di sé” è assurdo e ridicolo pensare di  “ottenerla” –strettamente parlando non è possibile.  Essa è già integralmente manifesta qui ed ora  e quindi non perseguibile come ottenimento altro. Presente sempre….. ma ne teniamo conto, ne siamo consapevoli?

Se ci sentiamo attratti da questa “conoscenza” occorre  dire che non c’è  corso o spiegazione o esperimento che possa trasmetterla, può essere solo riconosciuta (risvegliata) per simpatia nel momento della  maturazione. Siccome non è un  “conseguimento” continuiamo ad  “andare avanti a fiuto”.


Paolo D'Arpini




Paolo D'Arpini soddisfatto a Treia - Foto di Paola Torricelli



giovedì 3 maggio 2012

La solitudine estrema come luogo d'incontro.. con se stessi - L'esperienza magica di Lucilla Pavoni

Neve


"La solitudine è la realtà assoluta.." (Osho)

Caro Paolo, ...........lo sapevo che la Vita, prima o poi, mi avrebbe presentato il conto, e chiesto di verificare l'onestà  e la coerenza delle mie scelte.

Temevo un po' questo momento, e rimandavo sempre un bilancio troppo impegnativo e non ancora ben definito. Da sempre avevo cercato il luogo perfetto dove trascorrere la seconda parte della mia Vita, e l'avevo trovato in questa zona di montagna, sopra San Severino,  dove vivo ormai da qualche anno.
In realtà, la mia,  è stata forse forse più una fuga che una scelta. Scappavo da un sistema che non corrispondeva più ai miei bisogni, e con estrema leggerezza m'ero lasciata tutto alle spalle, con la stessa incoscienza (che alcuni chiamano Fede), di Abramo quando partì per il deserto.
Il momento della grande verifica è arrivato con l'eccezionale nevicata di quest'inverno, che mi ha imprigionata su quel cucuzzolo che avevo scelto quando i campi erano verdi, gli alberi fioriti, gli uccellini svolazzanti. Naturalmente, scegliendo questo posto, avevo messo in conto la fatica di tirare fuori cibo dalla terra, gli inverni difficili, neve e freddo, difficoltà di spostamenti e comunicazione, giornate di ozio forzato, di mancanza di rapporti umani, insomma, avevo cercato di prepararmi psicologicamente e materialmente, per quanto possibile, ad ogni evenienza, non considerandola un problema ma uno stile di Vita.
In realtà è così che l'ho vissuta in questi ultimi anni, ma non avevo tenuto conto che a volte anche la Natura sconvolge le sue leggi e che in zone temperate come le nostre, a tradimento, può scaricarci addosso tonnellate di neve.

La sera del primo febbraio, me n'ero andata a letto proprio contenta. La televisione aveva accennato a probabili nevicate, e l'idea di rimanermene rintanata per un paio di giorni, non mi dispiaceva affatto. "Finalmente una vacanza giustificata" avevo pensato. In campagna c'è sempre da fare, se si ha voglia di fare. A febbraio poi, ricominciano le potature, le fascine per il prossimo inverno, le semine al coperto ed altro ancora. Mi sembrava che l'inverno fosse passato troppo in fretta e sentivo di non aver recuperato del tutto le mie forze."Ben venga un po' di neve -m'ero detta-  ed avrò ancora qualche giorno di vacanza", e con quest'idea in testa me n'ero andata a letto.

La mattina dopo, fu l'assoluta mancanza di suoni a svegliarmi. Un silenzio così non l'avevo mai sentito, e poi quell'aria frizzantina che filtrava dalle finestre chiuse, e un chiarore particolare, m'avevano fatto la spia.
"Mi sa che stavolta ci hanno azzeccato" fu il mio primo pensiero e con la gioia nel cuore e con gli occhi e il cervello non ancora a "fuoco", corsi alla porta. "Oddio, e cos'è?"  Un muro di neve soda, compatta,cattiva mi stava davanti. All'orizzonte solo la cima degli alberi piu' alti, il resto inghiottito, scomparso fagocitato.

La prima reazione fu quella di tornarmene dentro a cercare un contatto con le cose di sempre, famigliari, rassicuranti. "Tranquilla Lulli, va tutto bene" continuavo a ripetermi mentre il cuore andava a mille. Nella stufa c'era ancora un po' di brace della notte precedente e subito ripartì quando la riempii di legna che per cautela avevo tirato in casa.

Fuori, i vecchi pali della luce s'erano arresi e lasciavano pendere fili ormai inutili, ma le vecchie tubature dell'acqua avevano resistito e la stufa andava "alla grande". Fu dopo il primo caffè che cominciai a riordinare un po' le idee. In fondo, di cosa dovevo aver paura? La dispensa era piena. Tutta l'estate avevo lavorato come una formichina, avevo raccolto, trasformato, conservato tutto quanto era possibile conservare. Avevo sacchetti di riso, fagioli, ceci, farina. Avevo il lievito per il pane, il sale, l'olio, i fiammiferi, l'acqua, la legna, le candele di cui faccio sempre incetta perchè ho paura del buio.

Dal veloce inventario risultò che avevo non solo il necessario ma anche il superfluo per resistere a lungo. Conclusi che ciò che stavo vivendo come fatto eccezionale per i nostri nonni era stata la normalita'. D'inverno si chiudevano in casa e aspettavano che tornasse il Sole. E così ho fatto anch'io. Ho cercato di approfittare di questo regalo del Cielo per ricostruire i miei mondi interiori, ho messo un rallenty nella mia vita, ho lasciato che il tempo si dilatasse. Con calma ho ucciso la fretta ed ho adeguato i miei ritmi a quelli della natura. Ho ritrovato il tempo per ricordare quello che diceva sempre mia nonna: "Una giornata è lunga se la vivi bene. Ci sono otto ore per lavorare, otto per riposare, otto per divertirsi".

Peccato che non ci siano più nonne sagge a ricordarci queste verità e lasciamo che tutto e tutti ci rubino la Vita.

Dodici giorni è durato l'isolamento, ma mai come in questa condizione sono stata così felice. Ho verificato sul campo che posso vivere anche senza tante cose che a volte mi sembrano importantissime e che -in fondo- l'unica cosa che veramente mi serve è il prossimo respiro.

Lucilla Pavoni






Mia rispostina: “Carissima Lucilla... Ti ringrazio di questa bellissima testimonianza di vita bioregionale. Ho pubblicato sui Quaderni di Vita Bioregionale il programma per il 31 ottobre, Samhain, che faremo lì da te a San Severino Marche. (Paolo D'Arpini)

Lucilla Pavoni in visita al Circolo vegetariano VV.TT. di Treia

mercoledì 2 maggio 2012

La spiritualità laica ed il centro esistenziale - “Io ed il Padre mio siamo Uno…” (Gesù)

Immagine speculare


Nella spiritualità laica il maestro è  colui che indica la strada, colui che  dice "cerca dentro di te". 

Dentro  di noi è presente la verità, che il vero maestro incarna e manifesta, ma tale verità  non può essere trasmessa  bensì deve essere ricosciuta al nostro interno. Ed lì  che il maestro risiede. La verità non è un oggetto di conoscenza ma è la conoscenza stessa. La consapevolezza che rende possibile ogni conoscenza.. e quella consapevolezza è sia la nostra vera natura che la natura intrinseca del maestro che ce la mostra.

La stessa cosa -si può dire- avviene a livello fisico genetico.  Il figlio è la risultanza di quel che sono il padre e la madre. Possono esserci variazioni di mescolamento genetico ma la sostanza vitale, la capacità di epressione vitale, è la stessa nel figlio come nei genitori. E' la vita che assume le forme. Ciò non toglie che ogni forma incarna pienamente la capacità della vita di manifestarsi in quella sembianza. Ed in questa percezione  è giusto e corretto che il rapporto fra genitori e figli avvenga secondo una schema di continuità e di reciproca solidarietà.

Dal punto di vista fisico le radici  sono sempre nel padre  e nella madre…  che rappresentano l’unione dei fluidi spirituali di Cielo e Terra che abbiamo ereditato e che sono presenti dentro di noi. Per questa ragione  anche quando i “genitori” non sono più in mezzo a noi  non si può dire che veramente siano morti (od ascesi in cielo a seconda del credo), poiché sono presenti in noi  come  "spirito", ovvero in quanto intelligenza e coscienza.

Affermava Ramana Maharshi di non avere alcun discepolo… e questa affermazione è sicuramente corretta dal punto di vista di un vero maestro, che ha superato il senso dell’individualità separata. Infatti per il saggio non esiste null’altro che un "centro" (o Sè) di cui ognuno ed ogni cosa è la forma manifesta ed  è presente in tutto ciò che si muove nello spazio e nel tempo.  Ma dal punto di vista empirico egli accettava che una “persona” –cioè un’entità  ancora identificata con il nome forma-  si considerasse suo discepolo…. Insomma è il discepolo che fa il guru ma il guru non può fare discepoli.

La stessa cosa diceva la mia madre spirituale Anasuya Devi quando –giocando con le parole- confessava candidamente “Io non ho shisya (discepoli) … ho solo shisu (figli)” e con queste parole confermava il suo amore materno per tutto e per tutti. Ed in verità avveniva la stessa cosa anche per Ramana il quale considerava benevolmente ogni creatura come farebbe un padre verso i propri figli.

Certo, da parte di un maestro pensare di impartire la verità a degli allievi sarebbe come dire che egli crede  in una scala di valori, in una gerarchia,  frutto di un senso di separazione. Ma come avviene nel sogno, in cui pur essendo tutti i personaggi sognati lo stesso sognatore, esistono apparenti differenze di rango e posizione fra le varie “entità”,  talvolta accade che una di esse funga da insegnante all’altra (pur essendo la stessa identica cosa…).

Nel sogno accettiamo queste differenze ed anche nello stato di veglia (che è un’altra forma di sogno ad occhi aperti) possiamo accettare di svolgere una mansione, come accetteremmo di fare un lavoro piuttosto di un altro, fra pari grado. A questo proposito mi viene in mente una storiella raccontata dal mio padre spirituale, Swami Muktananda. In un club di ricchi potevano essere accettati solo i ricchi, e gli stessi aderenti svolgevano perciò i vari servizi interni, chi come direttore, chi come cameriere o scopino, chi come portinaio o addetto alla segreteria.  Tutti erano parimenti milionari e non si vergognavano di fare ognuno la sua parte per il mantenimento del club. Questo stato di cose  potrebbe rappresentarsi  anche nella nostra società, se fosse realmente illuminata, in cui l’accettazione delle differenze verrebbe vista come un gioco delle parti e null’altro.

La nostra vita non è separata dalla Vita. La nostra esistenza individuale è parte dell’Esistenza totale, inscindibilmente connesse, inseparabili.

C’è nell’induismo una bellissima immagine che raffigura il Creatore, Brahma, attaccato con un cordone ombelicale a Vishnu. Vishnu in questo caso raffigura l’Uno da cui tutto procede. Ed anche noi siamo collegati all’ombelico del cosmo, poiché siamo un’espressione vitale dell’interezza della vita, dipendenti dalla Sorgente.

In una forma di meditazione zen ci si concentra sull’ombelico, hara in giapponese, che viene considerato il punto d’incontro dell’energia vitale, ki. Nel Tantra quel punto corrisponde al chakra in cui brucia il fuoco eterno, Manipura (plesso solare). Secondo altre scuole la base di collegamento con l’infinito, di cui siamo la manifestazione, è indicato in altre aree o chakra: nella base della colonna spinale, nel cuore, nella ghiandola pineale o sulla sommità della testa (la fontanella).

Poco importa la sua ipotetica “ubicazione” –che è solo una convenienza descrittiva in quanto come può essere “ubicato” quello che tutto contiene?- ciò che conta è che sicuramente per ognuno di noi esiste un “centro”, una radice che nutre il nostro essere.

Possiamo non esserne consapevoli ma esso  "è" e si esprime in forma di Coscienza.


Vivere lontano dal proprio “centro”, che è il ponte che unisce la nostra esistenza individuale con quella Universale, corrisponde al sentirsi separati, “gettati su questo mondo” –usando le parole di Sartre. Ovvero ritenersi estranei e privi di radici con l’esistenza. Da ciò deriva una condizione di perenne inquietudine, che cerchiamo di soddisfare con i desideri e le scelte, ma il risultato é solo frustrazione, paura, incertezza e lotta… ed è una lotta che conosce solo sconfitta! Infatti come ci si può ribellare od alienare dalla vita quando noi stessi siamo una sua emanazione?

Perciò, nella spiritualità laica, la realizzazione, l’integrità, la “santità” (se preferite questo termine) consiste nel "risiedere" in noi stessi. Nel lasciarsi andare in profondità sino alle radici dell’Io.

Paolo D'Arpini


Paolo D'Arpini mentre canta un inno al Guru nella casa di Treia