sabato 7 aprile 2012

Visione bioregionale ecopacifista: "Verso la nuova Era Ecozoica..."

Thomas Berry



Quindici miliardi di anni fa iniziò una fantastica storia che noi viviamo ancora oggi e di cui, sempre oggi, siamo noi umani chiamati a scrivere, più o meno responsabilmente, le prossime pagine…  Quindici miliardi di anni fa iniziò la storia dell’universo che Thomas Berry (defunto il 1 giugno 2009), passionista, teologo, storico, o meglio come lui amava definirsi, bioregionalista, geologo e cosmologo, ci ha indicato come la nostra vera storia sacra.

In quel tempo lontano, attraverso un significativo processo di autoorganizzazione, nacquero le galassie, le stelle, la nostra Via Lattea e il sistema solare, la luna, la terra con le sue montagne, i mari e fiumi… Poi i primi organismi unicellulari, la vita! E infine le piante, gli animali e, quando il pianeta rifulgeva ormai di una infinita bellezza e tantissime varietà di esseri viventi, arrivarono anche gli umani, i primi a prendere coscienza di loro stessi e anche, in seguito, di tutto ciò che significava la loro esistenza sulla terra e il far parte dell’interà comunità terrestre.

Poi qualcosa cambiò e circa 6000 anni fa gli umani decisero di uscire dalla comunità, distaccarsi dalla natura, passare dalla visione della Terra come madre a quella patriarcale di dominio sulla stessa terra.

Thomas Berry nelle sue opere, rifacendosi anche alla teoria di Gaia, la Terra come essere vivente, cerca di recuperare l’intera tradizione spirituale occidentale cristiana, sostituendo però al Cristo storico il Cristo-Universo e vedendo l’intera creazione cosmica come una manifestazione di un sacro mistero divino. Essere cristiani per lui ormai significa ricollegarsi al funzionamento armonico e integrale del sistema biotico planetario. Attualmente i cristiani se vogliono avere ormai una prospettiva in chiave ecologica (e i nostri tempi di disastri ambientali sembra non chiedano altro), devono accettare il tempo evolutivo come tempo sacro e la storia dell’universo come storia sacra…

Le idee innovative ed ecologiste di Thomas Berry vengono dal suo essere un discepolo di un altro grande personaggio della storia alternativa della Chiesa Cattolica, Pierre Theilhard de Chardin (1881-1955), gesuita, teologo e geologo che per primo nella prima metà del secolo scorso portò all’interno della chiesa, tra mille difficoltà e incomprensioni, l’idea evoluzionistica dell’universo.

Teilhard de Chardin fu un moderno mistico e visionario però saldamente ancorato alla scienza (era un paleontologo) e quindi cercò per tutta la vita di coniugare ricerca scientifica, concetti filosofici e dottrina teologica provando a dare un senso cristiano a tutta la storia dell’universo, fino alla comparsa degli esseri umani e il loro rapporto con Dio.

Le tante intuizioni di Teilhard de Chardin sulla noosfera (dalla litosfera all’’atmosfera, idrosfera, biosfera e infine alla noosfera come involucro pensante della Terra), sul punto omega (dall’alfa all’omega, dall’inizio dell’universo al punto, omega, verso dove l’universo evolve e converge, l’unione con Dio presente in tutte le cose, l’ambiente divino), sull’amore (energia psichica cosmica motore della creazione ed evoluzione dell’universo), sul femminino (l’inizio del tutto al femminile, nuovo concetto di creazione, rovinata poi dal maschile ma salvata in seguito dalla venuta di Cristo), sul concetto di cristico (il cosmico, l’evolutivo e l’umano, il convergente), sulla stoffa cosmica (unione di spirito e materia), per finire alla definizione della legge di coscienza e complessità (l’insieme dei fenomeni di autorganizzazione della vita e di direzionalità dell’evoluzione), hanno dato una nuova prospettiva sacra alla presenza degli umani sulla terra e acora di più, come dice Thomas Berry, nel luogo dove vivono e dove possono praticare ogni giorno uno stile di vita in armonia con la natura (bioregionalismo).

Determinante nel pensiero di Thomas Berry è il riconoscimento che attualmente gli umani hanno rotto il patto con Dio, con l’universo e con la Terra ed è necessario apprenderne tutta la gravità per ricominciare l’importante compito di conservazione della creazione e di costruzione di una terra pronta per il punto omega – tanto caro a Teilhard de Chardin – una terra più giusta, fatta di uguaglianza e non di sofferenza e dolore (e in chiave ecologista profonda e bioregionalista Thomas Berry lo direbbe non solo per la comunità degli umani ma anche per tutte le comunità di esseri viventi, piante e animali e non-viventi, montagne, fiumi, valli, mari, cielo…). Una bella immagine del punto omega ce la offre il fisico Brian Swimme, a sua volta allievo di Thomas Berry, facendoci pensare a come l’universo da un punto iniziale sia passato per miliardi di rocce inanimate fino a una madre che allatta con tanto amore il suo bambino…




Ecco quindi che il pensiero di Theilard de Chardin tanto evoluzionista quanto incentrato sulla sacralità dell’universo, si può definire proto-ecologista e anche ispiratore di importanti teologie successive come la teologia della liberazione e la teologia ecologista e bioregionalista di Thomas Berry che insieme hanno dato le basi per una nuova religione universale fondata sul mistero sacro dell’evoluzione dell’universo e sul ruolo e di riconciliazione fra gli umani e la terra per perseguire insieme alla terra stessa il progetto dell’universo.

E’ comunque significativo notare che il pensiero di Teilhard de Chardin, pur essendo stato oggetto di molte critiche scientifiche, filosofiche, teologiche, e recentemente anche ecologiche (c’è da dire che ai suoi tempi le problematiche ambientali del pianeta ancora non si erano manifestate con tanta gravità come ai giorni d’oggi e che il suo discorso quindi era centrato principalmente sugli esseri umani), mantiene tutt’ora intatta la profondità e importanza delle sue intuizioni e che, pur con le oppurtune modifiche e rettifiche, come è giusto che sia in un corretto processo di evoluzione di un pensiero, è tutt’ora da considerare come una delle più grandi visioni del passato capace ancora di portare efficacia nel presente e speranza per il futuro.

Thomas Berry affermava che c’è un pressante bisogno di una rinnovata mistica della terra e che debbono venire alla luce nuove figure di guide spirituali capaci di coniugare scienza ecologica e senso del sacro; queste figure attalmente non possono più essere né i preti, né i guru, né gli sciamani ma bensì gli ecologisti integrali, le uniche persone, donne e uomini, capaci di ascoltare la voce del pianeta, ciò che Gaia, la Madre Terra ha da dire agli umani e di riportare in linguaggio comprensibile le leggi della natura, della selvaticità, dei cicli ecologici, insomma le leggi che definiscono il cerchio sacro della vita. Il fine è di guidare gli umani e la terra, nella sua interezza di tutte le comunità di viventi e non-viventi, verso che quella che Berry ha chiamato Era Ecozoica, una nuova era di consapevolezza ecologica profonda in contrapposizione alla moderna e devastante Era Tecnologica che sta portando il Pianeta intero verso una catastrofe senza precedenti.

Attenzione, diceva Thomas Berry, in questo momento così drammatico per il pianeta è importante celebrare la Passione della Terra piuttosto che la Passione di Cristo…

Nel Manifesto dell’Era Ecozoica, scritto da Thomas Berry circa dodici anni fa, sintesi semplice e profonda del suo pensiero, vengono presentati 14 punti fondamentali in cui si parla dell’Universo come comunione di soggetti e non come di una collezione di oggetti, della centralità della terra e non più degli umani, del riconoscimento della dimensione femminile della terra stessa e della necessità di una nuova sensibilità religiosa insieme ad un nuovo linguaggio e archetipi ecozoici, eccetera.

Da notare che nel documento non vengono usate mai né la parola Dio, né Cristo e questo mi sembra un importante passo verso un rinnovato senso del sacro in chiave ecologica universale.

Per Thomas Berry abbiamo davanti a noi, se vogliamo, un futuro ecologista che potrà salvare noi e il pianeta, un futuro pieno di speranza, e questo futuro potrà arrivare solo dopo quello che Berry definisce Il Grande Lavoro (”The Great Work”, titolo anche di un suo importante libro scritto insieme a Brian Swimme) per creare un ambiente di vita dove gli umani vivano in una mutua e profonda relazione con la più ampia comunità dei sistemi che governano la vita.

Fin qui ho cercato di riportare, in una sintesi molto estrema, il pensiero profondo di due grandi personaggi, Teilhard de Chardin e Thomas Berry che sicuramente hanno agito in modo coerente, tanto spirituale quanto scientifico, per un rinnovamento della tradizione cristiana.

In questa tradizione sono centrali i concetti di redenzione e resurrezione legati alla figura di Gesù e sui quali proverò a fare una breve riflessione frutto più che altro dei miei studi riguardanti un’altra importante figura del secolo scoso, Marjia Gimbutas, archeomitologa (come lei amava definirsi) lituana, emigrata in America durante il nazismo. I suoi studi e ricerche, ormai universalmente accettate dal modo scientifico-archeologico, hanno permesso di sapere che nell’europa neolitica (10.000-4000 a.C) esisteva una vera e propria civilltà nativa legata alla terra, la Civiltà dell’Antica Europa e della Grande Madre, pacifica, egualitaria e rispettosa dei cicli della natura e dove si viveva persino in città di 20.000 abitanti.

Questa civiltà e tutte le sue idee e pratiche di vita che protremmo definire proto-ecologiste, furono poi spazzate via dall’arrivo delle bande di guerrieri indoeuropei dall’inizio del 4.000 a.C. e che perdurarono durante qualche millennio portando, anzi imponendo, con estrema violenza e guerre senza fine, la nuova visione patriarcale di dominio sulla natura e disuguaglianza fra gli umani.

E’ forse nell’antica civiltà neolitica matriarcale che va ricercato quel paradiso terrestre perduto (la mitica età dell’oro dei greci) cardine principale del pensiero biblico? E’ nell’arrivo dei guerrieri indoeuropei e di guerre e devastazioni mai vissute prima dai popoli neolitici, l’arrivo di un male da cui gli umani vanno redenti? E se dopo la redenzione serve una resurrezione per pensare ad un mondo nuovo che arriverà un giorno per la gloria dei cristiani, questi però lo aspetteranno senza preoccuparsi del qui e ora? Ma allora non potrebbe essere ancora un mondo patriarcale?

La questione interessante è che Teilhard de Chardin non poteva certamente conoscere la storia degli antichi europei neolitici che Marija Gimbutas cominciò a studiare e pubblicare all’incirca intorno al la metà degli anni ’50 (”Il fenomeno umano”, forse il più significativo libro di Teilhard de Chardin fu pubblicato l’anno della sua morte avvenuta nel 1955). Inoltre il libro più importante della Gimbutas, pietra miliare delle sue ricerche: “Il linguaggio della Dea”, è datato 1989, mente il primo libro di Thomas Berry “The dream of the earth” (”Il sogno della terra”, ancora incredibilmente inedito in Italia) è del 1988. Nonostante tutto, sia a Theilard de Chardin ma specialmente a Thomas Berry, non è ignota la questione dell’arrivo dei guerrieri indoeuropei nell’europa neolitica ma dall’analisi delle loro pubblicazioni in comparazione con quelle di Marija Gimbutas si può capire che specialmente il primo non potesse essere a conoscenza pienamente dlla storia europea, specialmente di quella spirituale degli ultimi 12.000 anni…

Quindi come potrebbe ancora evolvere il loro pensiero? O addirittura non ci fu un tempo (l’Antica Europa) in cui gli umani erano finalmente giunti al punto omega e la fine del paradiso terrestre e in definitiva tutta la genesi non potrebbero essere una rappresentazione mitica di un fatto realmente accaduto e cioè il passaggio da una civiltà pacifica matriarcale, dove alle donne era riconosciuta un importante dignità (rappresentate tutte da Eva e dal serpente, allora animale sacro alla Dea Madre) a quella tutt’ora esistente maschile patriarcale e violenta che ha voluto usurpare alle donne e alla natura il loro ruolo fondato principalmente sull’energia e saggezza ecologica?

Teilhard de Chardin, Thomas Berry e finalmente anche una donna, Marja Gimbutas, hanno dato molto per la crescita della nostra coscienza in chiave spirituale ed ecologica, un rinnovato senso del sacro che ci riconnette con l’universo, la terra e il luogo dove viviamo, e ci permette di vivere in modo ecologicamente sostenibile insieme ad una buona dose di speranza per il futuro e di entusiasmo per il nostro ruolo e la nostra esistenza sul pianeta.

In definitiva è questo il sogno della terra.

Stefano Panzarasa – Rete Bioregionale Italiana




Viaggiando alla sorgente della vita - Dipinto di Franco Farina

venerdì 6 aprile 2012

Wesak 2012 a Treia - Nel contesto della Festa dei Precursori (XXVIII Edizione)

Wesak 2012 a Treia


Anche quest'anno la fortuna ci arride, il 5 maggio iniziano i festeggiamenti per la XXVIII edizione della Festa dei Precursori, in ricorrenza della fondazione del Circolo vegetariano VV.TT.,  ed il 6 maggio è luna piena... ed è anche l'anniversario del Wesak, in cui si festeggia la nascita del Buddha. Si festeggia pure il compleanno dell'amico fraterno Upahar, da poco tornato dal suo annuale ritiro spirituale di Tiruvannamalai (sulla Montagna Sacra di Arunachala in Tamil Nadu). Quindi la giornata è particolarmente indicata per la meditazione e per i canti armonici. Perciò la sera del 6 maggio 2012, dopo il completamento del programma culturale stabilito per la Festa, si terrà una sessione di bajan  e meditazione.

Nel Libro dei Mutamenti  l’esagramma connesso a questo mese delle rose, maggio,  é “La Risolutezza”: il luminoso rimuove deciso il tenebroso. Forte e sereno, cioè risoluto ed armonioso. L’archetipo magico della stagione é quello del Serpente, antico simbolo di saggezza, che dice: “Io detengo la chiave dei misteri della vita. Inarrendevole, inesorabile e profondo, avanzo con andatura costante sulla solida terra”


Programma del 6 maggio 2012 (per il Wesak):

h. 19.30 – A conclusione delle attività  sociali diurne (vedi programma in locandina sottostante),   condivisione sacrale del cibo vegetariano da ognuno portato.

h.  20.30 – Riflessione sull’archetipo lunare e sul significato di “Wesak” in termini fisici, mentali e spirituali.

h.  21.00 –  Canto di mantra con accompagnamento di strumenti musicali. Segue meditazione.


Alcune considerazioni esoteriche lunari:

La luna ci appare sotto diversi aspetti che si chiamano fasi lunari e che  dipendono dalle posizioni relative del sole e della luna, rispetto alla terra.  Il tempo impiegato dalla luna a compiere un giro completo intorno alla terra  equivale a circa ventisette giorni solari medi.

Una di queste fasi è il plenilunio e si ha quando la luna non è più tra la  terra e il sole, ma è la terra che si trova tra la luna e il sole. In questo  modo la faccia illuminata della luna ci è chiaramente visibile e non è più  celata verso il sole.

Il momento più fruttifero del plenilunio, è quello che va da due giorni  prima del plenilunio, abbraccia il giorno centrale in cui avviene, e prosegue nei due giorni dopo. Questi sono i  giorni magici nei quali è possibile  sfruttare al massimo l’energia positiva di questo periodo, preparandosi ad essi  dal momento in cui termina il novilunio, ovvero quindici giorni prima del  plenilunio (i giorni variano da mese a mese). Durante questi  giorni, la “Gerarchia Spirituale” attiva energie  Cosmiche, Solari e Planetarie specifiche, con le quali inonda l’umanità,  invitandola a salire verso l’alto.

La meditazione è un potente metodo di servizio all’umanità quando la mente  viene usata come un canale di ricezione delle energie di luce, amore e volontà  di bene, e per dirigerle nella coscienza umana. Il momento del plenilunio di  ogni mese offre la grande opportunità di meditare – meglio se in gruppo – come  mezzo di cooperare con il Piano divino o Intenzione per il nostro mondo.

Paolo D'Arpini


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Link per ascoltare l'introduzione ai canti di Upahar:
http://www.youtube.com/watch?v=NgsUtJQlDpQ

giovedì 5 aprile 2012

La bibbia non aveva ragione... anzi dice solo bugie!

Farfalline di carta


Mario Liverani, che insegna Storia del Vicino Oriente Antico all’università La Sapienza di Roma, è autore del volume Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele, sostiene che non possono essere considerati storici i racconti più celebri del Vecchio Testamento, come le vicende di Abramo e dei Patriarchi, la schiavitù in Egitto, l’Esodo e la peregrinazione nel deserto, la conquista della terra promessa, la magnificenza del regno di Salomone.

“Gli ebrei, come del resto tanti altri popoli, si sono dati un mito delle origini nel momento in cui ne avevano più bisogno”, dice Liverani. “Oggi, con evidente anacronismo, ma con qualche ragione, si potrebbero accostare quelle pagine del Vecchio Testamento a un documento di propaganda politica”. Occorreva dare un passato nobile ad un popolo che rischiava di perdere la propria identità.

L’esilio imposto agli Ebrei dai Babilonesi nel 587 a.C. rafforzò la loro fede in unico dio. La scrittura e la rielaborazione dei testi biblici principali è durata più o meno un secolo, all’incirca dal 622 al 516 avanti Cristo: un secolo segnato da un evento che avrebbe potuto cancellare l’identità del popolo ebraico e la sua fede in un unico dio.

“Gli Ebrei avevano un loro piccolo Stato, il regno di Giuda, che attorno a Gerusalemme si estendeva su una superficie paragonabile a quella dell’Umbria: come altri staterelli dell’area, era assoggettato alla potenza egemone dell’epoca, l’impero babilonese. Si ribellò, ma gli andò male: i Babilonesi assediarono per anni Gerusalemme, la espugnarono e la distrussero. Il Tempio di Yahweh, il dio unico, fu abbattuto e il sommo sacerdote giustiziato assieme a una sessantina di notabili. La popolazione cittadina fu deportata in Mesopotamia. I contadini sparsi nelle campagne vennero invece lasciati sul posto: non rappresentavano un problema per l’impero”.

Lo scopo delle deportazioni fatte dai Babilonesi (e prima di loro dagli Assiri) era quello di cancellare l’identità dei popoli vinti, inducendoli ad adottare la lingua e ad adorare gli dei del vincitore.

Secondo le idee del tempo, i deportati non avevano motivo di credere ancora nel loro vecchio dio, che era stato sconfitto in guerra e non era stato capace di proteggerli. E invece, nei 70 anni che durò la “cattività babilonese”, i leader religiosi e politici ebrei, scampati al massacro, respinsero l’idea che Yahweh fosse stato sconfitto e adottarono una posizione religiosa radicalmente nuova, questa: il dio di Israele era l’unico dio di tutto l’universo. E non solo non era stato sconfitto, ma si era servito dei Babilonesi per punire il suo popolo, colpevole di gravissimi peccati.

I Babilonesi, dunque, erano stati solo uno strumento della divinità. Gli Ebrei, anziché perderla, rafforzarono la propria identità nell’esilio, convinti che, una volta espiata la colpa, forti di una religione rigorosa e purificata, sarebbero tornati in patria: dove avrebbero ricostruito Gerusalemme e il celebre Tempio.

L’occasione si presenta nel 539 avanti Cristo: Ciro, re dei Persiani, conquista Babilonia e consente agli Ebrei di rientrare in patria come sudditi del suo nuovo impero. Figli e nipoti dei deportati tornano a scaglioni a Gerusalemme, animati da un rinnovato spirito di rigore religioso.

Trovano però scarsa comprensione in quella parte della popolazione ebraica che non era stata deportata: peggio ancora, spazi che considerano loro sono stati occupati da immigrati di altra fede provenienti dalle regioni confinanti. I reduci hanno allora bisogno di un documento che dica in sostanza: “Abbiamo il diritto di riprenderci quello che è nostro da sempre: la Terra di Canaan, che ci è stata promessa da Yahweh e che Giosuè ha conquistato per noi.

Dice Liverani: “La riscrittura delle origini del popolo ebraico era già iniziata a Gerusalemme prima della deportazione, quando il re di Giuda, Giosia (regnò dal 640 al 609 avanti Cristo) progettava di espandere il suo piccolo Stato verso i confini di un mitico regno che nel remoto passato avrebbe unito sotto uno solo scettro tutti gli Ebrei. L’elaborazione del mito continuò durante l’esilio e proseguì negli anni successivi al ritorno da Babilonia.”

L’area di Gerusalemme è oggetto di scavi archeologici da un secolo e mezzo: del periodo che, secondo il racconto biblico, avrebbe visto la fioritura del “regno unificato” degli Ebrei (siamo nel X secolo avanti Cristo) non è stato trovato nulla, se non pochi cocci di terracotta. Non una traccia di scrittura, neanche minima: fatto inconcepibile per un regno di qualche importanza. Non si conosce, dai documenti contemporanei dei popoli vicini, neanche il nome di questo preteso regno. “In realtà”, dice Finkelstein, “quella Gerusalemme doveva essere un centro abitato piuttosto insignificante, un villaggio tipico della regione montuosa. Secondo calcoli demografici impiegati per questa epoca, il “regno” non doveva contare più di 5000 abitanti sparsi fra la capitale, Hebron e la Giudea, più qualche gruppo sparso di seminomadi.”

Secondo le osservazioni di Liverani nei documenti egizi dell’età del Tardo Bronzo non c’è traccia della permanenza di un popolo straniero nella valle del Nilo, né della presenza di Mosè alla corte del Faraone.

L’unico accostamento possibile è la prassi con la quale il Faraone accordava ai pastori nomadi il permesso di soggiornare nel Delta in tempo di siccità per abbeverare il bestiame. D’altra parte, l’idea di un impero che tiene prigioniero un popolo in terra straniera non poteva nascere prima dell’esperienza delle deportazioni assiro-babilonesi, avvenute però nel millennio successivo.

Analoghe osservazioni valgono per l’Esodo e la peregrinazione nel deserto. Usciti dall’Egitto grazie all’intervento divino, che terrorizza il Faraone oppressore con le terribili “sette piaghe”, il popolo ebraico avrebbe peregrinato per 40 anni nel deserto. Ma quello descritto è un deserto immaginato attraverso le paure e i pregiudizi di un cittadino di Gerusalemme o di Babilonia, che vi vede serpenti e scorpioni dappertutto ed è convinto di morirvi di sete e di fame, a meno di interventi della divinità. Un popolo di tradizione pastorale avrebbe avrebbe percorso le piste della transumanza e trovato acqua e pascoli nei posti giusti.

Di questa sapienza antica non c’è traccia nel racconto biblico, che appare poco più di una cornice per esporre questioni giuridiche e religiose.

Le Tavole della Legge, come del resto altre parti della narrazione biblica, contengono senza dubbio precetti antichissimi, che erano stati trasmessi per molto tempo soltanto dalla tradizione orale. Ma il primo dei comandamenti, quello che impone di adorare un solo dio, non è più antico del regno del di Giosia (640-609 a.C.).

L’onomastica rivela che gli Ebrei in origine adoravano altri dèi oltre a quello che sarebbe diventato il loro unico dio e che in ebraico era chiamato Yahweh. Alcune iscrizioni parlano di Yahweh e della sua compagna, una dea cananea di nome Asherah.

Poi adottarono la monolatria, cioè la fede in un unico dio per tutta la nazione, senza escludere che gli altri dei di altri popoli fossero a loro volta veri. Infine, ma solo negli anni dell’esilio babilonese, passarono al monoteismo puro, cioè al riconoscimento di Yahweh come dio unico di tutto l’universo. Anche il quarto comandamento, quello che impone l’obbligo di onorare il padre e la madre, si ritrova in scritti siriani mesopotamici, anche in forme più esplicite tipo “Mantieni il padre e la madre se vuoi avere diritto all’eredità.”

Lo studio delle culture del Vicino Oriente Antico ha permesso di stabilire che molte narrazioni bibliche non sono originali, ma si sono ispirate a fonti più remote. Il racconto del Diluvio Universale, per esempio, si trova già nel poema epico di Gilgamesh, eroe sumero-babilonese del 2000 a.C., come testimoniato dalle tavolette con scrittura cuneiforme trovate a Ninive.

Incredibile è la somiglianza fra il codice di Hammurabi, re babilonese del XVIII secolo a.C. che fece redigere la più antica raccolta di leggi e i Dieci Comandamenti, come “Non frodare”, “Non adorare altre divinità al di fuori del Signore”, “Non concupire”, “Non desiderare roba d’altri”.

L’episodio riguardante Eva e la mela è tratto da una leggenda sumera che faceva dipendere l’origine dei mali dalla prima donna che, indotta da un serpente a disobbedire al dio creatore, convinse il suo compagno a mangiare il frutto dell’albero proibito. La favola sumera viene raccontata in un documento chiamato “Cilindro della Tentazione” che è conservato presso il British Museum di Londra. Questo documento, scritto nell’anno 2500, esisteva già venti secoli prima che venisse redatta la Bibbia.

La Torre di Babele altro non era che la ziggurat che il re di Ur, Nimrod, fece costruire a Babilonia nel 2100 a.C. in onore del dio Nanna.

Per gli storici, la folgorante campagna militare di Giosuè per la conquista della Palestina (la terra che la Bibbia dice promessa da dio ad Abramo, progenitore mitico degli Ebrei) è del tutto inverosimile: chi ne ha scritto il racconto ignorava che all’epoca la Palestina era occupata dagli egiziani, che di sicuro non se ne sarebbero rimasti con le mani in mano. Inoltre, nessun documento contemporaneo ne reca traccia.

L’archeologia ha dimostrato che, fra le città che la Bibbia dice espugnate da Giosuè, Gerico era già in rovina e abbandonata da quattro o cinque secoli e Ai addirittura da un buon millennio.

E i popoli che sarebbero stati sterminati fino all’ultimo uomo, donna e bambino per ordine di Yahweh? Con qualche sollievo gli storici hanno accertato che il loro elenco nella Bibbia è inventato. Salvo i Cananei, che si trovavano davvero in Palestina, ma che di certo non vennero sterminati, e gli Ittiti, autentici anche loro, ma che in Palestina non avevano mai messo piede, gli altri, Amorrei e Perizziti, Hiwiti e Girgashiti, “giganti” e Gebusei sono popoli semplicemente immaginari.

Figlio di David e Betsabea, Salomone segna, nella narrazione biblica, il momento di massimo successo politico degli Ebrei. Succeduto al padre su un trono comprendente tutte le 12 tribù di Israele, Salomone avrebbe allargato i confini del regno fino a farne una potenza regionale. Ma la pretesa che si estendesse dall’Eufrate al “torrente d’Egitto” (oggi Wadi Arish) rivela l’anacronismo: questi sono i confini della satrapia persiana della Transeufratene, istituita però secoli dopo.

La descrizione biblica del grande tempio edificato da Salomone non è credibile: nella Gerusalemme del tempo, una città piccolissima, non ci sarebbe stato neanche lo spazio per erigerlo. Ha poi tutta l’apparenza di una favola il viaggio della regina di Saba che parte dal regno dei Sabei (un territorio dell’odierno Yemen) per far visita a Salomone accompagnata dai suoi cortigiani con doni preziosi per saggiare la sapienza e l’intelligenza del grande re Israelita.

Salomone è forse una figura storica, ma del suo nome non c’è traccia in nessun documento al di fuori della Bibbia.



(fonte notizie:  http://www.homolaicus.com/)

mercoledì 4 aprile 2012

Sathya Sai Baba... ulteriori rivelazioni sul 2012 e sull'inizio di una nuova era...

Sathya Sai Baba adolescente



“Il 2012 secondo Sathya Sai Baba” è tratto da una conversazione avvenuta nel 2010 fra un giornalista e Sai Baba. E’ un documento prezioso, dal momento che Baba non ha quasi mai rilasciato interviste...

D: “Ha mai sentito parlare del 2012 come l’anno nel quale accadrà qualcosa?”

Baba: La verità è che il pianeta sta trasformando il suo stato vibratorio e questo cambiamento si è intensificato dal 1989; negli ultimi 20 anni i poli magnetici si sono spostati più di quanto non abbiano fatto negli ultimi 2000 anni. Da un lato ci sono molte profezie che segnano questa data come un termine o una conclusione importante nella storia dell’umanità; ma l’aspetto più significativo è la fine del calendario Maya e la sua profezia alla quale sono state date molte interpretazioni. Le persone negative pensano che nel 2012 il mondo finirà, ma non è vero. Si sa che in quell’anno inizierà una Nuova Era, l‘Età dell’Acquario. Tutto questo ha a che fare con la rotazione dell’intero Sistema Solare (Ciclo Solare) che sta passando attraverso le varie Ere, ognuna delle quali dura 5.125 anni. L’Era nella quale ci troviamo oggi è chiamata Età dei Pesci, la quale è iniziata nel 3113 a .C. e si concluderà nel 2012. Se c’è un cambiamento nel magnetismo terrestre, avviene un cambiamento anche nella coscienza umana ed un adattamento del piano fisico a questa nuova vibrazione. I cambiamenti non coinvolgono solo il nostro pianeta, ma l’universo intero e la scienza moderna può facilmente verificarlo. S’informi riguardo i cambiamenti delle tempeste solari (che sono tempeste magnetiche) e constaterà che gli scienziati hanno i dati aggiornati; oppure chieda dello spostamento dei poli magnetici durante quest’ultimo anno e degli aeroporti che hanno dovuto modificare le strumentazioni. Questo cambiamento del magnetismo si traduce o è percepito come un’aumento della luce, o un aumento della vibrazione sul pianeta. Affichè lei possa capire meglio, deve sapere che questa vibrazione è influenzata ed intensificata dalla coscienza/consapevolezza degli esseri umani. Ogni pensiero, ogni emozione, ogni nuovo risveglio dell’essere umano verso la Coscienza divina, eleva la vibrazione del pianeta. Può sembrare un paradosso, a causa del fatto che la maggioranza vede intorno a sé prevalentemente odio e sofferenza. Ma non è così. Sono in molti – anche se vorrei fossero di più – a cercare di uscire dall’oscurità per crescere e diventare dei migliori Figli di Dio. L’ho già detto nei messaggi precedenti: ognuno sceglie su cosa focalizzare la propria visione; di conseguenza, coloro che non vedono altro che tenebra, è perché sono focalizzati esclusivamente sulla tragedia, sul dolore e sull’ingiustizia. Se non ci accorgiamo dei progressi fatti dall’umanità, è perchè non siamo focalizzati su di essi. Ma se facciamo il lavoro giusto per liberare la nostra mente da tutto il negativo, apriremo uno spazio nel quale saremo in grado di manifestare l’essenza divina capace di accorgersi di ciò che attualmente sta realmente accadendo all’umanità e al pianeta.

D: “Ma…. in che modo! Non vede quanta oscurità?”

Baba: Si, lo vedo, ma non mi ci identifico, non ne ho paura… Come posso temere le tenebre quando vedo la luce chiaramente? Certamente comprendo coloro che hanno paura, poiché sono stato anch’io nello stato nel quale non si vede altro che il male. Ecco perchè adesso provo amore per tutto ciò. La tenebra non è una forza contraria alla luce, ma un’energia che si manifesta esclusivamente in assenza di luce. La tenebra è assenza di luce. Non potete, infatti, invadere la luce con le tenebre, perchè non è questo il modo in cui lavora il principio della luce. Paura, tragedia, ingiustizia, odio e tristezza esistono soltanto in uno stato di tenebra, nel quale non si riesce a vedere il contesto globale nel quale la vita si manifesta. Il solo modo per guardare le cose dal punto di vista della luce, è attraverso la fede. Una volta aumentata la vostra vibrazione e la vostra frequenza (stato di coscienza), sarete in grado di guardare verso l’oscurità e comprendere ciò che avete vissuto.

D: “Ma... come fa a parlare così quando nel mondo il male cresce ogni giorno di più?”

Baba: Non è il male che sta aumentando: sta aumentando la luce. E’ di questo che sto parlando in questo messaggio. Immagini di aver immagazzinato per anni i suoi oggetti in una stanza o un armadio illuminati da una lampadina di 40 watt. Cambi quella lampadina con una di 100 watt e vedrà cosa accade! Comincerà a vedere il disordine e la polvere che nemmeno credeva esistessero. Lo sporco sarà evidente. Ecco ciò che sta accadendo al pianeta. E questo processo planetario fa sì che molte persone leggano oggi questa intervista senza considerare folli queste parole, come avrebbero invece pensato anni fa. Ha notato come ai giorni nostri le menzogne e gli inganni vengano a galla più velocemente che in passato? Ebbene, anche l’accesso alla comprensione di Dio e alle leggi dell’esistenza è più veloce di prima. La nuova vibrazione planetaria crea maggior nervosismo, depressione e malattia poiché, per essere in grado di ricevere una luce maggiore ed elevarsi a quell’alto livello vibratorio, è necessario cambiare modo di pensare e di sentire e cancellare o sradicare dalle proprie vite quelle credenze e parametri che portano verso il lato negativo delle cose e che sono in netto contrasto con la realtà. Dovete mettere in ordine il vostro armadio, poichè nelle vostre coscienze state ricevendo sempre più luce, ogni giorno di più e, anche se vorreste evitarlo, dovete rimboccarvi le maniche ed iniziare a pulire, o altrimenti decidere di vivere nello sporco. Questo cambiamento crea per la maggior parte del tempo disagi fisici, dolori al corpo e alle ossa; i test medici non riescono a trovare le cause o le malattie che provocano tali disturbi e così, quasi ogni volta, imputano tutto questo allo stress o al sistema nervoso. Non c’è invece niente di più sbagliato, poiché tali disagi sorgono a causa delle emozioni negative accumulate nell’arco di vite, paure ed ansie che avete sempre trattenuto e che, adesso, avete l’opportunità di trascendere e trasmutare. Si tratta della sporcizia accumulata negli anni della quale improvvisamente vi rendete conto e che, di conseguenza, dovete ripulire. Ci saranno notti in cui vi sveglierete senza potervi più riaddormentare. Non arrabbiatevi, ma piuttosto leggete un libro, meditate.... Non lottate contro questo processo pensando che in voi ci sia qualcosa di sbagliato. Capita a causa delle nuove vibrazioni planetarie che state assimilando. Dopo diverse ore vi riaddormenterete senza però, il giorno dopo, sentire il bisogno di recuperare il sonno perso. Se non fluite in modo adeguato con questo processo, la sofferenza sarà ancora più intensa e vi verrà diagnosticata la fibromialgia, ossia il nome che in ambito medico viene dato a quei dolori che non hanno causa apparente e per i quali vengono fatti trattamenti che non ottengono risultati concreti. Vi verranno somministrati degli antidepressivi come via di fuga togliendovi, di conseguenza, l’opportunità di trasformare la vostra vita. Come ogni volta, anche stavolta avrete scelto quale realtà vivere, solo che stavolta la tragedia sarà più intensa e, d’altro canto, così sarà l’amore. Se la luce è aumentata, è aumentata anche la mancanza del bisogno di luce e questo spiega tutta la violenza irrazionale degli ultimi anni. Stiamo vivendo il momento migliore mai vissuto dall’umanità, come testimoni ed attori della più grande trasformazione di coscienza che abbiate mai immaginato. Informatevi, svegliate il vostro interesse per questi argomenti. Gli scienziati sanno che qualcosa sta per accadere; voi sapete che qualcosa sta per succedere; tutti noi sappiamo che stanno avvenendo tante trasformazioni su più livelli. Siate attori consapevoli di questi cambiamenti, senza lasciarvi cogliere da essi di sorpresa semplicemente perchè non ne siete informati.



Traduzione dall’inglese: Barbara Lucini

martedì 3 aprile 2012

La memoria dell’Acqua... partendo dall'I Ching, passando per Masaru Emoto.. fino alle ricerche scientifiche di Luc Montagnier

La memoria dell'acqua - Dipinto di Sofia Minkova
 
 
 
Nel Libro dei Mutamenti (I Ching) l'elemento  Acqua è indicato come il depositario della memoria, ovvero dell'informazione psico-fisiologica. E ciò ha una stretta  attinenza con la scienza e l'osservazione analogica.
 
Infatti l'acqua è legata al senso del gusto, alla bocca,  e di conseguenza alla parola ed alla trasmissione di conoscenze che attraverso di essa avviene. Inoltre è simboleggiata nel corpo dalla funzione renale ed i reni -si sa- sono l'organo che è in grado di "lavorare" l'elemento acqua inserendoci la memoria di tutto il percorso all'interno  dell'organismo. C'è anche una branca di medicina ayurvedica, Amaroli, in cui si raccomanda di bere l'urina per combattere diverse malattie e disfunzioni.
 
Anche nella tradizione popolare sentivo dire dai miei nonni e dai vecchi condadini che per curare i geloni o le malattie della pelle era sufficiente orinarci sopra. L'orina è inoltre il modo di lasciare una traccia della propria presenza, della propria consistenza e stato mentale. Infatti tutti gli animali indovinano, attraverso l'orina,  chi sono  e cosa pensano  i depositari del messaggio...
 
Ovvio che l'elemento Acqua, ancora tornando alla scienza cinese, sia rappresentativo della saggezza.. poichè l'acqua è in grado di  trasmettere i messaggi. Se passa in mezzo ai fiori profuma, è pura ed è fragrante,  al contrario se scende in una cloaca è putrida e puzza come gli elementi che vi si sciolgono. Insomma l'Acqua è messaggera per antonomasia... E non sarà un caso che proprio un uomo dell'estremo oriente, sicuramente imbevuto della cultura cinese, Masaru Emoto, abbia riscoperto (anche dal punto di vista scientifico) il valore ed il significato dell'elemento Acqua.  
 
In seguito agli studi di Masaru Emoto, come avvenne per le ricerche sull'origine del sistema nervoso delle piante fatto dall'indiano Jagadish Bose, altri scienziati occidentali hanno seguito le intuizioni relative ai flussi energetici naturali, alla vita onnipresente  a partire dai primi elementi vitali. Questo è il caso di Luc Montagnier. Egli oltre agli studi sul cancro e sulle cause della propagazione dell'AIDS  è  tornato recentemente  alla ribalta con il caso della “memoria dell’acqua” che fa traballare le leggi della scienza ufficiale.
 
Ecco uno stralcio dell'articolo di Filly Catapano, apparso su http://salute.bloglive.it/:  "Ebbene si, l’acqua sarebbe capace di ricreare qualsiasi molecola biologica sciolta al suo interno. Questa scoperta era già stata pubblicata sul Journal of Physics, grazie ad un’equipe di scienziati italo-francesi, che avevano dimostrato le potenzialità del liquido di emettere e trasmettere segnali elettromagnetici di bassa frequenza. Le fibre dell’acqua riescono a mantenere la memoria delle caratteristiche del Dna stesso.  Le malattie sono in grado di trasferire informazioni nell'acqua  grazie all’emissione di particolari segnali elettromagnetici che possono essere conosciuti e decifrati. Luc Montagnier ha spiegato come si può intervenire sulla memorizzazione dell’acqua, sfruttando le capacità delle onde elettromagnetiche. In questo modo potranno essere create nuove cure, diminuendo tossicità ed effetti collaterali..."
 
Ed un commento relativo alle ricerche di Luc Montagnier fatto da Giovanni Borsalino, medico chirurgo (da http://www.acquainformata.eu/): «Il riconoscimento conferito a Luc Montagnier è un’ulteriore conferma dell’alto profilo della carriera del Premio Nobel francese, che sta proseguendo in modo assai innovativo con le ricerche sul tema dei bassi dosaggi: la proprietà “informativa” dell’acqua biologica presente nel corpo umano potrà dare informazioni fondamentali in termini diagnostici su malattie croniche come Alzheimer, Parkinson, Sclerosi Multipla, Artrite Reumatoide, e le malattie virali, come HIV-AIDS, influenza A ed epatite C, e di ciò dovremo essere tutti grati a Montagnier, noi medici come anche i pazienti che si gioveranno di queste scoperte».
 
Paolo D'Arpini

lunedì 2 aprile 2012

Allarme bioregionale - A Campiglione di Fermo si vogliono realizzare due impianti puzzolenti ed inquinanti per produrre elettricità sporca!

Fumi  e diossine  a Campiglione di Fermo



Molti non conoscono la vicenda da vicino, per questo motivo è necessario dare qualche informazione per spiegare in maniera sintetica i motivi della contrarietà di diversi cittadini per il polo energetico che si vuole realizzare nell'ex Sadam a Campiglione di Fermo.

ENERGIAIl polo energetico sarà costituito principalmente da due centrali a biomasse:
- una a combustibile liquido (un grosso motore diesel alimentato ad olio vegetale) della potenza elettrica di 11,2 MegaWatt elettrici (24 MegaWat termici in ingresso)
- una a combustibile solido (una caldaia che brucia cippato di legna cioè spezzature di legna) 7,5 Megawatt elettrici (23 MegaWat termici in ingresso).
La produzione totale di energia elettrica sarà di 18,7 MegaWatt elettrici (47MegaWatt termici in ingresso).
Come si può intuire dalle cifre la differenza tra la potenza in ingresso e quella in uscita (cioè quella elettrica prodotta) è elevata e corrisponde ad un’energia che se non verrà riutilizzata, sarà dispersa nell’ambiente sottoforma di calore.
Allo stato attuale nel progetto è previsto solo il recupero dell’energia elettrica che viene sovvenzionata dai certificati verdi, per il resto e cioè il recupero della componente termica ci sono solo ipotesi aleatorie.
La Regione Marche (fonte
www.terna.it) consuma annualmente 7500 GWh elettrici e la centrale produrrà 140 GWh netti e cioè l’1,5%.

APPROVVIGIONAMENTOL’olio utilizzato per alimentare la centrale ed il cippato di legno, proverranno da almeno 20.000 ettari di terreno coltivati a girasoli e 1000 ettari di terreno coltivati a pioppi, oltre che dal governo dei boschi, non ci sono accordi con chi dovrà coltivare pioppi o pulire i boschi.
Si prevede comunque l’importazione del materiale da fuori Regione e dall’est-europeo.
I mezzi impiegati per il trasporto dei materiali in ingresso e delle ceneri in uscita dipendono da dove proverrà il materiale ma dalle stime fornite nel progetto si parla di almeno 2600 Camion della portata di 27 tonnellate all’anno.
La centrale lavorerà 8000 ore annue (11 mesi giorno e notte) per 15-20 anni, durata dei certificati verdi, ed impiegherà circa 30 addetti.

EMISSIONIOltre agli inquinanti immessi in atmosfera dichiarati dalla ditta, sono stati dichiarati altri possibili inquinanti che scaturiscono dai processi di combustione del legno e degli oli come:
Diossine e Idrocarburi Policiclici Aromatici I.P.A.Non è stata dichiarata la presenza di Acroleina sostanza derivante dalla combustione dell’olio, ne di Formaldeide.
Gli inquinanti dichiarati sono tutti pericolosi per la salute, mentre le diossine gli I.P.A. sono cancerogeni per l’uomo a piccolissime dosi.
Ad esempio 1 grammo di diossina è la dose annua di soglia per 4.500.000 (4,5 milioni) di persone.
Pertanto anche se emessi in piccole quantità la durata di esercizio di 8000 ore annue per 15-20 anni potrà creare un impatto cumulativo molto pericoloso per l’uomo.
Riguardo alle polveri sottili PM10 che vengono emesse per 21 tonnellate annue, bisogna considerare quanto dice l’ARPAM nelle sue valutazioni epidemiologiche annuali, fatte in diversi Comuni marchigiani dove si è stabilito il numero di decessi e di ricoveri per gli effetti a breve termine dovuti ad un incremento di soli 10ug/mc ( microgrammi al metrocubo) di polveri sottili.
Senza dimenticare l’aspetto legato al peggioramento della qualità abitativa ed al valore degli immobili.Dai dati regionali sull’inquinamento dell’aria nei vari macrosettori, risultano note le emissioni dell’inceneritore di Tolentino. Questa centrale immetterà in aria l’equivalente delle polveri emesse da 23 inceneritori come quello del COSMARI.

Per farsi un’idea dell’impatto sull’ambiente in maniera del tutto orientativa si possono prendere i valori delle polveri immesse in aria dalle autovetture secondo lo standard Euro3 (0,05g/km) e confrontando questo valore con le 21 tonnellate annue si ha che il polo energetico immetterà in aria il corrispondente quantitativo di polveri di 77.000 autovetture diesel euro3 che percorrono 15km al giorno per un anno intero.

Ovviamente le autovetture disperderanno gli inquinanti a livello del suolo mentre invece la centrale li disperderà sopra ai suoi due camini alti 50 metri, ottenendo così una dispersione che non interesserà solamente Campiglione
Le osservazioni presentate sono molte di più ed interessano molti altri aspetti, come il dissesto idrogeologico causato da una monocoltura di tipo intensivo, l’impatto sull’agricoltura di qualità, la mancanza di tutti i terreni necessari e la possibilità che per motivi economici l’approvvigionamento sarà effettuato in gran parte dall’estero.
Riteniamo comunque assurdo impegnare migliaia di ettari di terreno per produrre colture destinate alla combustione, che produrrà un’energia elettrica sovvenzionata ed una termica sprecata.

Allo stato attuale il progetto sta percorrendo le tappe finali della Valutazione di Impatto Ambientale, e se l’esito sarà positivo, si aprirà una voragine a tutti quelli che vorranno avviare simili attività.

(Le notizie tecniche sono state rilevate dal sito della Provincia).

Se vogliamo tentare di difendere il territorio e l’ambiente che lasceremo in eredità ai nostri figli, cerchiamo di partecipare all’incontro, perché è l’unica speranza per veder prevalere il buon senso.

Appuntamento:
Martedì 3 aprile 2012 alle 17,00 presso il cinema super8 di Campiglione di Fermo, si terrà l’inchiesta pubblica per la realizzazione del polo energetico presso il sito della ex-sadam.

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Commento ricevuto:


Le Marche sono oramai alla mercè del business che gira attorno all’energia. La nostra giunta regionale ha fatto carta straccia del Piano Energetico Ambientale Regionale, che invece era alla base del tema ambiente nell’ormai inutile programma elettorale, e si è resa disponibile ad avallare qualsiasi richiesta in questo settore senza tenere in conto le reali esigenze regionali.

Tutte le province sono dunque interessate dai progetti più inquinanti ed inutili, come appunto indicato dal P.E.A.R..


Italo Campagnoli - Liste Civiche Marche




Senza lotta non c'è vittoria!

domenica 1 aprile 2012

La Venere di Savignano, quattro donne a teatro ed ascesa e caduta di Miaogonny, città ideale....

Venere con puttini
 
 
Caro Paolo, vorrei raccontarti  qualcosa sulla serata di  Sabato 31 marzo.   Io, assieme a Margherita, Marisa e Rina siamo andate a vedere uno spettacolo teatrale al Teatro la Venere di Savignano, organizzato dal Coordinamento delle liste di cittadini Modena-Bologna. 
 
Di questo coordinamento fanno parte gruppi locali nati per contrastare ad esempio l'espansione delle cave - No cave di Savignano sul Panaro e di Piumazzo - e gruppi che più genericamente  trattano temi ecologisti come l'acqua pubblica e/o il consumo di territorio come il Comitato Bazzanese Ambiente e Salute.
 
Questi comitati spesso organizzano spettacoli ed altre manifestazioni per sensibilizzare tutti i cittadini e raccogliere fondi per le attività (l'ingresso era ad offerta libera).
 
Lo spettacolo, alquanto in sintonia con le finalità dei gruppi, si intitolava "Ascesa e caduta di Miaogonny" ed era messo in scena dal Teatro delle Ariette, un gruppo teatrale della provincia di Bologna, non professionale, che é intervenuto a titolo gratuito e che avevo già sentito nominare, non ricordo più da chi. Ho curiosato un po' sul loro sito e mi ha colpito questa "dichiarazione d'intenti" di Stefano Pasquini, direttore della compagnia: “Siamo autori, costruttori e produttori del nostro teatro, in tutti i sensi - raccontano - Il Teatro delle Ariette non è soltanto una compagnia teatrale, forse è anche qualcosa d’altro: un’esperienza, una pratica quotidiana alla ricerca del “luogo” dove arte, vita e lavoro convivono e coincidono.
Il nostro è un teatro di terra, fatto con le mani e vissuto nel corpo. La nostra ricerca teatrale è un cammino attraverso l’umano, un lavoro continuo e paziente per forzare e aprire quella porta che conduce dentro: nel teatro invisibile del cuore. Lì sta il nostro teatro”.
 
Libera interpretazione da “Ascesa e rovina della città di Mahagonny”, un'opera politico satirica di Kurt Weil su libretto di B. Brecht. Interpretazione molto libera  .. infatti, mentre nell'opera di Brecht si descrive una città tutto tranne che "ideale", basata solo sul denaro,  così Stefano ci ha presentato la loro Miaogonny - città ideale: "Siamo partiti confrontandoci con il testo di Brecht e siamo precipitati nell’attualità di questo difficile e incerto momento storico, fatto di crisi, dubbi e incertezze collettive e individuali. Ci siamo messi in gioco autobiograficamente e abbiamo immaginato una città ideale, la nostra, quella che ognuno di noi sogna, diversa da quella degli altri eppure uguale, dove ognuno si può realizzare secondo i propri desideri e non secondo l’obbligo sociale".
 
E così, inizia lo spettacolo con un'apertura musicale: una base su cui tutti gli attori cantano a squarciagola e mimano un pezzo conosciuto, ma che mi ha fatto scervellare per tutto lo spettacolo ed anche dopo, finché non l'ho trovato su youtube, un pezzo dei Doors, Alabama Song
che ho così scoperto essere una libera interpretazione di un brano dell'opera:
poi, come accennato nella presentazione, gli attori si alternano sul palco interpretando tanti personaggi in maniera iperrealistica: il prete, la prostituta, l'insegnante, la madre schizzata, la ragazza un po' alternativa, l'operaio, la cuoca, la barista, la sciantosa e tutti descrivono questa città in cui vivono, la città ideale, dove tutti sono felici, dove c'é amore, amicizia, solidarietà, dove non servono le banche e i tribunali, perché tutti hanno il necessario e nessuno ha bisogno di rubare, perché se qualcuno ha bisogno tutti gli altri sono pronti ad aiutarlo, dove tutti sono rispettosi, educati e "non sporcano in giro" (ognuno poi vede le cose a modo suo e c'é chi sottolinea l'assenza di sporcizia, chi la presenza di "rumore solo per il divertimento", chi la possibilità di farsi le canne senza problemi e chi di amare chi vuole senza preclusioni....).
 
Un posto importante ce l'hanno anche gli animali: per molti di loro hanno gli stessi diritti degli esseri umani .........finché un bel giorno arriva una crisi, e così viene ad essere stravolto questo equilibrio, c'é allora da fondare un'altra città ideale.
 
Questa storia mi ha ricordato molto la tua storia e la storia di Calcata di cui ho appena riletto il tuo racconto (http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2012/03/dal-treja-treia-e-mo-che-paolo-non-sta.html).
 
Da quel che mi hai raccontato tu, Calcata poteva essere una città ideale ma la naturalezza della struttura e organizzazione (o disorganizzazione) e la spontaneità che si respiravano un tempo e che io purtroppo non ho mai vissuto, poco alla volta sono state stravolte, e Calcata é diventata una città dai mille specchietti per le allodole, dove l'interesse personale, il consumismo e la falsità hanno preso piede.
 
Tu te ne sei andato per fortuna senza alcuna intenzione di rifondare città ideali altrove (e nemmeno a Treia, vero?).
 
La città ideale forse non esiste, o forse si, chissà dove. Ma se ognuno di noi fa la sua piccola, piccolissima parte, per quel che é possibile, partendo da se stesso, rispettando e aiutando gli altri per quel che é possibile, facendo attenzione alle conseguenze delle nostre proprie azioni possiamo ritrovare quell'equilibrio tra la nostra specie, quella umana e la natura. Questa io la chiamerei "Città ideale".
 
 Caterina Regazzi


Caterina con pigna